Le tensioni nello Stretto di Hormuz spingono verso l’alto le quotazioni di petrolio e gas. FederPetroli avverte: senza una de-escalation, nei prossimi mesi il diesel potrebbe arrivare fino a 3 euro al litro.

 

Napoli, 20 Agosto – Il prezzo dei carburanti torna sotto i riflettori mentre la crisi in Medio Oriente continua a mettere sotto pressione i mercati energetici. L’ipotesi più allarmante arriva da FederPetroli Italia: se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse ulteriormente peggiorare e non si arrivasse a una vera de-escalation, il prezzo del gasolio potrebbe raggiungere i 3 euro al litro nel giro di pochi mesi.

A lanciare l’allarme è Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia, che invita però a distinguere tra una previsione e un aumento già imminente. La soglia dei 3 euro, infatti, non rappresenta lo scenario attuale, ma una possibile evoluzione nel caso in cui il blocco dello Stretto dovesse protrarsi e la crisi energetica aggravarsi.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali passaggi strategici per il commercio mondiale di petrolio e gas. Un prolungamento delle tensioni in quest’area può avere conseguenze ben oltre il Medio Oriente, alimentando l’incertezza sui rifornimenti e spingendo verso l’alto le quotazioni delle materie prime energetiche.

Secondo Marsiglia, nelle ultime ore non sarebbero arrivati segnali sufficienti a rassicurare i mercati. Il Brent si è mantenuto su livelli elevati, arrivando a sfiorare i 92-93 dollari al barile, mentre il gas ha raggiunto circa 63 euro per megawattora.

È proprio l’andamento del gas a destare particolare preoccupazione per l’Italia. Un prezzo elevato e prolungato potrebbe infatti trasferirsi sui costi dell’energia sostenuti da famiglie e imprese, soprattutto nei prossimi mesi.

L’impatto della crisi non si misura soltanto alla pompa di benzina. Per l’economia italiana, l’andamento del gas potrebbe diventare un elemento altrettanto delicato.

Se le quotazioni dovessero restare sui livelli attuali anche nei mesi autunnali, il maggiore costo dell’energia potrebbe riflettersi sulle bollette e sui costi di produzione delle aziende. Il rischio, quindi, è quello di una nuova pressione sui bilanci di famiglie e imprese proprio in una fase in cui i prezzi energetici continuano a rappresentare una delle principali variabili dell’economia.

Nel frattempo, gli effetti delle tensioni internazionali si stanno già facendo sentire sul mercato dei carburanti. Secondo FederPetroli, le medie nazionali hanno registrato aumenti di diversi centesimi al litro.

A preoccupare maggiormente è il diesel, che ha già raggiunto livelli particolarmente elevati. Gli aumenti rischiano inoltre di ridurre rapidamente l’effetto delle misure adottate dal governo per contenere il costo del carburante.

Tra queste c’è lo sconto sulle accise di 17 centesimi al litro per il gasolio, misura indicata come un sostegno concreto ma non sufficiente, secondo Marsiglia, a neutralizzare la pressione esercitata dall’andamento internazionale del petrolio.

Il dato più importante, dunque, è distinguere l’allarme dalla previsione di un aumento immediato. Il gasolio a 3 euro al litro non è il prezzo attuale, ma rappresenta, nelle parole di FederPetroli, uno scenario possibile nei prossimi mesi qualora la crisi intorno a Hormuz continuasse ad aggravarsi.

Il meccanismo è quello già osservato in altre fasi di forte tensione energetica: una maggiore incertezza sulle forniture spinge verso l’alto le quotazioni internazionali; l’aumento del costo della materia prima si trasferisce progressivamente lungo la filiera e può arrivare fino al prezzo finale pagato dagli automobilisti.

Per questo, più che il dato di oggi, sarà decisivo osservare l’evoluzione delle prossime settimane. Una riduzione delle tensioni potrebbe allentare la pressione sui mercati. Al contrario, un ulteriore deterioramento della situazione nello Stretto di Hormuz potrebbe trasformare l’attuale rincaro dei carburanti in una crisi energetica molto più pesante per famiglie, imprese e trasporti.

La vera variabile, in definitiva, resta la durata della crisi: più a lungo resteranno sotto pressione le rotte energetiche, maggiore sarà il rischio che gli aumenti internazionali si trasformino in nuovi rincari alla pompa.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.