Napoli, 29 Luglio – “È un operaicidio.” Così Aldo Policastro, Procuratore generale di Napoli, ha definito il tragico incidente avvenuto al Rione Alto venerdì scorso, costato la vita a tre operai. Una denuncia netta, che chiama in causa responsabilità precise e rilancia con forza il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro.

“Sul lavoro muoiono operai e manovali, non i dirigenti,” ha sottolineato Policastro, accusando alcune imprese di mettere sullo stesso piano “profitti e vita umana”. Una scelta inaccettabile, ha aggiunto, in un sistema che dovrebbe considerare la sicurezza non come un costo da ridurre, ma come un dovere imprescindibile.

Il magistrato ha puntato il dito anche contro la carenza strutturale delle ispezioni: “Fare prevenzione significa controllare l’adozione delle misure di protezione. Ma gli enti preposti dispongono di personale insufficiente. Questo è il vero dramma.” Ispezioni regolari, secondo Policastro, salverebbero vite umane.

Non meno grave, secondo il Procuratore, è il clima culturale che tende a minimizzare le violazioni in materia di sicurezza: “Si parla di lacci alla libera attività imprenditoriale. Non sono questo: sono norme che garantiscono la vita umana.”

Per affrontare l’emergenza, Policastro propone un tavolo di raccordo permanente tra magistratura, polizia giudiziaria e enti di controllo: “Bisogna dire basta. Tutti insieme.”

Le parole del Procuratore mettono in luce un doppio fallimento: istituzionale e culturale. Da un lato, lo Stato non riesce a garantire ispezioni efficaci per mancanza di risorse. Dall’altro, persiste una cultura d’impresa che tollera l’irregolarità come inevitabile, e la sicurezza come optional.

Finché la vita di un lavoratore sarà subordinata ai margini di profitto, parlare di “incidenti” sarà una comoda finzione. Perché, come ha detto Policastro, non è fatalità: è responsabilità. Ed è ora che venga assunta collettivamente.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.