Una giornata di festa, memoria e sostenibilità per i piccoli della scuola dell’infanzia di Scisciano, con il laboratorio didattico del Feudo Ron Alfrè

Scisciano, 4 Ottobre – Nel giorno dedicato a San Francesco d’Assisi, patrono degli ecologisti e amico della natura, la Scuola dell’Infanzia Babylandia di Scisciano ha celebrato la Festa dei Nonni con un’iniziativa che profuma di tradizione e semplicità: “La vendemmia come una volta”. Un titolo che racchiude lo spirito dell’intera giornata, pensata per unire bambini e nonni in un percorso educativo fatto di gesti antichi, racconti contadini e tanta allegria.

Sin dalle prime ore del mattino, le porte della scuola si sono aperte per accogliere piccoli e grandi protagonisti di un viaggio nel passato. Grazie alla collaborazione con il gruppo Feudo Ron Alfrè di Bellizzi, specializzato in laboratori didattici per le scuole campane, i bambini hanno potuto scoprire — e toccare con mano — strumenti d’epoca come torchi, damigiane e botti, ripercorrendo tutte le fasi della trasformazione dell’uva in mosto.

«Desideravamo proporre ai bambini un’esperienza nuova, ma legata ai lavori della tradizione contadina», ha spiegato Serenella La Rezza, direttrice della scuola Babylandia. «La vendemmia è un momento di condivisione, di contatto con la terra e di divertimento autentico. Averla vissuta insieme ai nonni ha reso tutto ancora più speciale, perché sono proprio loro i custodi di queste memorie e saperi antichi», ha aggiunto la responsabile.

L’attività, curata dal responsabile del Feudo Ron Alfrè, Renato De Filitto, ha coniugato gioco e apprendimento, avvicinando i bambini al valore della sostenibilità e del lavoro agricolo. L’azienda, da oltre trent’anni impegnata nella promozione di una cultura ambientale legata ai cicli naturali, porta i propri laboratori direttamente nelle scuole campane per offrire esperienze concrete e formative.

«Abbiamo iniziato la nostra attività didattica molti anni fa, dopo il ritrovamento di un reperto archeologico che ci spinse a valorizzare il territorio», racconta De Filitto. «Da allora abbiamo sviluppato laboratori sul pane, sull’olio, sulla pizza, sulla vendemmia — tutti legati ai processi naturali e al rispetto per l’ambiente. La soddisfazione più grande è vedere i bambini imparare divertendosi, riscoprendo le attività di un tempo e sviluppando una sensibilità verso la sostenibilità».

Tra risate, canti e l’inconfondibile profumo dell’uva appena pigiata, la giornata si è trasformata in un ponte tra generazioni, dove i più piccoli hanno potuto apprendere la bellezza della semplicità e il valore delle radici. L’esperienza della vendemmia si è rivelata molto più di un gioco o di un’attività didattica: è diventata una vera lezione di vita condivisa, in cui la manualità si intreccia con la memoria collettiva e la cura per la natura. In un tempo in cui la tecnologia tende ad allontanare i bambini dal mondo reale, esperienze come questa restituiscono concretezza e stupore, insegnando che l’apprendimento passa anche attraverso le mani, i sensi, l’ascolto delle storie di chi è venuto prima.

La Babylandia ha saputo tradurre in pratica un concetto educativo moderno e profondo: l’educazione ambientale come educazione alla responsabilità e alla gratitudine.
Riscoprire il ciclo della vite, conoscere il valore del lavoro contadino, osservare come la natura si rinnova con i suoi tempi — tutto ciò diventa un modo per coltivare nei bambini il senso del rispetto e dell’attesa, due virtù oggi più che mai preziose.

L’alleanza tra scuola, famiglia e territorio si è mostrata in tutta la sua forza: i nonni come narratori di tradizioni, gli insegnanti come mediatori di sapere, e gli esperti del Feudo Ron Alfrè come testimoni di una cultura agricola che continua a parlare di sostenibilità e futuro. Un intreccio di esperienze che fa della Babylandia un modello di scuola aperta, inclusiva e attenta al mondo che la circonda.

“La vendemmia come una volta” non è stata soltanto una festa, ma un piccolo manifesto educativo: un invito a riscoprire il valore della terra, delle mani che lavorano, e del tempo condiviso tra generazioni. Perché, come nella vendemmia, anche nella crescita dei bambini ogni frutto matura solo con cura, pazienza e amore.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.