Attualita'

VERSO QUALE META?

“Il tempo scorre velocissimo e ce ne accorgiamo soprattutto quando guardiamo indietro”

 

Napoli, 27 Aprile – Con questa frase il filosofo Lucio Anneo Seneca, nel rivolgersi a Lucilio, poneva in evidenza l’inesorabile trascorrere del tempo; stamani, pochi istanti dopo essermi ridestato, queste parole sono riaffiorate nella mia mente, inducendomi a ricordare le gioie, i dolori, le soddisfazioni e le delusioni cui sono andato incontro negli anni addietro: se mi chiedessero di descriverli sulle pagine di un quotidiano, sarei costretto – non senza rammarico – a declinare l’invito, dal momento che occorrerebbe, a tal uopo, redigere un volumone destinato a soggiornare su uno scaffale, favorendo l’accumulo di polvere. Pertanto, nella prima parte di questo articolo, mi limiterò a condividere il ricordo del mio soggiorno Triestino, che ebbe inizio esattamente quattro anni or sono.

Ma perché mai scelsi di visitare proprio il capoluogo Friulano? Va detto, anzitutto, che mi son recato là con il proposito di far visita ad un caro amico – che colgo l’occasione per salutare e, al contempo, ringraziare per avermi fatto da cicerone durante la mia permanenza -, all’epoca immatricolato presso la locale scuola d’interpretariato e traduzione (istituzione accademica notevolmente prestigiosa); inoltre, era maturato in me il desiderio di passar qualche giorno nella città in cui alcune menti eccelse, attive nella prima metà del secolo scorso – come James Joyce, Italo Svevo ed Umberto Saba -, avevano vissuto e lavorato per diversi anni. Non da ultimo, va evidenziato che, nel corso degli anni, Trieste è stata oggetto di asperrime contese tra l’Italia e le più grandi potenze del Vecchio Continente, tra cui l’Austria degli Asburgo, la Francia guidata da Napoleone e la Jugoslavia di Tito.

Insomma…..la città è stata, per diversi secoli, la meta cui ciascuno ambiva.

Oltre che per le sue attrazioni, Trieste è nota anche per un evento sportivo a cadenza annuale: mi riferisco alla Maratona (altrimenti denominata “Bavisela“, termine dialettale che significa “vento leggero”), della quale il capoluogo del Friuli costituisce il punto d’arrivo (quindi….anche gli atleti la considerano una meta).

Quest’anno, però, gli organizzatori della manifestazione hanno avuto la brillante idea di precluderne la partecipazione a tutti i corridori non Europei, in particolare ai nativi dell’Africa, adducendo il pretesto di “evitare lo sfruttamento” di questi ultimi; tuttavia, dietro questa scusa si cela, in realtà, un ritorno a quei tempi bui nel corso dei quali i “diversi” andavano posti ai margini della società.

Cari Lettori, come sottolineato nelle mie precedenti pubblicazioni, lo sport dovrebbe fungere da canale d’unione tra gli esseri umani; ma, purtroppo, l’idiozia di taluni ha finito col prevalere, sbarrando ancora una volta la strada a quelle prospettive di concordia la cui attuazione si auspica da tempo.

Tanto premesso, rivolgo alle autorità Triestine l’invito ad esprimersi in tempi brevi riguardo a questo spiacevole episodio (se del caso optando per l’annullamento della manifestazione), non dimenticando quanto patito dai “diversi” durante il periodo di vigenza delle leggi razziali.

 

Adriano Spagnuolo Vigorita

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