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Roccarainola, Spazio per il teatro. “Impronte digitali”: commedia di Thomas Mugnano

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Roccarainola, 27 Ottobre  – Una proposta teatrale ai tempi del covid – 19. L’iniziativa si deve alla compagnia “I Matt…attori” per la regia di Thomas Mugnano. Le restrizioni, per motivi sanitari, hanno indotto gli organizzatori a proporre una rappresentazione teatrale per un pubblico circoscritto a venti persone. In scena “Impronte digitali” dello stesso regista del gruppo Thomas Mugnano. Per l’occasione vi è stato un breve momento dedicato alla solidarietà: era presente un’associazione italiana, importante; “ Energy family project” che si occupa di famiglie e persone che affrontano l’Agenesia, amputazione o malformazione degli arti.

La sala teatrale improvvisata scelta è stata la stessa sede del gruppo teatrale, adattata per l’occasione; di solito è utilizzata per funzioni amministrative del gruppo e per le necessarie prove tecniche, di recitazione e d’impostazione scenica. La rappresentazione era destinata ad altri notevoli contesti teatrali ma ovviamente non è stato possibile per una pandemia che caratterizza il tempo attuale e che impone un’emergenza sanitaria; il gruppo teatrale ha avuto il merito di proporsi nonostante il tempo difficile che attraversiamo dando un segnale di ripresa della cultura, in ambito teatrale.

Date le circostanze non è stata una proposizione scenica sotto tono; gli attori hanno recitato con la massima intensità possibile come se effettivamente ci fosse il pubblico delle grandi occasioni. Il regista commediografo ha voluto, in una breve e cordiale introduzione di saluto ai presenti, sottolineare quest’aspetto. Ha specificato e precisato raccontando un episodio riguardante un grande del teatro come Eduardo: “ Ci fu un anno con un inverno particolarmente rigido a Napoli, cosa assai rara, per la città, e si presentò una minima parte del pubblico. Dato il numero molto esiguo, si consigliò di sospendere la commedia in programma; la netta opposizione di Eduardo De Filippo! Tenacemente andò in scena per rispetto a un pubblico anche se ridotto ai minimi termini; un artista grande anche per un episodio del genere!”.

La commedia proposta a Roccarionola ricalca un genere che si distacca, parzialmente, da altre proposizioni dello stesso Regista; introduce un genere marcatamente narrativo più accentuato dai risvolti drammatici. È lo stesso protagonista interpretato dallo stesso Mugnano a raccontare la sua storia. È un fermo immagine nel quale lo spazio – tempo si è fermato! La storia si svolge a ritroso nel tempo; è già accaduto; un riavvolgere del nastro: allora il protagonista sa che, da lì a poco, la sua vita sarà mutata, per sempre in maniera irreversibile. I personaggi, ammesso che vivono di vita propria, e vivono di vita propria teatralmente parlando! sono in altra dimensione; in altro luogo e tempo! Vi è una dimensione surreale: il protagonista parla da un mondo ultraterreno; non è più vivo nella dimensione esistenziale; è passato a miglior vita ma si capirà solo nel finale. Tutta una narrazione! Inizia con un ambiente familiare tranquillo; una condizione ideale; la pace e la tranquillità; una coppia marito e moglie, seduti a dialogare e scambiarsi qualche carezza d’intimità e i loro due figli. Una pace, da mare calmo di tranquillità, dove entrambi ringraziano il fato favorevole! Non sanno che da lì a poco si abbatterà una tempesta di proporzioni cosmiche; delle macchie, delle “impronte digitali” che segnano, marchiano, per sempre. Degli agenti di polizia, con tanto di passamontagna e armi in pugno, entrano con un blitz degno dei più nobili film d’azione.

Lo sbalordimento è palese; la disperazione dei familiari accorsi è accentuata e si rendano conto, immediatamente, della gravità dell’accaduto. L’accusa è pesante; spaccio e detenzione di materiali stupefacenti. La scena cambia radicalmente; dall’ambiente più o meno raffinato di un appartamento allo scenario per nulla raffinato, freddo e gelido di un penitenziario. Il cambio scenico non si ottiene grazie alla chiusura, in questo caso, di un invisibile sipario; sono gli stessi attori vestiti di nero con in volto una maschera bianca a spostare mobilie o oggetti d’arredo vari. Si assiste a una scena dinamica di composizione e scomposizione di elementi scenici. In questo modo onirico il cambio scenico diviene elemento narrativo e fa da preludio al tragico dell’evento.

