Dopo la nota del Ministero dell’Interno riesplode lo scontro politico. La consigliera comunale contesta duramente la versione del sindaco dopo la risposta del Viminale: “Non ha detto tutto. La condizione d’incompatibilità è venuta meno solo nel 2024 e non per sua iniziativa”.

 

Scisciano, 13 Ottobre – A Scisciano, la vicenda della presunta incompatibilità del sindaco Antonio Ambrosino sembrava avviata verso la conclusione dopo la pronuncia del Ministero dell’Interno, che aveva escluso profili di irregolarità. Ma le ultime dichiarazioni della consigliera comunale Rosalia Esposito riaprono con forza il dibattito politico, spostando il baricentro della discussione su un terreno ancora più delicato: quello della verità istituzionale.

In una lunga e serrata analisi, Esposito – con le dichiarazioni rilasciate in esclusiva a sittiusnews24 –  ha accusato il primo cittadino di aver manipolato la nota ministeriale a proprio vantaggio”, omettendo elementi sostanziali e fornendo una rappresentazione parziale dei fatti.

“Quando la verità si dice a metà, diventa bugia intera – dichiara la consigliera –. Il sindaco parla di assenza di incompatibilità e di numero legale presente, ma i fatti e i documenti ufficiali dicono tutt’altro”.

La consigliera ripercorre gli eventi dell’ultimo Consiglio comunale, spiegando che la seduta “non si è tenuta regolarmente” poiché lei e la minoranza hanno abbandonato l’aula “in segno di protesta” contro una integrazione all’ordine del giorno arrivata a poche ore dall’inizio, che – secondo Esposito – “imponeva di passare direttamente alla votazione, senza garantire il contraddittorio previsto dall’articolo 69 del TUEL”. Un comportamento che definisce “irregolare e contrario ai principi di trasparenza”, aggiungendo che non vi era neppure il numero legale a causa dell’assenza di un’assessora di maggioranza. “Altro che scelta di trasparenza – incalza –: non c’erano i numeri per deliberare”.

Il passaggio più duro riguarda però il contenuto della nota del Ministero dell’Interno, che – sostiene Esposito – non chiude la vicenda ma “rimanda espressamente al Consiglio comunale la valutazione sulla presunta incompatibilità”. Secondo la consigliera, il documento chiarisce che la condizione di incompatibilità “è venuta meno non per iniziativa del Sindaco, ma per fatto di terzi”, poiché solo nel giugno 2024 un nuovo legale ha preso in carico la difesa del Comune nel contenzioso originario. “Non è stato Ambrosino – afferma – a rimuovere la causa di incompatibilità nel 2023, come dichiara. La rimozione è avvenuta solo nel 2024, e non per sua volontà”.

Esposito sottolinea che, dopo la proclamazione, il sindaco continuò a operare nel procedimento come avvocato del Comune: “Il 27 ottobre 2023 – riporta – Ambrosino depositò una memoria difensiva, nonostante la presunta rinuncia. Solo dopo il 25 maggio 2024 dichiarò di aver cessato ogni attività legale”. Un comportamento che, secondo la consigliera, smentisce le versioni fornite in passato sia al Consiglio comunale che alla Prefettura.

La nota del Ministero – sostiene ancora – “ribadisce che spetta al Consiglio comunale esprimersi sulla sussistenza o meno della causa d’incompatibilità”, e che dunque nessuna assoluzione formale è stata pronunciata dal Viminale.

“Il Ministero non ha assolto nessuno. Il Consiglio comunale resta l’unico organo competente. E giovedì non c’erano né i numeri né le condizioni per deliberare” – conclude Esposito –. “La trasparenza non si proclama: si dimostra, con verità, coerenza e rispetto delle istituzioni”.

La vicenda della presunta incompatibilità del sindaco Antonio Ambrosino — e il duro contraddittorio che ne è seguito — non è soltanto un caso amministrativo, ma il riflesso di un più ampio malessere politico che attraversa oggi la vita pubblica di Scisciano. L’intervento del Ministero dell’Interno, che avrebbe dovuto restituire chiarezza e chiudere il capitolo, si è invece trasformato in un nuovo terreno di scontro.

Le parole della consigliera Rosalia Esposito, serrate e documentate, aprono interrogativi che vanno oltre la legittimità formale del sindaco: riguardano la credibilità del racconto istituzionale, la trasparenza dei processi decisionali, la qualità della comunicazione politica.

Il nodo centrale, oggi, non è più soltanto giuridico: è etico e politico. Se è vero che la nota ministeriale riconosce la cessazione dell’incompatibilità, è altrettanto vero che lo fa per fatto di terzi, non per autonoma iniziativa del sindaco. Da qui nasce la frattura nel racconto pubblico: da un lato un’amministrazione che rivendica correttezza e piena legittimità, dall’altro una parte del Consiglio che denuncia opacità e parzialità informativa.

In questo scenario, la cittadinanza si trova ancora una volta spettatrice di un confronto che rischia di logorare il senso stesso della politica locale. In un contesto dove la trasparenza è diventata parola chiave ma anche terreno di scontro, la comunità attende ora che il dibattito si sposti dalle accuse ai contenuti, dalle tensioni alle soluzioni. La sfida, per tutti – maggioranza e opposizione – è riconnettere la politica al senso del servizio, restituendo credibilità alle istituzioni locali.
Perché, come dimostra questa vicenda, non bastano le sentenze per ristabilire la fiducia: serve una politica che torni a dire tutta la verità, senza omissioni né vantaggi di parte.

Allegati:

1️⃣

Nota del Ministero dell’Interno – Risposta a interrogazione Sen. Cantalamessa 2️⃣ PEC del Sindaco del maggio 2023 – in cui dichiarava di aver rimosso la causa d’incompatibilità

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.