Bonito, 21 Dicembre – Un ritrovamento straordinario ha portato alla luce un piccolo ma prezioso tesoro archeologico nelle campagne di Bonito, in provincia di Avellino. All’interno di un casolare abbandonato, accatastati in alcuni scatoloni, sono stati scoperti 26 manufatti risalenti al VI-III secolo a.C., appartenenti probabilmente alle civiltà pre-romane degli Apuli e dei Dauni.
La scoperta è avvenuta grazie al proprietario del casolare, un uomo originario di Bonito ma residente fuori regione, che, durante i lavori di pulizia della casa ricevuta in eredità e disabitata da oltre trent’anni, ha trovato i reperti e ha subito allertato i Carabinieri. Sul posto sono intervenuti i militari del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli per effettuare i primi accertamenti.
Secondo le analisi preliminari, i manufatti – tra cui vasellame e altri oggetti – sembrano provenire da corredi funerari. Le incrostazioni che li ricoprono suggeriscono che non appartengano a un unico contesto, ma a più siti archeologici.
Un’analisi approfondita condotta dalla Soprintendenza per le province di Salerno e Avellino, in collaborazione con il Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, ha confermato l’importante valore storico dei reperti, attribuendoli alla civiltà Daunia. Questa popolazione occupava, in epoca pre-romana, gran parte delle attuali province di Foggia e Barletta-Andria-Trani, spingendosi fino alla provincia settentrionale di Potenza.
Resta da chiarire come questi preziosi manufatti siano finiti in uno sgabuzzino di una casa rurale a Bonito, piccolo comune situato al confine tra le province di Avellino e Benevento. Gli investigatori stanno lavorando per risalire all’origine dei reperti e accertare eventuali passaggi di proprietà non autorizzati.
Il ritrovamento, oltre a rappresentare un’ulteriore testimonianza delle civiltà che popolavano l’Italia meridionale prima della dominazione romana, sottolinea l’importanza della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale italiano. I reperti, ora in custodia presso la Soprintendenza, verranno probabilmente sottoposti a ulteriori studi per comprendere meglio il loro contesto storico e culturale.
Un episodio che ricorda come anche i luoghi apparentemente più remoti possano celare tracce preziose della nostra storia millenaria.

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