Napoli, 4 Aprile – Ci sono libri che non si leggono: si percorrono. ‘Transumanza e Pascoli’, (Delta3 edizioni) scritto a quattro mani da Rosa Bianco ( insegnante, critica letteraria e giornalista) e Fioravante Ascolese, ( insegnante di matematica e discipline scientifiche in Italia e all’estero) è uno di questi. È un sentiero di carta che odora di lana, di latte appena munto, di polvere alzata dagli zoccoli. Ma soprattutto, è un atto d’amore. Un atto politico. Un abbraccio protettivo a quel Sud che troppo spesso dimentichiamo abbia le radici nell’erba.

Ad aprire il cammino è la prefazione stupenda di Gianni Festa, Direttore del Corriere dell’Irpinia. Il direttore Gianni Festa non usa giri di parole: afferma con forza che i due autori “hanno consegnato alla stampa una intelligente ricerca su un tema che attraversa i secoli”. E ha ragione. Perché qui la transumanza smette di essere nostalgia e diventa chiave per leggere il presente. Una ricerca intelligente, sì. Che cuce insieme storia, economia, ecologia e dignità del lavoro.

Il passo successivo lo firma Bruno Corrado, dirigente veterinario dell’ASL di Frosinone specializzato in Alimentazione Animale. La sua presentazione è una garanzia scientifica e civile: spiega perché senza pascolo sano non c’è animale sano, e senza animale sano non c’è cibo buono. Bruno Corrado mette il timbro della competenza su ogni pagina, ricordandoci che tutelare i pascoli è una questione di salute pubblica, oltre che di bellezza.

E poi c’è l’introduzione di Fioravante Ascolese, che è già parte del viaggio. Ascolese non introduce: prende per mano. Con la voce di chi la terra la calpesta davvero, ci dice perché ha scelto di scrivere questo libro. Per debito verso i padri, per responsabilità verso i figli. Per dire che il Sud non è “area interna da assistere”, ma laboratorio di futuro da ascoltare.
Il cuore del libro: i pascoli non sono vuoti

Dopo questi tre ingressi d’autore, Rosa Bianco e Fioravante Ascolese ci portano sui sentieri millenari. La transumanza qui non è folklore da cartolina. È economia circolare prima che la inventassero, è biodiversità, è presidio del territorio. È l’antidoto allo spopolamento, al cemento, all’abbandono.

Rosa Bianco, con la sua penna lirica e precisa, ci restituisce il canto delle stagioni. Fioravante Ascolese, con lo sguardo lucido, ci spiega perché senza pascolo non c’è formaggio buono, ma neanche paese vivo. E lo fanno con una passione che contagia. Ti viene voglia di alzarti, di andare a contare le pecore vere.

Questo testo è uno scudo. Protegge chi resiste: i pastori giovani che hanno scelto di restare, le donne che lavorano il latte all’alba, i sindaci che non svendono un metro di demanio. Protegge un’idea di Sud che non chiede elemosina, ma rispetto. Che non vuole musei della civiltà contadina, ma campi vivi.

Bianco e Ascolese, con Festa e Corrado a fare da garanti, hanno il coraggio di dire che tutelare i pascoli è tutelare noi. È sicurezza alimentare, è paesaggio, è identità. Quando un pascolo muore, muore un pezzo di noi. Quando un sentiero viene asfaltato, perdiamo una strada verso chi siamo. Eppure non è un libro triste. Anzi. Ci sono aneddoti che fanno sorridere: le pecore che sanno il nome, il cane pastore che comanda più del padrone, le feste a fine transumanza dove il vino e la musica scacciano la fatica. Perché chi difende la terra lo fa con allegria testarda. Questo libro è per chi ha il Sud nel sangue. Per chi amministra e deve scegliere se un ettaro vale più come pascolo o come parcheggio. Per i ragazzi, perché sappiano che “pastoralismo” non è una parola del passato, ma una professione del futuro. Per tutti noi, che mangiamo pane e formaggio senza chiederci mai che strada hanno fatto per arrivare sulla tavola.

Con la prefazione autorevole di Gianni Festa, la presentazione tecnica di Bruno Corrado, l’introduzione appassionata di Fioravante Ascolese e lo sguardo ampio della bellissima e passionale Rosa Bianco che racconta la transumanza nella storia e la transumanza nel mondo, ‘Transumanza e Pascoli’ diventa più di un saggio: diventa una mappa. Non per tornare indietro, ma per andare avanti senza perdere la strada.
Filomena Carrella

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