Emergenza influenza a Napoli: aumentano i ricoveri e le polmoniti virali
Napoli, 6 Gennaio – Con l’inizio del 2026 si registra un netto aumento dei casi di influenza stagionale grave e, di conseguenza, una maggiore pressione sugli ospedali. Al Cardarelli di Napoli, uno dei principali presidi sanitari del Mezzogiorno, i ricoveri per sindromi influenzali sono cresciuti del 25% negli ultimi giorni, segnando un’inversione di tendenza rispetto alla bassa affluenza osservata nella fase finale del 2025.
Secondo i dati diffusi dall’azienda ospedaliera, la media settimanale è attualmente di circa 210 accessi al giorno. Una quota rilevante dei pazienti ricoverati, pari a circa il 30%, presenta polmoniti di origine virale, spesso tali da richiedere trattamenti con ossigeno ad alti flussi. Tra i casi osservati figurano anche pazienti che avevano effettuato la vaccinazione antinfluenzale.
A fare il punto sulla situazione è Antonio Russo, direttore della Pneumologia del Cardarelli, che in un’intervista all’ANSA sottolinea come le polmoniti siano diventate negli ultimi anni sempre più frequenti. «Assistiamo spesso – spiega – a una sovrapposizione di forme batteriche su infezioni virali, ma non tutte le polmoniti devono essere curate in ospedale». In presenza di febbre persistente e tosse insistente, il primo riferimento deve restare il medico di medicina generale, chiamato a visitare il paziente e a valutare l’opportunità di esami come la radiografia del torace.
Russo evidenzia inoltre che il ricorso all’ospedalizzazione va limitato ai casi realmente necessari. «Non tutti i processi broncopneumonici richiedono un ricovero, anzi. L’ospedale è un ambiente dove circolano germi che è meglio evitare, soprattutto in condizioni di vulnerabilità». Il ricovero diventa invece indicato in presenza di insufficienza respiratoria o nei soggetti non autosufficienti e con complicanze. «Correre al pronto soccorso senza deficit importanti può essere più rischioso che restare a casa, al caldo, seguendo le indicazioni del proprio medico», avverte il primario.
Da qui l’appello a rafforzare i controlli e l’assistenza sul territorio. «Tutti gli ospedali – sottolinea Russo – sono in grado di gestire queste sindromi. Non è necessario rivolgersi sempre a strutture di alta complessità, perché si rischia di sottrarre risorse a patologie più gravi che necessitano di cure specialistiche e tempestive».
Il direttore della Pneumologia richiama infine l’attenzione sull’importanza della prevenzione. Per gli under 65 è consigliata la vaccinazione antipneumococcica, utile a prevenire le polmoniti. Quanto al vaccino antinfluenzale, Russo ribadisce che «la sua efficacia non consiste in una totale immunizzazione, ma nella capacità di attenuare sintomi ed effetti che altrimenti potrebbero essere più aggressivi». Un ulteriore invito alla prudenza riguarda i contatti tra nonni e nipoti: i bambini, spesso esposti al contagio a scuola, possono diventare un veicolo rapido di trasmissione in ambito familiare, soprattutto verso persone fragili o con più patologie pregresse.
Sulla stessa linea anche il direttore generale del Cardarelli, Antonio d’Amore, che ricorda come l’aumento delle richieste di assistenza sia un fenomeno ricorrente in tutta Italia in questo periodo dell’anno. «È fondamentale – afferma – recarsi in ospedale solo quando è davvero necessario, per evitare di ingolfare il sistema dell’emergenza e ridurre il rischio di infezioni per le persone più fragili».
Un messaggio chiaro, dunque, che accompagna il picco influenzale: prevenzione, appropriatezza delle cure e un uso responsabile delle strutture ospedaliere restano strumenti fondamentali per affrontare l’emergenza stagionale.
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