Somma Vesuviana, 4 Maggio – “Sono salita anche io sul ciglio del Monte Somma. Grande è stata la partecipazione con turisti provenienti dalla Norvegia, Germania, Olanda, Francia. Ora attendiamo tutti il 30 Maggio all’apertura del sito archeologico della Villa Augustea. Stiamo lavorando all’apertura completa e mensile di tutto il patrimonio culturale sommese”. Lo ha dichiarato Rosalinda Perna, Assessore alla Cultura del Comune di Somma Vesuviana.

“Vorrei sottolineare l’efficienza dei soccorsi ha affermato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana – anche in casi complessi, quando una persona si sarebbe sentita male sulla cima della Montagna. E’ intervenuto subito l’elisoccorso. Dunque grazie e un rigraziamento al Servizio di Sicurezza AISA, il Corpo di Polizia Municipale, la Croce Rossa, la Protezione Civile. Non è una Festa facile da gestire in quanto si svolge in tanti luoghi e soprattutto in luoghi lontani tra loro con tanti eventi. C’è stato un flusso di persone importante, proveniente da tutta la Campania per rendere omaggio alla Madonna di Castello ma anche dall’estero per vivere il trekking naturalistico sul Monte Somma”. 

Le persone hanno apprezzato anche il servizio di navetta – bus  gratuito. “In tanti hanno usufruito del bus di collegamento tra Piazza Vittorio Emanuele III e la zona di Castello  ha dichiarato Rosanna Raia, Assessore ai Trasporti del Comune di Somma Vesuviana – e non solo anziani, anche i giovani hanno utilizzato la navetta – bus”. 

E sulla cima del Monte Somma, ieri per il tradizionale 3 Maggio c’erano anche loro:  gli artisti di Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency che saranno a Somma Vesuviana fino al 9 Maggio, come Giulio Bensasson (Roma) Andrea Bolognino (Napoli) FLOVVER (Roma) Hetty Laycock (Cambridge) Rovers Malaj (Albania) Millim Studio (design studio – Roma ) Rebecca Moccia (Napoli) Ludovica Proietti (Roma) QOA e Primerio (Buones Aires, Argentina)  TipStudio (design studio, Firenze) Dominika Trapp (Budapest) ZicZic Edizioni (Bari).

Artisti che vivranno il territorio con le sue tracce culturali per poi tradurlo in opere.  “Le associazioni Tramandars, Collettivo Zero, Progetto Fiori e Vesuvio Adventures, con la partecipazione di Amira APS, hanno annunciato la terza edizione di Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency, che da quest’anno entra a far parte della Biennale del Vesuvio. Ideato dall’associazione Tramandars, che ha inaugurato la prima edizione nel 2023, Art Summit è un programma di ricerca e residenze artistiche che si svolge a Somma Vesuviana (Na). Anche quest’anno l’evento si è aperto in concomitanza della conclusione della Festa della Montagna – conosciuta anche come Festa di Castello – la pratica devozionale più simbolica del territorio ha dichiarato Tani Russo, Presidente di Tramandars –  che, ogni anno, si tiene a partire dal primo sabato dopo Pasqua e culmina il 3 maggio con una salita collettiva sul Monte Somma. Il programma Art Summit – Vesuvio Contemporary Experience and Residency coinvolge un gruppo internazionale di partecipanti – tra cui artisti, designer, musicisti, curatori e professionisti del mondo dell’arte e della cultura – invitati a condividere il rito con la comunità locale e a prendere parte a un percorso di ricerca, incontri e visite nel cuore del complesso Somma-Vesuvio. Art Summit si configura anche come un invito concreto rivolto agli artisti e ai professionisti invitati, con l’obiettivo di generare connessioni per partecipare successivamente a Vesuvio Contemporary Residency, il programma di residenze d’artista presso Casa Tramandars, nel centro storico di Somma Vesuviana, il Casamale. Durante ogni residenza, ogni partecipante riceverà un invito a produrre un’opera da installare nello spazio del borgo e che sarà donata alla custodia della comunità locale. L’edizione 2025 segna anche l’avvio della Biennale del Vesuvio, un progetto di ricerca che supera i modelli espositivi tradizionali del canonico modello Biennale – configurandosi come un ciclo fluido e diffuso, composto da azioni, pratiche e attivazioni artistiche, che avrà come epicentro simbolico e geografico il Vesuvio”. 

