Luciana Esposito: “La mia battaglia termina qui. A partire da questo momento non mi occuperò più della camorra di Ponticelli. È una decisione dolorosa, dolorosissima, perché non ci sono più le premesse e i presupposti per continuare. A Ponticelli, lo Stato non è mai sceso in campo contro la camorra“.
Ponticelli, 28 Gennaio – La casa editrice Iod Edizioni esprime profonda amarezza e sconcerto per l’annuncio pubblico di Luciana Esposito, giornalista e scrittrice, che ha deciso di abbandonare la sua lotta contro la camorra di Ponticelli. La sua decisione segna un momento doloroso e simbolico per tutti coloro che credono nella possibilità di un cambiamento e di una resistenza contro le mafie.
Dopo aver subito minacce di morte da parte di un boss di una famiglia storica del quartiere– paradossalmente ancora sotto protezione per il suo status di collaboratore di giustizia – Luciana Esposito ha denunciato pubblicamente la solitudine e l’isolamento che ha dovuto affrontare. Nonostante anni di dedizione e sacrifici per raccontare e denunciare la violenza e il controllo criminale sul territorio, Luciana si è ritrovata abbandonata da quelle stesse istituzioni e realtàche proclamano la lotta alle mafie come una priorità.
L’isolamento di una cronista di periferia
Luciana Esposito è una delle poche voci che, da oltre un decennio, ha scelto di raccontare l’inferno quotidiano della camorra di Ponticelli: uno dei quartieri più difficili di Napoli, segnato da povertà, degrado sociale e una massiccia presenza di clan criminali. La sua denuncia è sempre stata chiara e senza compromessi, ma il prezzo da pagare è stato altissimo.
La giornalista ha vissuto sulla propria pelle il silenzio assordante delle istituzioni locali e nazionali e l’indifferenza di una società spesso disattenta, e l’ipocrisia dell’antimafia di facciata che, nei salotti della Napoli bene, si limita a parole vuote senza mai affrontare le radici del problema.
Un appello al giornalismo e alle coscienze
Come casa editrice impegnata nella promozione della memoria e della lotta alle mafie attraverso la nostra collana Cronisti Scalzi, non possiamo restare in silenzio di fronte a questa rinuncia. Riportiamo integralmente le parole del video di Luciana Esposito, perché crediamo sia necessario un scatto d’orgoglio tra i colleghi giornalisti.
Il giornalismo napoletano, con rare eccezioni, rischia di diventare sempre più accomodante, uniformandosi ai potenti della città invece di svolgere il suo ruolo critico e di denuncia. Questo momento richiede una riflessione collettiva, un’autocritica profonda e un ritorno ai principi fondamentali del mestiere: dare voce a chi non ce l’ha, raccontare la verità, anche quando è scomoda o pericolosa.
Un ultimo appello: Indignatevi
L’abbandono di Luciana Esposito è una ferita per tutta la comunità che crede nella giustizia e nel cambiamento. È il sintomo di un sistema che lascia soli i suoi cronisti più coraggiosi, che abbandona chi decide di non voltare lo sguardo davanti alla realtà.
Facciamo un ultimo appello a tutte le persone di buona volontà: indignatevi. Indignatevi per l’isolamento di una giornalista che ha dato tutto per raccontare la verità. Indignatevi per un sistema che lascia spazio alla criminalità organizzata mentre isola chi combatte per il bene comune. Indignatevi per una società che rischia di assuefarsi al silenzio e alla paura.
La lotta alla camorra non è una battaglia di pochi, ma un dovere collettivo. Non possiamo permettere che voci come quella di Luciana Esposito si spengano nel silenzio e nell’indifferenza. Per quanto ci riguarda continueremo a sostenere Luciana Esposito e i giovani cronisti di periferia che ogni giorno affrontano le mafie con coraggio, con la collana Cronisti scalzi, dedicata alla memoria di Giancarlo Siani.

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