Riflessioni in pillole Rubriche

Adozione, una parola che profuma d’amore!

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Napoli, 12 Aprile – Adottare non è da tutti, non è per tutti, decidere di amare, di dedicare la propria vita, il proprio tempo, energie ad un bambino non generato da te, che il più delle volte non ti assomiglia, nel quale non ti identifichi e che nella stragrande maggioranza delle volte, ti darà notevoli problemi per il suo vissuto traumatico, è da eroi e di eroi per fortuna ce ne sono tanti. Gli adottanti, sono persone straordinarie, ed è di una coppia straordinaria e di una bimba che per motivi a lei ignoti, anche se deducibili, fu lasciata in un orfanotrofio, che vi voglio narrare.

Iliana: Una bellissima storia d’amore

La vita si sa, è un intreccio di strade, talune difficili, tormentate, che riescono però a intersecarsi con altre che seppure in un sentiero tortuoso, sbucano come fiori forando l’asfalto e regalando bellezza.

Tutto iniziò nel periodo più bello dell’anno, dicembre, il mese della nascita di un bambino che tanto fortunato neanche fu. Era il 1992, in tv impazzava la cronaca sulla tragedia della popolazione jugoslava, una terra martoriata dalla guerra che lottava per la libertà, l’indipendenza. Non furono poche le vittime, tantomeno il dolore che arrecò.

Una coppia di sposi dall’Italia, seguiva le vicissitudini di quella nazione non così lontana, in cui tanti bambini erano ormai orfani. Sapendo che non avrebbero mai avuto la gioia di diventare genitori, pensarono che sarebbe stato bellissimo donare ad uno di loro, una vita migliore.

Fecero così richiesta di adozione tramite il giudice del tribunale dei minori, il quale pur essendo molto disponibile, non diede loro buone notizie. L’eventuale bambino sarebbe stato dato loro in affido e a guerra finita doveva ritornare in patria. I poverini rifiutarono, non avrebbero tollerato di vedersi togliere dalle loro braccia colui che gli era stato affidato e che seppur per breve tempo, avrebbero amato.

Erano decisi però a non arrendersi, sicuri del fatto che gli angeli del cielo avessero già stabilito chi avrebbe lasciato quel luogo così triste trovando rifugio nelle loro braccia amorevoli. E così come per tutti coloro che hanno fede in sé, il miracolo avvenne.

Una sera mentre erano a cena con degli amici e mangiavano in allegria, confidarono loro di voler adottare un bambino. Si vede che i tempi erano maturi poiché il caso volle che questi amici conoscessero un avvocato bulgaro che poteva aiutarli, felicissimi, l’indomani lo contattarono. Era il mese delle rose, il mese della Madonna ovvero maggio del 1994, quando i due genitori si trovarono faccia a faccia con lui.

“Gentili signori, voglio farvi subito una premessa, non siete qui per scegliere un abito per indossarlo e poi metterlo da parte, adottare un bambino è una cosa molto seria e richiede una grande responsabilità ancora più di metterne al mondo uno”, disse calmo l’avvocato.

I poveretti si guardarono dispiaciuti, prima di arrivare a quella decisione ci avevano pensato a lungo e con molta serietà e sentirsi parlare così, li aveva sconvolti.

“Avvocato, non siamo degli sprovveduti o dei ragazzini senza sale in zucca, siamo consapevoli di cosa ci aspetta, delle numerose difficoltà, e siamo pronti ad affrontare qualsiasi evenienza”, disse il futuro papà mentre stringeva forte la mano della sua amata consorte.

La moglie annuì, era troppo agitata per far uscire anche una sola parola dalla sua bocca.

“Bene, allora procediamo”, l’avvocato aprì una cartelletta e tirò fuori dei documenti. “In orfanotrofio ci sono 110 bambini, tra questi c’è una bimba pronta per l’adozione, se siete propensi vi accompagno per farvela conoscere”.

“Ne saremo felici”, risposero emozionati. La visita fu indimenticabile e straziante. In ogni culletta c’erano dai due ai quattro bambini e una sola tettarella di latte, che veniva divisa tra loro.

Vi erano molti neonati, alcuni dormivano, altri piangevano e il loro vagito echeggiava nell’ampio e freddo salone. Erano smunti e malnutriti, pallidi e sofferenti.

Con gli occhi umidi, la coppia continuava la traversata dell’orfanotrofio. Semmai avessero avuto il benché minimo dubbio, in quel momento sarebbe stato spazzato via.

Si avvicinarono ad una culletta, era occupata da due bambine e una tettarella semivuota. Due occhi nerissimi e spalancati, in un viso troppo scarnito per contenerli, guardavano con attenzione i nuovi arrivati.

La donna, sperò con tutto il cuore che fosse lei la bambina in adozione, quegli occhi l’avevano già fatta innamorare. “Ecco, lei è la bimba in questione”, indicò l’avvocato nella sua direzione.

Il volto della donna, fu travolto da un fiume di lacrime, non avrebbe mai pensato di provare una simile emozione e una tale felicità. Iniziarono la trafila burocratica, non fu delle più semplici ma con l’aiuto dell’avvocato, riuscirono a consegnare velocemente tutta la documentazione.

Nell’agosto del 1994, si recarono in orfanotrofio, carichi di cibo e vestiti da lasciare a quei poveri infelici, e consapevoli che almeno ad una di loro, avrebbero regalato una vita migliore, fatta di cure, di amore.

Tornarono emozionati a Palma Campania, in provincia di Napoli, la città dove vivevano. I parenti e gli amici accolsero la piccola Iliana, quello era il suo nome, con una grande festa e la riempirono di amore.

La piccola nutrita a sufficienza, cresceva in salute e in bellezza. Un giorno, non molto tempo dopo il suo arrivo, avvenne un miracolo, la sua mamma era incinta.

I due genitori erano sorpresi e felici, erano stati premiati per il grande gesto d’amore che avevano compiuto. Il papà era talmente innamorato di Iliana, che sperava nascesse una femmina a tal punto che quando il ginecologo annunciò l’arrivo di un maschio, ci rimase male.

“Ma come, tutti i papà desiderano un maschio, lei è l’unico a non esserne felice”, disse sbalordito il medico. “È una grande gioia per me, ma deve sapere dottore che noi abbiamo adottato una bambina e mi sarebbe piaciuto darle una sorella che le fosse vicina per tutta la vita”.

Il ginecologo rimase così colpito che volle fare un regalo a quella coppia, dimezzò così la sua parcella. Iliana cresceva serena nella sua nuova e unica famiglia, inconsapevole di essere stata adottata.

All’età di sei anni, prima che iniziasse il suo percorso scolastico, i suoi genitori, decisero di dirle la verità, non avrebbero mai voluto che ne venisse a conoscenza da altre fonti. “Ily, dobbiamo parlarti”.

La bambina li guardava con i suoi occhioni profondi, capiva che la cosa era seria ma, mai avrebbe pensato che le avrebbero dato quella notizia.

Con parole molto semplici e piene d’amore le raccontarono la sua storia. Seppure molto piccola, Iliana aveva registrato nella sua mente tanti momenti della vita in orfanotrofio che riaffiorarono. Ricordò la sua culla condivisa, la fame, il freddo, la tettarella che divideva e iniziò a piangere, corse verso i suoi amati genitori e li abbracciò forte.

“Grazie per avermi portata via da lì”.

In quell’abbraccio si consolidò ancora di più il loro amore, un amore non di sangue ma per scelta, la forma più sublime di genitorialità.

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