Cultura

Sprazzi di Ecologia Umana su Bovianum Vetus

Confinava a sud con tre cinte murarie del monte Cila, dove c’era l’antica Alife

 

 

Napoli, 8 Gennaio – Bovianum Vetus e Bovianum Undecumanorum, attualmente, è la medesima cittadina di Bojano (CB), che ha 9 mila residenti con un circondario di più piccoli comuni: Campochiaro, Guardiaregia, San Massimo, San Polo Matese, Roccamandolfi, Cantalupo del Sannio, Sepino, Vinchiaturo, ecc. Bovianum Vetus era la capitale dei Sanniti Pentri, dove si stanziarono non prima del VII sec. a. C. a seguito della Primavera Sacra che dalla Sabinia, dietro al bue sacro, in 7 mila giovani (nati nel medesimo anno e dedicati al dio Marte) migrarono fino alle sorgenti del Biferno. Qua trovarono gli Oschi con i quali concordarono non la guerra, ma uno scontro simbolico analogamente agli Orazi e i Curiazi e vinsero i Sabini divenuti poi Sanniti. Dopo la battaglia e la caduta di Bojano del 305 a. C. (grazie anche a parte della legione, forse due coorti, che da Letino, via tratturello di San Pietro, piombò su soldati stanchi di combattere dal giorno precedente, dalla Porta dei Lontri ad ovest della città sulle falde del Matese che è a sud della Bovianum Vetus), Roma cambiò il nome in Bovianum Undecumanorum, in nome della XI Legione là stanziatasi, che però, di tanto in tanto d’inverno, si ammutinava per il freddo chiedendo ed ottenendo di svernare a Capua. I Romani attaccarono Bojano più volte dal Matese, ma prima dovevano espugnare l’antica Alife. A Bojano gli scrittori locali sono convinti di vivere nel territorio di quella che fu la capitale del Sannio Pentro o Bovianum Vetus, citata dal padovano Tito Livio, anche perché il Sole per circa un mese all’anno non illumina direttamente e ciò conferma le fonti storiche.

Lo studioso di Piedimonte, D. B. Marrocco (che pure ha ospitato nella sede dell’ASMV di Piedimonte, mostre sui Sanniti e su Pietrabbondante con A. Di Iorio) ha così scritto nel suo libro, Piedimonte Matese tra storia e attualità, seconda edizione, 1980: “Col Verrecchia, anch’io individuo la Bovianum di Livio colla Boiano dei Pentri, e cioè del Matese, e non colla Bovianum vetus (Pietrabbondante).

Ma chi ha valicato il Matese in sole otto ore, giungendo da Piedimonte a Boiano capitale dei Pentri, si spiega con evidenza il perché dell’accanimento romano per Alife, e trova pure su questo percorso l’antica Cluvia: questa era la più breve per colpire il Sannio al cuore”.

 

Lo studio pubblicato nell’Annuario 1966 dell’Asmv di Antonio Manzo, a proposito delle vicende belliche tra il 326 e il 304-305 a. C.: porta a ritenere che la Confederazione dei Sanniti, mancava di una stretta unità, quindi di un’unica finanza e di un unico comando di guerra, nel suo particolarismo era alquanto idebolita, specie col reclutamento dei costosi mercenari. Roma, di contro, vittoriosa nel settore del Liri, era di nuovo penetrata nel Sannio, portando le sue legioni oltre la linea del Volturno, e attanagliava i suoi nemici in una morsa che stringeva premendo sulle direttrici di Allifae e di Lucera.

Nel 314 a. C. l’esercito dei Sanniti viene sconfitto ai Campi Campani, località indicata da Tito Livio (7, 29, 6) che però si salva ritirandosi a Maleventum (9, 27, 14), dove però i Consoli Sulpicio Longo e M. Petelio Libone riprendono l’offensiva contro Bovianum, raggiunta dai Romani valicando il Matese (A. Manzo confortato dagli studi più cauti di D. B. Marrocco, presume per l’antica pista delle greggi Alife-Castelo-S.GregorioLago-Perrone-Guardiaregia ).

