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“Alla mia bambina…”: lettera di una madre alla propria figlia

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23 luglio 1993

Alla mia bambina

Tua mamma Lella    grazie     mamma

 

 

 

 

Brescia, 17 Maggio – Ho voluto iniziare da questa data, da questa imperfezione. La mia bimba aveva appena imparato ad usare il computer, e mi aveva lasciato questo ricordo. Non potevo sceglierne un altro per farle gli auguri per il suo compleanno, per la sua nuova vita.

 Ilaria aveva due anni, quando in un caldo pomeriggio di luglio, nella casa delle vacanze che affittavamo da anni, in una terra calabra da noi molto amata, Praia a Mare, mi fece una domanda. “Mamma, ma noi quando moriamo, dove andiamo?”. Rimasi scioccata, e anche impaurita.

Aveva due anni, come mai si poneva già questo quesito? Fortuna che le palpebre socchiuse oscuravano l’apprensione sul mio viso. Ilaria era molto sveglia, e di sott’occhio mi osservava.

Non ebbi tanto tempo per riflettere, attendeva una risposta e la voleva velocemente. Mi voltai verso di lei, era bellissima la mia bambina, era viva, di una vitalità fuori dal comune.  Nonostante la carnagione chiara e la crema ad alta protezione, aveva preso un colorito color caramello che metteva ancora più in risalto i suoi occhioni azzurri. I corti capelli erano diventati dorati, e devo dire che in quel momento stavo impazzendo di gioia.

“Allora mamma?”. La fantasia venne in mio soccorso, la strinsi forte a me e iniziai.

C’era una volta… Stellina Ilaria

 C’era una volta, tanti milioni di anni fa, un pianeta lontanissimo nel cui cielo dimoravano migliaia di stelle. Ve n’erano di tutti i tipi: piccole, grosse, magre e paffute, giovani e anziane. E poi c’era lei: Stellina Ilaria, che non solo era bella, luminosa e con una voglia di vivere fuori dal comune, ma anche molto birichina.

I suoi genitori l’adoravano, erano una famiglia affiatata e felice. La sera, amavano conversare con le stelle vicine. Stellina Ilaria, però, non riusciva a stare ferma un attimo, andava su e giù per il firmamento per poi sparire all’improvviso nel nulla.

Il suo divertimento principale era far ruzzolare le nonne stelle. “Prima o poi ti taglieremo tutte le punte!”, gridavano le poverette simulando una rabbia inesistente.

 Lei scappava divertita, consapevole del fatto che tutti l’adoravano e che non le avrebbero mai fatto del male. Essendo la più giovane stella del firmamento, era un po’ la mascotte di tutti. “Stellina Ilaria, comportati bene”, intimava severo Babbo Stella.

“Perdonami babbo, non l’ho fatto apposta”, si discolpava la birbante con occhi furbetti, scappando di nuovo come se nulla fosse accaduto.

Babbo e Mamma Stella scuotevano la testa. Non sapevano più cosa fare per rendere la loro figliola meno esuberante.  “Chissà se riusciremo nel nostro intento?” – mamma Stella, preoccupata, chiese a suo marito.

“Non saprei proprio, cara, è già così difficile tenerla a bada adesso, figuriamoci col passare degli anni”. “Un millennio non è roba da poco” – aggiunse la poveretta.

Dovete sapere che nella famiglia di Stellina Ilaria, c’era un segreto che si tramandavano da ge­nerazioni. Per il bene del firmamento nessuna stella ne doveva venire a conoscenza, prima di aver compiuto un millennio. Il segreto aveva a che fare con l’oltreconfine.

“Lo so, ma noi dobbiamo fare il possibile affinché non varchi il confine, morirei di dolore senza di lei”. Babbo Stella asseriva addolorato. “Non dirlo a me, che vivo solo per lei!” – aggiunse la consorte. Come solo per lei? E io, non conto nulla per te?”.

