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Assegnazione a proprio reparto per beneficiari leggi 267 e 104, Itamil Esercito tuona: ” Fratelli d’Italia riveda emendamento”

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Roma, 10 Dicembre –  Dalla parte dei Militari. In questi giorni, sta circolando in rete una proposta presentata da alcuni deputati di Fratelli d’Italia che ha causato le reazioni immediate del personale in divisa.

“Gli appartenenti alle Forze Armate ammessi ai benefici di cui alla legge n. 104 del 1992 e legge n. 267 del 2000, decorsi quindici anni nel reparto di provvisoria assegnazione, in applicazione dei medesimi benefici, potranno essere definitivamente assegnati al predetto reparto provvisorio con il mero assenso del proprio comandante di reparto, ovvero con provvedimento espresso dallo Stato Maggiore, reso con espresso riferimento al comportamento dell’interessato negli anni di permanenza nel citato reparto di provvisoria assegnazione. 2790-bis/IV/177.5. Deidda, Ferro, Galantino”, si legge nell’emendamento.

“Riteniamo che la proposta sia interessante – fa sapere il sindacato Itamil Esercito tramite il segretario generale, Girolamo Foti -. Tuttavia, invitiamo i firmatari ad accogliere la nostra proposta per ridurre il periodo da quindici anni a sette anni al fine di evitare che i beneficiari delle leggi 104 e 267 si ritrovino a vivere una tragedia”.

 Pronta la risposta dell’onorevole Salvatore Deidda, tra i firmatari dell’emendamento: “Volevo sottolineare che la proposta dei 15 anni era solo una prima bozza, poi modificata dai 5 ai 10 anni, prendendo proprio spunto dalle segnalazioni arrivate dal mondo militare. Abbiamo, infatti, prontamente modificato il testo in sede di discussione, garantendo tale assegnazione a partire dal quinto anno di servizio .Purtroppo il Governo, in sede di bilancio, non ha ammesso la nostra proposta e, in risposta ad una nostra interrogazione, ha formalmente ribattuto affermando che rivedere la normativa in tal senso, sarebbe discriminatorio verso gli altri militari che aspirano ad un trasferimento. Non è stato compreso che nessuno chiede un trasferimento d’ufficio ed automatico. Non è possibile lasciare nell’indefinito uomini e donne che hanno diritto a organizzarsi la propria vita”.

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