Nel 313 i Consoli L. Papirio Cursore e C. Giunio Bubulco, cedono il comando dell’esercito al dittatore C. Petelio (padre o parente del Console M. Petelio), che continua l’assedio di Bovianum. Le contraddizioni non mancano nel racconto di tanti storici, ma Tito Livio lascia intendere che i Sanniti premevano sul fronte occidentale, per cui l’esercito romano si porta alla volta di Fregellae, mentre il De Sanctis dice che tale località era già in mano  sannita fin dalla pace seguita all’evento famoso delle Forche Caudine. Sempre T. Livio ci fa sapere che i Sanniti avevano stretto d’assedio e massacrato crudelmente i vinti, arresisi per fame, al presidio romano di Cluvia (località incerta, ma Verrecchia e altri insistono per Castello-S. Gregorio e perché non anche per San Pietro dove era l’antico abitato di Letino? direbbe lo scrivente peccando un po’ di campanilismo giustificato?).

Sulla via Cluvia o sulle strade romane (unica o più strade che lo attraversano) esiste anche la ricerca fatta a Gallo Matese o meglio nella sua frazione di Vallelunga, dove pare vi sia una traccia di strada romana? A Boiano la scoperta recente lungo il greto di uno dei rami del fiume Biferno, là nascente, fa sostenere agli studiosi locali che quella strada romana era la Via Minucia e competeva con l’Appia per giungere più celermente in Puglia e per far giungere, soprattutto le legioni, in modo meno vistoso e celere. Il Console Giunio Bubulco, indignato per la crudeltà, ritenne che nulla dovesse stare più a cuore dell’espugnazione di Cluvia, che prese d’assalto e ammazzò tutti i maschi adulti. Dopo muove alla volta di Bovianum: l’oppidum era longe ditissimum atque opuletissimum armis virisque ed anche per questo i legionari romani corrono ad impadronirsene, spinti da ira e sete di vendetta ma ancor più da speranza di  licenzia predandi e non solo la laudatio del duce, T. Livio riferisce che tutto fu concesso ai combattenti romani e non anche al tempio di Giove Capitolino o all’erario. Sempre lo storico patavino, con evidente esagerazione come era solito scrivere per glorificare Roma e il suo invincibile esercito, scrive di 20.000? morti, ma alcuni storici recenti mettono in dubbio questa vittoria romana, ammessa dai Fasti Triumphales Capitolini che registrano per il 312 il trionfo De Samnitibus del Console Giunio Bubulco, vale a dire per il 311 secondo la cronologia varroniana accettata da Tito Livio. Diodoro Siculo (20, 26) da parte sua, registra in Daunia l’azione dei Romani, ma questa con ogni verosimiglianza va posta nel tempo tra la presa di Cluvia, il Console Giunio, infatti, scende dal Matese e, oltrepassato il Frento, batte i Sanniti che avevano invaso la Daunia a Talio o Palio, quindi si pone sul corso del Biferno, presidia Ceraunilia (Casacalenda) come scrive a pag. 13 il Klimmke in Der zueite Samniterkrieg, Konigshutte, Halle, 1876, e risale il Matese dal versante molisano. Ma per operare con tanta disinvoltura nel cuore del Sannio dei Pentri era necessario tenere saldamente le posizioni sul lato alifano del Matese: e da qui l’importanza di Allifae, che E. D. Petrella definisce testata di ponte contro il caposaldo tifernino, chiave delle nostre sannitiche comunicazioni con la Campania.

Nel 310 il Cosole Q.Fabio Massimo Rulliano opera in Etruria e l’altro C. Marcio Rutilo, toglie ai Sanniti Allifae e molti altri castella vicique. In seguito le vittorie romane sui nostri sanniti o viceversa, sono molte e le opinioni divergono. Alife cadde in mano romana nel 306? Ma se Sora e Calatia saldamente in mano romana da 7 anni caddero di nuovo in mano dei Sanniti definiti da Livio: montani atque agrestes (9,13, 7). Altre battaglie cruente si svolgono intorno al nostro Matese con alterni risultati, ma nel 305 i consoli L. Postumio (per vie un po’ meno note) e Minucio, per vie più note, marciano alla volta di Bovianum e la conquistano il 5 ottobre con più di 2000 prigionieri, 21-26  insegne strappate e un generale Stazio o Caio Gellio. Sembra che il Console Minucio fu sostituito dal collega M.Fulvio morto per ferite in battaglia giorni prima. Quindi di Allifae come di Bovianum non esistono uniche cronache storiche delle tante battaglie svoltesi nelle tre guerre sannitiche, gli storici locali tendono a ridurre il valore dell’esercito romano e Tito Livio quello dell’esercito Sannita. Se Bovianum Vetus sia l’attuale Bojano oppure Pietrabbondante (IS) gli storici del passato (come il tedesco T. Momsen) propendevano per la seconda, mentre quelli più recenti (come il prof canadese, T. Salmon) propendono per la Bojano attuale.

