Napoli, 11 Marzo – A oltre quattro anni dalla morte di Diego Armando Maradona, si apre oggi a San Isidro, Buenos Aires, il processo penale contro l’équipe medica che lo aveva in cura nei suoi ultimi giorni. Sono sette gli imputati accusati di omicidio con dolo eventuale, poiché ritenuti responsabili di negligenze nelle cure prestate al campione argentino, morto il 25 novembre 2020 per una crisi cardio-respiratoria.

Le accuse e gli imputati – Maradona, leggenda del calcio mondiale, era in convalescenza in una residenza a Tigre dopo un intervento neurochirurgico per un ematoma alla testa. Secondo l’accusa, i medici e paramedici incaricati della sua assistenza non avrebbero garantito cure adeguate a un paziente fragile, con una lunga storia di problemi cardiaci, abuso di droghe e alcol.

Sul banco degli imputati ci sono il neurochirurgo Leopoldo Luque, medico personale di Maradona all’epoca dei fatti, la psichiatra Agustina Cosachov, lo psicologo Carlos Diaz, la coordinatrice sanitaria Nancy Edith Forlini, il coordinatore degli infermieri Mariano Ariel Perroni, il medico Pedro Pablo Di Spagna e l’infermiere Ricardo Almiron. Un’ottava imputata, l’infermiera Gisela Dahiana Madrid, sarà giudicata separatamente con giuria, come richiesto dalla sua difesa e autorizzato dal tribunale.

L’iter giudiziario ha avuto inizio nel 2022, con la conferma dell’avvio del processo in appello nel marzo 2023. Il tribunale di San Isidro prevede di ascoltare circa 120 testimoni in un procedimento che potrebbe durare mesi. L’accusa sostiene che il team medico avrebbe agito con negligenza e imperizia, aggravando le condizioni di Maradona fino al tragico epilogo. La difesa, invece, nega le responsabilità dirette dei sanitari nella morte del campione.

Il processo è seguito con grande attenzione in Argentina e nel mondo intero, dato il profondo legame tra Maradona e milioni di tifosi. L’esito del dibattimento potrebbe scrivere una pagina importante non solo per la giustizia argentina, ma anche per la tutela dei pazienti in situazioni di estrema vulnerabilità.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.