Dalle vittorie nei più prestigiosi ippodromi del mondo a una discendenza di oltre 2.000 figli: a 31 anni si spegne il campione che ha trasformato il trotto in leggenda.

 

Napoli, 18 Agosto – È morto a 31 anni Varenne, il cavallo che più di ogni altro ha segnato la storia del trotto. Il “Capitano”, come era stato ribattezzato dagli appassionati, è scomparso nella notte: secondo quanto comunicato sulla sua pagina Instagram ufficiale, il veterinario ha accertato la causa della morte in un infarto fulminante.

La notizia ha lasciato un vuoto profondo nel mondo dell’ippica italiana e tra le migliaia di persone che, nel corso degli anni, avevano trasformato Varenne in qualcosa di più di un campione. Un simbolo, una leggenda capace di oltrepassare i confini dello sport.

“È con immenso dolore che diamo la notizia della morte del Capitano”, si legge nel messaggio pubblicato sui suoi canali ufficiali. Un addio accompagnato dal ricordo delle sue vittorie e dal pensiero rivolto a Enzo Giordano, il suo storico proprietario, morto nel 2025 a 71 anni.

Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, nel Ferrarese, all’allevamento Zenzalino. Figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz, mostrò presto qualità fuori dal comune.

Dopo un esordio che aveva lasciato intravedere il suo potenziale ma anche qualche difficoltà, fu acquistato da Enzo Giordano. La sua carriera venne affidata all’allenatore finlandese Jori Turja e al driver romano Giampaolo Minnucci, che sarebbe rimasto al suo fianco per quasi tutto il percorso agonistico. Da quel momento cominciò una storia destinata a diventare leggenda.

I numeri raccontano soltanto una parte della grandezza di Varenne: 73 corse disputate, 62 vittorie. Un rendimento straordinario, costruito attraverso successi che hanno segnato un’epoca. Tra i trionfi più prestigiosi figurano il Derby italiano del trotto, conquistato nel 1998, e il Gran Premio Lotteria di Agnano, vinto per tre volte consecutive, nel 2000, 2001 e 2002. Ma è soprattutto il 2001 a consegnare Varenne alla storia.

Quell’anno il “Capitano” riuscì nell’impresa di vincere le tre grandi corse del trotto europeo: Prix d’Amérique, Gran Premio Lotteria ed Elitloppet. A completare una stagione irripetibile arrivò anche il successo nella Breeders Crown negli Stati Uniti.

Nel 2002 Varenne ripeté il Grande Slam europeo, imponendosi nuovamente nel Prix d’Amérique, nella Lotteria e nell’Elitloppet. Poi affrontò il suo ultimo grande viaggio agonistico, un tour mondiale concluso a Montréal il 28 settembre.

Non fu semplicemente la fine di una carriera. Fu l’ultima pagina della parabola sportiva di un cavallo che aveva trasformato ogni partenza in un appuntamento per milioni di appassionati.

La grandezza di Varenne non si fermò all’ultima corsa. Terminata l’attività agonistica, il campione divenne protagonista della riproduzione e continuò a lasciare il proprio segno attraverso la discendenza.

Da stallone ha generato oltre 2.000 figli, prolungando così la sua presenza nel mondo del trotto anche dopo il ritiro dalle competizioni. Ma il suo lascito più importante è forse quello immateriale. Varenne ha rappresentato un’epoca nella quale un cavallo da corsa poteva diventare un personaggio riconoscibile anche al di fuori degli ippodromi, capace di unire sportivi, allevatori e semplici appassionati.

Dopo la morte del padre Enzo, lo scorso anno, la proprietà di Varenne era passata a Daniele Giordano, che ha raccontato all’Adnkronos il dolore per la scomparsa del cavallo. “Ci lascia non solo il più grande cavallo trottatore della storia ma una delle più grandi leggende italiane, che va oltre lo sport”, ha dichiarato, sottolineando quanto sia stato commovente l’affetto manifestato dagli italiani nelle ore successive alla notizia.

Giordano ha ricordato di aver seguito il padre in gran parte delle trasferte e delle vittorie di Varenne negli ippodromi di tutto il mondo. Tra i ricordi più vividi, quello del secondo successo nel Prix d’Amérique, nel 2002, quando il cavallo si fermò davanti alle numerose bandiere italiane presenti sugli spalti, in un’immagine rimasta nella memoria degli appassionati.

Varenne se ne va a 31 anni, dopo aver attraversato tre decenni di storia del trotto. La sua carriera è finita da tempo, ma il suo nome è rimasto vivo nelle corse, nell’allevamento e soprattutto nella memoria di chi lo ha visto correre. Ora il “Capitano” non correrà più.

Resta il racconto di un campione quasi irripetibile, delle sue vittorie e di quelle giornate in cui un cavallo riusciva a trasformare un ippodromo in un luogo di festa nazionale. E resta una leggenda che, come ha scritto chi lo ha salutato per l’ultima volta, continuerà a correre altrove. In libertà, ancora una volta, davanti a tutti.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.