Qualcuno del territorio isernino, anche titolato, ma non storico di professione, ancora insiste di spostare la capitale del Sannio Pentro più vicino al proprio paese o cittadina che sia. Gli appassionati di storia di Bojano, Alife, Piedimonte Matese (fatta eccezione del filosofo, prof. universitario M. Malatesta, di recente morto a Roma) sono tutti per identificare l’attuale Bojano con la Bovianum Vetus. Tra questi ultimi si ricordano di Bojano: M. Campanella, O. Gentile, O. Muccilli, N. Patullo, M. P. Pettograsso, A. Spina, F. Tavone. Di Piedimonte M., Alife e dintorni si ricordano: S. Capasso, G.G. Caracciolo, L. Cimino, G. D’Abbraccio, A. Palmieri, M.Tacchetti, tra questi ultimissimi ci sono i membri dell’Associazione piedimontese “Cuore Sannita”, che diretta da Giuseppe D’Abbraccio, ha festeggiato i primi 10 anni di attività il 15 settembre 2019. Orgogliosi, giustamente del loro lavoro appassionato e competente scrivono: “Dieci anni di molteplici esperienze che hanno permesso di avvicinare un numero crescente di appassionati alla storia ed alla cultura italica attraverso la conoscenza di una storia ultramillenaria. Lo scopo della Associazione era di far conoscere il nostro territorio (Matese e Alto Casertano, ndr), e quelli vicini, servendosi di itinerari che attraverso le visite archeologiche hanno portato a contatto con strutture museali, culture diverse, gastronomie locali e tutto quanto costituisce arricchimento culturale. Riecheggiano, nelle uscite di Cuore Sannita i nomi di Osci, Opici, Sabelli, Sabellici, Pelasgi, popoli leggendari di cui, insieme a tanti altri, racconteremo nei nostri successivi articoli. Molto soddisfatti, soprattutto perché il nostro Monte Cila, situato all’interno del Parco Archeologico, con le sue mura megalitiche che risalgono al VII-IV secolo a.C., sono state visitate, in 5 anni, da più o meno 5000 persone e, tenendo conto delle “difficoltà” che si possono incontrare lungo il percorso, non sono poche”. Con loro sono stato anni fa nel territorio sannitico del beneventano con sosta nella bella cittadina di Sant’Agata dei Goti, dove con il gentile compagno di classe piedimontese, Michele Tacchetti, abbiamo gustato un buon caffè nel centrale bar locale. Ho apprezzato la competenza dei due principali animatori (A. Palmieri e G. D’Abbraccio), che si spendono, insieme al loro tempo libero, per la far crescere l’Associazione culturale in un territorio, quello piedimontese e dintorni ricco di Associazioni, ma con poche e pochissimi che fanno attività culturale, purtroppo. I più obbediscono a poteri precostituiti con media che incensano e su cui trovano, ovviamente spazio perché quei poteri cercano sudditi non cittadini pensanti magari anche critici verso l’autoritarismo ma ossequiosi dell’autorevolezza che si conquista sul campo. Nei primissimi anni Sessanta con l’Azione cattolica letinese, illuminata da don Alfonso De Balsi, frequentai per tre anni consecutivi, il campeggio di Capo di Campo e conobbi molti del Sannio Alifano tra gli adulti coordinatori. Fu allora che qualcuno parlò di reperti archeologici dei Sanniti, mentre Dante Marrocco illustrò, dall’alto di Civita di Cusano Mutri, l’importanza dei fossili paleontologici di Pietraroia. Nelle gite periodiche intorno al lago Matese vi era anche il piedimontese Luigi Pepe, attualmente prof. all’Università di Ferrara, che ho rivisto pochi anni fa ad una conferenza che tenne in francese sula figura del ”barone” Poleni direttore dell’Istituto d’Idraulica all’Università di Padova. Interessante sentire un piedimontese d’origine illustrare parti storiche della scienza in modo critico e non in modo ossequioso verso l’autorità costituita magari per titoli nobiliari come era secoli fa. Riandando ai ricordi matesini con Miralago, ex Prete morto, dove ci si fermava spesso a mangiare uno spuntino al vecchio rifugio, oggi trattoria “Le Ianare” con il classico agnello al forno e le tagliatelle ai funghi porcini, che si mangiano dappertutto sul Matese montano e pedemontano sia molisano che campano, forse in futuro prossimo l’agnello verrà sostituito con il cinghiale visto che nel paco del Matese tale animale abbonda e fa continuamente danni all’agricoltura locale.

