Raid Usa in Venezuela, Trump: “Maduro catturato”. Caracas dichiara lo stato di emergenza
Caracas/Washington, 3 Gennaio – Gli Stati Uniti hanno condotto nella notte un attacco aereo su larga scala contro obiettivi in Venezuela. Ad annunciarlo è stato il presidente americano Donald Trump con un messaggio pubblicato sul suo social Truth, nel quale ha affermato che il presidente venezuelano Nicolás Maduro sarebbe stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie.
“Il presidente Nicolas Maduro è stato catturato e portato fuori dal Paese insieme alla moglie. L’operazione è stata condotta in collaborazione con le forze dell’ordine statunitensi”, ha scritto Trump, aggiungendo che ulteriori dettagli sull’operazione saranno forniti nel corso di una conferenza stampa prevista alle 11 ora locale (le 17 in Italia) a Mar-a-Lago.
Secondo quanto riferito dalla Cbs, la cattura di Maduro sarebbe stata eseguita dalla Delta Force, unità d’élite dell’esercito statunitense specializzata in operazioni speciali. Al momento, tuttavia, non vi sono conferme indipendenti da parte di organismi internazionali o osservatori sul terreno.
Nelle prime ore del mattino, forti esplosioni sono state udite a Caracas e in altre località nei dintorni della capitale. Secondo diversi media internazionali, intorno alle 2 locali (le 7 in Italia) sarebbero state avvertite almeno sette detonazioni, accompagnate dal rumore di aerei militari in volo a bassa quota.
“I bombardamenti sopra Caracas sono cessati alle 4 del mattino: da circa un’ora non si sentono più i rumori dei jet militari”, ha riferito all’agenzia Ansa un cittadino italiano residente da tempo in Venezuela. Un primo bilancio non ufficiale indica che i raid avrebbero colpito prevalentemente aree militari nella capitale e nelle zone circostanti. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali su vittime o feriti.
Il governo di Caracas ha denunciato una “gravissima aggressione militare” da parte degli Stati Uniti contro obiettivi civili e militari negli stati di Miranda, Aragua, La Guaira e nella capitale. È stato dichiarato lo stato di emergenza e ordinata la mobilitazione della popolazione, con l’attivazione del “comando per la difesa integrale della nazione”.
Il ministro della Difesa, Vladimir Padrino López, apparso in un messaggio video trasmesso dalla televisione di Stato, ha smentito le voci che lo davano ferito o disperso e ha assicurato che le forze armate non si arrenderanno. “Non negozieremo, non ci arrenderemo e alla fine trionferemo”, ha dichiarato.
Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez sarebbe al sicuro dopo gli attacchi. In un lungo comunicato diffuso sul canale Telegram del ministro degli Esteri Iván Gil, la Repubblica Bolivariana del Venezuela ha “condannato fermamente” l’azione statunitense, definendola una flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite e degli articoli che tutelano la sovranità e il divieto dell’uso della forza.
Secondo Caracas, l’operazione “minaccia la pace e la stabilità internazionale, in particolare in America Latina e nei Caraibi, e mette seriamente in pericolo la vita di milioni di persone”. Da settimane Washington aveva intensificato la pressione su Caracas. Il presidente Trump aveva confermato il dispiegamento di una flottiglia navale statunitense nei Caraibi e non aveva escluso azioni militari terrestri, affermando che i giorni di Maduro erano “contati”. La situazione resta in rapida evoluzione, mentre si attendono conferme ufficiali e ulteriori dettagli sull’operazione annunciata dagli Stati Uniti e sulle condizioni del presidente venezuelano.
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