Napoli, 20 Marzo – Manifestazione questa mattina nel centro cittadino, dove alcuni rider hanno sfilato da piazza Dante a piazza del Plebiscito per chiedere maggiori tutele nel settore del food delivery. Al centro della mobilitazione, promossa dall’Ugl, la difesa del lavoro autonomo e del contratto collettivo nazionale siglato con Assodelivery.
Secondo gli organizzatori, il modello attuale del settore non sarebbe compatibile con un’ampia diffusione del lavoro subordinato. “Il mondo del food delivery, per la modalità con la quale è strutturato, non ha futuro se si pensa che possa vedere l’assunzione di 40.000 rider con contratto subordinato”, ha dichiarato Gianluca Mancini, segretario nazionale Ugl Rider. “Difendiamo l’autonomia – ha aggiunto – pur chiedendo alle piattaforme più diritti, maggiori tutele e compensi più alti”.
Alla manifestazione ha partecipato anche il segretario generale dell’Ugl, Paolo Capone, che ha rivendicato il ruolo del sindacato nel settore: “Difendiamo il lavoro autonomo dei rider, ai quali tramite il nostro CCNL, in un contesto che prima era privo di regole, abbiamo dato diritti, tutele e dignità”.
Al termine del corteo, una delegazione di rappresentanti dei rider è stata ricevuta dal viceprefetto di Napoli, Dario Annunziata, che ha raccolto le istanze avanzate dai manifestanti.
Parallelamente alla mobilitazione, si è registrato un duro botta e risposta con la Cgil. Alcune decine di rider hanno infatti protestato nei pressi della sede della Camera del Lavoro Metropolitana di Napoli, con cori e l’esplosione di petardi.
In una nota, la Cgil Napoli e Campania ha condannato l’accaduto, parlando di “vile strumentalizzazione” da parte dell’Ugl e definendo il contratto firmato con le piattaforme “un contratto pirata”. Il sindacato ha inoltre denunciato un clima di tensione, descrivendo la protesta come “un assalto squadrista, con minacce urlate e petardi”.
“La nostra battaglia contro le multinazionali del settore – si legge nella nota – per l’estensione dei diritti fondamentali ai rider è giusta e di civiltà”. La Cgil ha infine richiamato le recenti indagini della Procura di Milano, sostenendo che il modello attuale configuri “una forma legalizzata di sfruttamento e caporalato”.
La manifestazione napoletana evidenzia così la spaccatura sindacale sul futuro del lavoro nel settore del delivery, tra chi sostiene il rafforzamento del lavoro autonomo e chi invece punta al riconoscimento del lavoro subordinato e all’estensione delle tutele previste.
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