Quei fantasmi scenici, ombre evase da chissà da quale Ade, da quale mondo degli inferi, con maschera bianca dicono moltissimo anche senza parlare. Dal paradiso all’inferno su questa terra; è il dramma del protagonista che si ritrova in una cella con un compagno per nulla socievole e un secondino più somigliante a un demone come Caronte, di dantesca memoria che un rappresentante delle forze dell’ordine. La durezza è accentuata dal compagno di cella, figlio di un noto boss; quest’ultimo non ha meglio da fare che mostrare la sua crudeltà e la composizione e scomposizione di un noto gioco d’intelligenza; il cubo d Rubik. Si susseguono umiliazioni di ogni genere; il secondino ha modo di ricattare e indurre al tradimento coniugale la moglie del protagonista per una vaga promessa di un miglior trattamento. Emerge nel quadro generale la figura di un avvocato; grande amico di famiglia anche se solo apparentemente! Chiede soldi, in maniera palesemente inopportuna e non giustificata. Emerge la verità dei fatti; gli stupefacenti ritrovati nell’auto del protagonista erano stati depositati lì dallo stesso avvocato; la stessa sorella del protagonista non è immune da questa sorta di tradimento familiare.

Spesso nelle sventure della vita si prova a immaginare le più lontane supposizioni; s’indicano presunte responsabilità e ipotesi di tradimento; forse se ne saprebbe di più se invece si cercare lontano si scavasse vicino! È la morale del racconto scenico! Provando un’introspettiva analisi; è il descrivere l’umanità, o parte di essa. Citando celebri versi predomina una realtà immutabile e senza fine: “ …finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”. Motivo: la semplice gelosia, invidia per la sua serenità familiare. La prudenza avrebbe dovuto far prevedere; magari il protagonista della vicenda ha lasciato la propria auto, per un breve periodo, con gli sportelli non chiusi e incustodita. Quest’ultimo ha modo, anche se non in maniera convenzionale e opportuna, di riscattare la sua vita tra un episodio e l’altro nella realtà stagnate e brutale di un carcere, ha la possibilità di impugnare una pistola; lui emblema dell’onesta, e colpire in maniera grave, non mortale il secondino. Il figlio del boss pure ha modo di ricevere una lezione per i suoi brutti comportamenti. La rabbia è dominante. Benetti, questo il nome dl protagonista, furiosamente affronta il boss emergente anche posando l’arma.

 Le parti ora sono invertite e domina l’atto di accusa: far capire al giovane, in modo alquanto drammatico, e usando toni per nulla più umani, l’inutilità delle sue azioni: il cubo di Rubik un passatempo da fare a rifare; una gran e inutile perdita di tempo; l‘uscire dal carcere ormai vecchio e in una fase nella quale non avrà più nulla da dire e da fare! Il giovane sente su di sé l’enorme vuoto di questa lezione di vita e si accascia a terra liberandosi da una stretta che teneva in scacco la luce della sua coscienza, improvvisamente riaccesa, abbagliante, assai dolorosa, più che il bavero della sua giacca da carcerato!  Per il Benetti è davvero troppo; non poteva esser altro epilogo scenico.  La vita, per lui, sembra non aver più valore; è una vita davvero insostenibile ed è spinto, inesorabilmente, verso un gravissimo errore fatale: porre fine alla sua esistenza di vittima innocente di una sorte davvero avversa; eroe, un martire dell’onesta. In scena, prima degli applausi finali, solo uno sparo che rompe il silenzio e accresce il terrore; è subito profondo nero! Sul buio di un profondo eterno abisso che scava, sempre più profondo, cala un invisibile sipario! Meritano citazione gli attori: Riccardo Benetti interpretato dal regista Thomas Mugnano, la sua consorte Olga Bonetti ruolo affidato a Rosa Miele. A seguire il personaggio di Elisa per Anna Mugnano.

Il ruolo dell’avvocato Gianni Potecorvo interpretato da Gennaro Meo, Presidente dell’associazione “I Matt…attori”, Andrea detto lo spillo; è lui il boss emergente compagno di cella intrepretato da Mirko Mugnano; il ruolo del secondino affidato a Gennaro Grieco. Completano lo staff persone non di primo piano; non visibili direttamente in scena ma ugualmente importanti, la suggeritrice Teresa Mascolo e il tecnico luci e musiche Carlo De Vivo. Completano in quadro degli attori: Christian Marigliano, Alice Grandi, Monica Chiancone e infine Mariana De Falco. La narrazione scenica si è avvalsa di una valida colonna sonora con motivi musicali celebri attinenti la trama: “ La valigia dell’attore” sigla di Francesco De Gregori, “Impronte digitali” di Franco Califano; lo stesso titolo dell’opera proposta, “La mia libertà” dello stesso autore e infine una canzone più che attinente al titolo, “Canzone a carcerate” di Francesco Di Bella. Motivi musicali non fine a se stessi ma elementi di continuità, ben definiti in un intensità emotiva con la rappresentazione.

Antonio Romano

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