“Parli tu, che hai detto che saresti morto di dolore, lasciandomi in questo universo sconfinato da sola” – la moglie rispose prontamente. Scoppiarono a ridere entrambi. All’improvviso si sentì un trambusto in lontananza. Corsero subito a vedere cosa stesse accadendo, temevano che ancora una volta in tutto questo baccano c’entrasse la loro figliola, e non si sbagliavano. Stellina Ilaria stava pizzicando le punte delle nonne stelle mezze appisolate, facendole sobbalzare.

“Ilaria adesso basta, chiedi subito scusa!” – le ordinò suo padre. “Scusate nonne stelle, non volevo spaventarvi”. Esasperati, la presero per una punta e scusandosi a loro volta la trascinarono via. Il tempo passava, Stellina Ilaria crescendo esplodeva in bellezza, vivacità e curiosità, così come l’ansia dei suoi genitori.

“Chissà cosa ci sarà oltre il confine? Chissà perché Mamma e Babbo Stella mi hanno ordinato di non andarci”, si chiedeva costantemente. La noia la incalzava, crescendo non si divertiva più a fare scherzi alle nonne stelle e così, presa dall’impeto, un bel giorno decise di varcare quella soglia.

Sapeva che avrebbe dato un grande dolore ai suoi amati genitori, ma, nonostante ciò, decise che era giunta l’ora di iniziare l’avventura. Col cuore in gola, prese un pezzetto di cielo e con la luce che emanavano le sue mani scrisse:

“Cara mamma, caro babbo, perdonatemi, ma voglio scoprire cosa c’è oltre il confine. Con immenso amore, vostra Stellina Ilaria”.  Felice guizzò nel firmamento e pian pianino si avvicinò al confine. “Che strani suoni” – non li aveva mai sentiti prima. “Che luce forte e accecante!”.

Un po’ alla volta, quasi senza accorgersene, si trovò avvolta in quella strana luce. Stellina Ilaria era confusa, i suoni diventavano sempre più forti, la luce più accecante. “Che spavento”, pensò. Cosa mi sta accadendo?”. All’im­provviso si vide in una bella stanza, le sue punte cambiavano forma: si allungavano, si ac­corciavano, si allargavano, si restringevano.

“Oh” – esclamò. “Come sono strana”. Un fluido diede vita al nuovo corpicino, ma l’energia vitale della stellina si ubicò nel viso e creò due enormi e bellissimi occhi.

Ilaria, sempre più impaurita, scoppiò in un pianto inarrestabile, mentre una voce calda, dolce, come quella della sua mamma che si trovava nel firmamento, le disse: “Benvenuta amore, ti stavamo aspettando”. Stellina Ilaria iniziò a rilassarsi. “Che bel suono”. “Che dolci parole“. Poi il silenzio si impadronì del tempo, finché la voce dolce riprese: “Ti chiameremo Ilaria”.

“Ilaria?”. La stellina corrucciò la fronte. “Ma, ma io sono già Stellina Ilaria”. “Allora mi conoscono, allora sono la mia mamma e il mio papà!”. Iniziò così pian pianino a tranquillizzarsi. Ilaria fu posta accanto alla sua mamma. Era estate e la finestra era socchiusa, stava calando la notte. Stellina guardò fuori e vide due punti luminosissimi, riconobbe in loro Mamma e Babbo Stella. Appresa la notizia, gli addolorati genitori, servendosi di una nuvoletta che per caso passava di lì, avevano varcato anch’essi l’oltreconfine. Avvicinatisi al luogo dove era giunta la loro Stella, finalmente la videro e nel vederla piansero disperati. Le lacrime divennero pioggia e bagnarono tutta la Terra, non erano riusciti a fermarla!

Restarono in quella postazione a lungo, osservando le braccia che stringevano il frutto del loro amore, il suo sguardo, il suo sorriso.

Quella donna amava la loro creatura…

 23 luglio 1993

 

Lella Di Marino

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