Tra i piedimontesi ho anche, in dettaglio, apprezzato positivamente la relazione precisa e con il senso della misura svolta a Rieti, dall’Avv. Antonio Palmieri, che ha citato il Cila e le sue conte murarie come confine meridionale di Bovianum Vetus. Credo che nessuno prima avesse capito ed interpretato ciò e molti cultori di storia patria vedevano, purtroppo, le Colonne d’Ercole sull’acqua pende delle cime alte del Matese. Invece da tempo si sa che i reperti archeologici di Capo di Campo erano riconducibili ai Sanniti Pentri di Bojano attuale. La storia dei reperti murari del Cila si arricchisce continuamente oltre che con altri dettagli delle tre poderose cinte di rocce carbonatiche locali squadrate dai Sanniti e per i reperti d’insediamento umano a valle nord della Sella del Perrone e Gallinola, vicini sia alla Fontana del Corvo a Capo di Campo che verso l’area ex Cirio, prima delle Falode. Segni evidenti che testimonierebbero l’importanza della capitale Bovianum Vetus con gruppi di Sanniti a presidio del versante sud della sua montagna sacra qual’era considerato dai Pentri l’intero Matese. Da decenni ribadisco che con la fine della Transumanza verticale ed orizzontale dei pastori matesini-sia molisani che campani- gli scambi anche d’informazioni oltre che di merci si è molto ridotto.  Singolare è vedere che il bronzeo Corridore del Cila del V sec. a.C. è di fattura greca, che non necessariamente proveniva dai Greci della costa Tirenica, ma poteva provenire, grazie alla Transumanza orizzontale dalla Puglia, che guarda caso ha lo stemma regionale racchiuso in uno scudo del Sannio come anche l’Abruzzo e la Toscana, mentre non lo ha il Molise né la Campania che si rifa alla repubblica di Amalfi mentre per il nome a Capua.Tra Bojano e Piedimonte Matese, cittadine similari, attualmente c’è scarsa comunicazione, eppure soprattutto con Alife il passato storico Sannita è stato intenso. Di piedimontesi con mogli bojanesi c’è lo Scrivente e G. Paolantonio, già compagno di classe piedimontese di fine anni Sessanta. Dell’area piedimontese, un colto appassionato anche di storia del Cila, mi scrisse dapprima scusandosi di entrare a gamba tesa e dunque criticamente nel contenuto di un mio articolo dedicato al Cila e ai reperti su di esso rinvenuti. Credo che avesse ragione di aggiornare alcune cose che io avevo riportato, citando però chi lo aveva detto in studi precedenti al suo, che non avevo ancora avuto modo di leggere perché non conoscevo la comune passione per la storia, locale in particolare, eppure entrambi Naturalisti.

Lassù, sopra le nuvole del Matese alto intravvedevano ed adoravano una dea (la Tavola Osca di Agnone descrive il politeismo dei Sanniti) dispensatrice di pioggia in periodi estivi non piovosi, che ancora si riscontra nell’adorazione delle madonne sia a Civita di Bojano che a Letino ed altro dei tanti pagus moderni del Matese molisano e campano. Oggi il Cila è studiato ed apprezzato anche archeologicamente per le cinte murarie antiche, ma più di altrove corrisponde al luogo fortificato sopra Alife come scrisse Tito Livio (XXI, 18) il mio concittadino, patavino nativo, che fu il più grande storico di Roma. Alife Sannita è ancora da riscoprire e valorizzare, ma non mancano iniziative in tal senso. Il monte Cila è alto 677 metri è coperto di antichi uliveti al lato sud, è attraversato, in diagonale, dalla strada transmatesina che porta a Castello del Matese, San Gregorio M., bivio di Miralago, e poi continua ad ovest per Letino Gallo M. e ad est per Guardiaregia fino alla superstrada Appulo Sannita.

                                                                                                                                  

Giuseppe Pace (Cultore di Ecologia Umana e Socio onorario del Club “Ragno” di Bojano)


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