La Festa del 3 Maggio è piena di simbolismi. Domani, Dall’alba, le paranze di canto popolare, hanno iniziato  la salita alla cima del Monte Somma. Un evento che sarebbe collegato all’eruzione vulcanica del 1631, quando il Vesuvio attuale coprì parte del territorio di Somma Vesuviana, distruggendo la cappella di montagna dove si trovava la statua della Madonna di Castello. Tutti andarono alla ricerca della Statua, anche di notte dopo alcuni giorni i cittadini coraggiosi riuscirono a trovare la testa della statua. Sono ancora in corso studi e ricerche sulle origini della Festa. Ma c’è un altro aspetto interessante in quanto i tipici strumenti del canto popolare vesuviano come la tammorra ma anche il famoso triccaballacche, sono nelle decorazioni che si trovano nel sito archeologico della Villa Augustea di epoca romana. Dunque, a quanto sembra, questi strumenti venivano suonati ben 2000 anni fa.

Dalla perteca consegnata alla donna amata nella tarda serata del 3 Maggio ai canti in Montagna, dalle numerose celebrazioni nelle molteplici cappelle delle paranze lungo i versanti della montagna, ai percorsi trekking davvero in piena natura o ancora dal pincnic alla pineta alla grande ristorazione.

 “Accanto agli aspetti monumentali, a conferire prestigio a Somma Vesuviana sono anche le numerose manifestazioni folkloristiche e religiose-popolari che affondano le loro origini nel passato più remoto, rappresentando una forte attrazione per l’intero territorio campano. La più importante è la festa del 3 maggio, detta anche ‘o tre a Croce, festa civile e religiosa antichissima abbinata al culto della Madonna di Castello. Nell’usanza gallese, a partire dal VII secolo, la festa della Croce si teneva sorprendentemente proprio il 3 maggio.  La tradizionale festa che, al fiorire della primavera, si rinnova ogni anno con fiamme e canti di fede, richiama sempre più numerosi fedeli anche dei paesi vicini. E’ questa una delle più semplici e spontanee feste di popolo, festa che dalla fede per la miracolosa Madonna fa scaturire nei cuori l’ansia di una rinascita nel tempo in cui la natura si rinnova ed esalta, con i suoi colori e le sue luci, l’Onnipotenza Divina. Numerosi poeti, tra cui Gino Auriemma e Natale Pellegrino  ha dichiarato Alessandro Masulli, Direttore dell’Archivio Storico del Comune di Somma Vesuviana – nella prima metà del Novecento, hanno esaltato questo culto con le loro splendide liriche, sostenute dalle melodie musicali dei maestri E. Cecere e G. Campora. Gli strumenti utilizzati in quell’epoca erano clarinetti, trombe e sassofoni. In quell’epoca vi era una forte competizione nell’assicurare il più bel componimento in onore della Vergine di Castello. Poi alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso cominciarono ad arrivare le prime tradizionali paranze: devoti accompagnati da gruppi di suonatori con tanti strumenti popolari: tammorra, triccheballacche, putipù, castagnette e così via.

Il culto di Castello è abbastanza analogo a quello di Montevergine, tanto è vero che vi si trovano gli stessi modellamenti, come il canto a ffigliola; anche qui c’è il rito della scala santa e la salita e la discesa danzata. Sembra quasi che il rito di Castello sia una eredità di quello di Montevergine: non è un caso che l’appellativo di mamma schiavona lo si ritrova tuttora nelle melodie sommesi, in contrapposizione alla vera denominazione di mamma pacchiana o contadina. La Madonna è sotto il Vesuvio. Il fuoco diventa la caratteristica di questa festa. Una volta si accendevano grandi falò notturni intorno alla piccola chiesa; oggi, invece, la fanno da padroni i fuochi d’artificio con spettacoli pirotecnici.

La festa in onore della Vergine di Castello, che ha inizio il Sabato in Albis e si conclude il tre maggio, è caratterizzata dalle tradizionali paranze: sono compagnie di devoti accompagnate da gruppi di suonatori. Tutto è incentrato sul canto, una delle tante meraviglie che la natura ha offerto all’uomo, e se questo canto, poi, è rivolto a una bella figliola allora tutto si tramuta in fuoco e passione. Il fuoco che illumina durante le notti di maggio il Sacro Monte avvolto in miti e leggende e la passione che, invece, si trasforma in una dolce melodia che da sempre il solito cantatore con il coro dei devoti improvvisa sul sagrato della chiesetta sotto il sorriso della “Mamma pacchiana”. Un canto che viene da lontano, sillabico  la cui melodia è costruita sulla scala maggiore napoletana con suoni prolungati e fioriti. Un infinito canto d’amore che a maggio si sparge tra le valli profumate di ginestre e arriva pian piano sotto la finestra della donna amata con il consueto dono della pertica. Tra i canti del mondo contadino una particolare attenzione è rivolta anche alla fronna, una forma di canto senza accompagnamento strumentale, una sorta di recitativo operistico, che i contadini usavano per comunicare tra loro a grandi distanze, portando la mano alla alla guancia per amplificare il suono. Grazie alla buona trasmissione e alla leggerezza del suono le fronne furono utilizzate in seguito presso le finestre dei carcerati per comunicare notizie in codice o per trasmettere messaggi d’amore e di conforto”.

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