Marigliano, 31 Maggio – Sull’istituzione del Parco Archeologico di Marilianum la giunta comunale continua ancora a tergiversare e così, mentre a Marigliano si aspetta, altri territori ottengono i fatti concreti e finanziamenti. Mentre l’unica preoccupazione nostrana sembra essere solo dove costruire, quanto costruire, cosa abbattere, quanto aumentare la cubatura, quanti vani realizzare e soprattutto quanto guadagnare a scapito degli interessi della collettività, nei comuni vicini vanno in scena diverse prospettive di sviluppo sostenibile e di coesione sociale, basate sulla valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico che sta portando ricchezza, benessere pubblico e lavoro.
Gli esempi di Giugliano, Somma Vesuviana, Nola guadagnano in questi giorni le pagine dei giornali e dei servizi televisivi. Per non parlare del modello Bacoli. Persino San Paolo Belsito, Roccarainola e Casamarciano. E Marigliano e il suo patrimonio archeologico? Resta tristemente nell’ oscurità, affossato e negato. Tanto per rinfrescare la memoria ricordiamo a tutti e principalmente alle istituzioni che nel 2006, a Marigliano, durante i lavori per la realizzazione delle infrastrutture a servizio della nuova area degli insediamenti produttivi fu individuato un prestigioso complesso rustico di età sannitico-romana con annessa necropoli. Lo scavo della trincea per la realizzazione del collettore fognario, lungo via Sentino nella frazione di Faibano, prima intercettò una ventina di sepolture, danneggiate dal mezzo meccanico al momento della scoperta, relative ad un’area cimiteriale che si estende ai lati della strada.
A seguito della denuncia di Anita Capasso al Nucleo di Tutela dei Carabinieri furono scavate da archeologi professionisti altre tombe ad inumazione di adulti e una tomba in anfora d’infante. Orientate est-ovest, presentano una struttura articolata con il fondo in tegoloni di laterizio e spallette in muratura, ottenute con conci in tufo grossolanamente sbozzati e legati da malta terrosa di calce mediamente compatta e ricca d’inclusi, con la copertura, anch’essa in tegoloni, alla “cappuccina” o mista (tratto alla “cappuccina” e un tratto piana).
A breve distanza dalla necropoli, sul lato occidentale del trincea, venne alla luce una grande villa di sannitica con terme e un nifeo, abbandonata nel corso del I-II secolo d. C. Sul pavimento in cocciopesto di uno degli ambienti, probabilmente pertinente alla pars urbana del complesso e relativo a parte di un ninfeo, venne impiantata, nel corso del V secolo d.C., una struttura lignea verosimilmente pertinente ad una capanna – o ad altro impianto artigianale-produttivo – della quale sono visibili numerose buche di alloggio dei pali; l’area quindi venne “bonificata” e convertita all’agricoltura, come sembrano testimoniare le tracce di aratura messe in luce al disotto dello spesso deposito di fango piroclastico rappreso relativo all’alluvione seguita all’eruzione cosiddetta di Pollena (472-505 d.C.).
(Per le note storiche e fotografie si ringrazia lo storico dell’arte Giovanni Villano).
Anita Capasso
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