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PER DIFENDERE LA PACE

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In memoria dei Caduti di Nassirya

 

Napoli, 12 Novembre – La giornata di oggi è connotata da elementi d’indubbia tristezza: chi, come me, ha avuto l’onore di conoscere uno dei Concittadini rimasti vittima dell’attacco terroristico occorso a Nassirya nel 2003 è particolarmente devastato al solo ricordo di quell’esplosione fatale.

“ma un giorno esplose il sole per fanatica follia: e si spense la mia luce, e volò l’anima mia!”

Mi pregio di citare questi due versi, tratti dalla celebre canzone di Franco Bagutti intitolata “Eravamo in diciannove” al fine di tracciare un quadro preciso della drammatica vicenda succitata, ponendomi l’obiettivo di illustrarla con chiarezza ad ogni Lettore, specie alla platea più giovane.

Ebbene, i diciannove Italiani che han perso la vita nell’attentato di sette anni fa, tra cui il Puteolano Alfonso Trincone, maresciallo aiutante dei Carabinieri, ed il Casavatorese Pietro Petrucci, caporalmaggiore dell’Esercito (ma, si badi, il mio pensiero va a tutti), s’erano recati a Nassirya per prender parte all’operazione “Antica Babilonia”, tesa al mantenimento della pace in una terra già segnata da devastazioni ed ogni genere di odio. Il tutto rappresenta la conseguenza di una Risoluzione dell’ONU, la n. 1483 del 22 maggio 2003, la quale invitava tutti gli Stati membri a dare il proprio contributo alla rinascita dell’Iraq, protagonista di una parentesi storica tutt’altro che idilliaca: la dittatura, autoritaria ed oppressiva, di Saddam Hussein.

Decidere di partire per una missione di pace è uno dei gesti più nobili che vi siano, giacché si è già consapevoli che, una volta giunti nel luogo da pacificare, le probabilità di trovarvi la morte sono pressoché elevate; eppure, questi giovani non hanno guardato in faccia ad alcun pericolo, rimanendo fermi nella loro intenzione di rappresentare la nostra Repubblica in quest’operazione tesa a mantenere la non belligeranza tra i propri simili.

In seno alla specie umana esiste, tuttavia, una frangia di persone cui ogni situazione pacifica è particolarmente invisa: alludo a chi, bramoso di sottrarre all’altro – anche con la forza – ciò che gli appartiene, o di eliminare il “diverso”, o l’ “inferiore”, tende a compiere azioni di un’efferatezza tale da consentirmi di definirle fanatiche, o – per meglio dire – bestiali. A contendersi il territorio con la forza sono, infatti, proprio le bestie!

Proprio a fronte della fanatica follia di questi esseri immondi, le cui azioni son orientate esclusivamente a provocare terrore, le anime dei nostri eroi son volate in Cielo: ciò ha provocato, com’è ovvio, un dolore senza eguali; al tempo stesso, però, ha offerto agli Italiani un chiaro spunto di riflessione: mentre, per le strade delle nostre città, v’è chi si lamenta per un nonnulla, altrove ci sono persone cui sta a cuore l’armonia tra i popoli. Proprio in ciò, cari Lettori, risiede quell’eroismo di cui i Diciannove han dato autentica testimonianza.

“Fu vera gloria?”, si chiedeva il Manzoni riguardo alla figura di Napoleone, demandando “ai posteri l’ardua sentenza”. Se volessimo riferire i versi in discussione ai nostri Concittadini, è d’obbligo tramutare in affermazione l’interrogativa diretta manzoniana, esclamando a gran voce che “fu vera gloria!”.

Grazie di tutto, cari Massimiliano, Giovanni, Giuseppe, Andrea, Enzo, Daniele, Horacio, Ivan, Domenico, Filippo, Alfio, Alfonso, Massimo, Silvio, Alessandro, Emanuele, Pietro, Marco, Stefano: il Vostro dolce ricordo è destinato a rimanere imperituro!

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