Svolta nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo del 16 ottobre 2025: quattro arresti, ma resta il mistero sui mandanti.
Napoli, 30 Giugno – Una svolta importante nelle indagini sull’attentato dinamitardo contro il giornalista e conduttore di Report, Sigfrido Ranucci. I carabinieri hanno eseguito quattro misure cautelari nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili dell’attacco avvenuto il 16 ottobre 2025 a Pomezia, alle porte di Roma. L’accusa, contestata a vario titolo, è di detenzione di esplosivi e danneggiamento aggravato dal metodo mafioso. Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe agito su incarico di soggetti ancora da identificare, ricevendo in cambio alcune migliaia di euro. Gli arrestati sono quattro, tutti campani: uno della provincia di Napoli e gli altri tre residenti nell’Avellinese.
L’attentato risale alla sera del 16 ottobre 2025, quando un ordigno venne fatto esplodere davanti al cancello dell’abitazione di Ranucci, a Pomezia. La deflagrazione distrusse le due automobili del giornalista, parcheggiate in strada, e provocò danni anche al muro di cinta della proprietà.
Gli accertamenti tecnici effettuati dalla Sezione Rilievi, dagli artificieri del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Roma e dal RIS hanno permesso di stabilire che l’ordigno era composto da gelatina da cava, un esplosivo ormai poco utilizzato ma caratterizzato da un’elevata capacità distruttiva. Per gli investigatori, l’impiego di questo materiale rappresenta un elemento significativo, perché lascerebbe ipotizzare l’esistenza di una rete illecita di approvvigionamento di esplosivi.
Determinante per l’inchiesta è stato il lavoro di ricostruzione degli spostamenti del commando. Una telecamera installata lungo la strada statale 148 Pontina ha ripreso una Fiat 500X, noleggiata in Campania, che avrebbe raggiunto Roma nelle ore precedenti all’attentato per poi fare rapidamente ritorno dopo l’esplosione.
A rafforzare il quadro investigativo è stata l’analisi dei tabulati telefonici e telematici. I dati raccolti dai ripetitori avrebbero evidenziato come i telefoni in uso ai presunti esecutori abbiano seguito un percorso coincidente con quello dell’autovettura sia il giorno dell’attentato sia durante un precedente sopralluogo nella zona dell’abitazione del giornalista.
Per gli inquirenti, l’attentato sarebbe stato organizzato da un gruppo incaricato da mandanti ancora ignoti. L’ipotesi investigativa è che gli esecutori abbiano ricevuto un compenso economico e abbiano potuto contare su un articolato sistema di supporto.
Tra gli elementi emersi figurano la disponibilità di fondi, schede telefoniche dedicate, assistenza legale e persino la pianificazione di un’eventuale fuga all’estero qualora le indagini avessero portato rapidamente alla loro identificazione.
L’inchiesta avrebbe inoltre documentato diversi tentativi di inquinamento probatorio. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero cercato di individuare eventuali dispositivi di intercettazione, distrutto schede SIM e concordato versioni comuni dei fatti per ostacolare il lavoro degli investigatori e proteggere chi avrebbe commissionato l’attentato.
Parallelamente agli arresti, sono ancora in corso numerose perquisizioni nei confronti di altri soggetti ritenuti coinvolti, che avrebbero fornito l’esplosivo o garantito il supporto logistico necessario all’organizzazione dell’azione.
Intervenuto telefonicamente durante la trasmissione Agorà Estate su Rai 3, Sigfrido Ranucci ha accolto con favore gli sviluppi dell’inchiesta, sottolineando di aver sempre confidato nel lavoro degli investigatori. «Sapevo che sarebbe avvenuto qualcosa, ma dalle indagini non era trapelato nulla. Ora aspettiamo gli sviluppi», ha dichiarato il giornalista, ringraziando il Nucleo Investigativo dei Carabinieri e il magistrato Carlo Villani per il lavoro svolto.
Ranucci ha inoltre evidenziato come il quadro emerso delinei un’organizzazione articolata: «Da quello che ho capito c’è chi ha organizzato, chi è stato complice, chi ha fornito assistenza legale e chi ha cercato di distruggere le SIM. Adesso bisognerà capire se esistono altri livelli di responsabilità». L’inchiesta, infatti, non si considera conclusa. L’obiettivo degli investigatori resta quello di individuare i mandanti dell’attentato e ricostruire l’intera rete di persone che avrebbe contribuito all’organizzazione dell’azione intimidatoria contro il giornalista.
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