Napoli, 19 Agosto – Il summit tenutosi ieri negli Stati Uniti, con la presenza di Volodymyr Zelensky, dei leader europei e del presidente americano, ha segnato un momento di rilievo nella ricerca di una via d’uscita alla guerra in Ucraina. Nonostante il clima di attesa e i toni ottimistici di parte ucraina, le posizioni emerse mostrano quanto sia ancora complesso il percorso verso un cessate il fuoco e un accordo politico duraturo.
Il ritorno sulla scena internazionale di Donald Trump ha attirato gran parte dell’attenzione. Intervistato da Fox News, l’ex presidente ha sottolineato che il conflitto non può essere risolto senza un incontro diretto tra Vladimir Putin e Zelensky: «Lasciamo che siano loro a decidere». Parole che sembrano al tempo stesso un invito al dialogo e un messaggio critico verso la gestione dell’amministrazione Biden, accusata implicitamente di eccessivo protagonismo. Trump, che ha rimproverato Barack Obama per “aver ceduto sulla Crimea”, ha messo in guardia sulla reale disponibilità di Putin a trattare: «Scopriremo di più su di lui nelle prossime due settimane».
Da Mosca, i toni restano ben lontani dalla distensione. Dmitry Medvedev ha usato i social per liquidare con sarcasmo le consultazioni americane, sostenendo che «la coalizione antirussa guerrafondaia» non è riuscita a prevalere. Un messaggio destinato soprattutto all’opinione pubblica interna, volto a mostrare che il Cremlino non arretra. Più misurato ma altrettanto rigido il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, che ha ribadito le condizioni russe: nessuna pace è possibile senza «il pieno rispetto degli interessi di sicurezza della Russia e dei diritti dei russofoni in Ucraina». Una posizione che lascia poco margine di flessibilità su temi come la neutralità di Kiev o lo status dei territori contesi.
In parallelo, la diplomazia europea tenta di ritagliarsi uno spazio di mediazione. La Svizzera si è candidata ufficialmente a ospitare un eventuale incontro Putin-Zelensky a Ginevra. «È la nostra specialità», ha ricordato il ministro degli Esteri Ignazio Cassis, rimarcando la disponibilità del suo Paese a occuparsi degli aspetti logistici e legali. Un gesto che sottolinea come l’Europa, pur divisa sul grado di sostegno militare a Kiev, resti consapevole di dover giocare un ruolo nella fase negoziale.
Per il presidente ucraino, il vertice di Washington rappresenta un passo “davvero significativo” verso la fine della guerra. Su Telegram, Zelensky ha ribadito che Kiev lavora già a “contenuti concreti” sulle garanzie di sicurezza, un tema cruciale per convincere il Paese a fare eventuali concessioni territoriali. Ma proprio qui si annida il nodo politico più delicato: come conciliare la richiesta di garanzie occidentali con le pressioni interne a non cedere terreno a Mosca.
Il summit americano non ha prodotto svolte immediate, ma ha restituito l’immagine di un fronte occidentale che, pur con sfumature diverse, cerca di spingere verso una trattativa. Allo stesso tempo, le dichiarazioni russe confermano la volontà di negoziare solo da una posizione di forza. Il risultato è un quadro in cui la diplomazia torna a muoversi, ma in cui restano intatti i nodi fondamentali: lo status dei territori occupati, le garanzie di sicurezza per Kiev e il ruolo di Mosca nella futura architettura europea.
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