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Palma Campania ricorda l’attualità del pensiero di Giordano Bruno e Giacomo Leopardi

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Palma Campania, 18 Febbraio – Ricorreva ieri l’anniversario della morte di Giordano Bruno, processato, accusato di eresia e giustiziato sul rogo in Campo dei Fiori a Roma il 17 febbraio 1600. Al filosofo toccarono per mano dei suoi denigratori una condanna durissima e una morte atroce. La sua sorte però non è riuscita a sminuire o cancellare la fama, l’eccezionalità e l’attualità del pensiero del Nolano, che ancora oggi sorprende per modernità e attualità.

Nei giorni scorsi a Palma Campania, cittadina che dista solo pochi chilometri da Nola e da Castel Cicala, luogo che diede i natali a Giordano Bruno, su iniziativa della sezione palmese della FIDAPA BPW Italy si è svolto un interessante convegno che ha avuto come argomento la filosofia bruniana interpretata in chiave di confronto con la poetica di un altro grande letterato, Giacomo Leopardi. L’idea di cercare elementi comuni tra Bruno e Leopardi, vissuti in epoche diverse (il primo nacque nel 1548, il secondo nel 1798) e in contesti geografici e sociali differenti, si deve al professor Luigi Simonetti, che ha pubblicato per i tipi de Il Quaderno Edizioni il volume Dolore della vita e prospettive della mente umana in Bruno e Leopardi.

Come ricordato nel libro, Bruno e Leopardi furono l’uno filosofo-poeta e l’altro poeta-filosofo. Nelle rispettive meditazioni sono moltissimi i punti in comune che il professor Simonetti ha rilevato e illustrato nel libro e durante la conferenza, alla quale sono intervenuti anche la presidentessa della FIDAPA di Palma Campania, la prof.ssa Rosanna Ferrara, e i docenti Enzo Rega e Gerardo Santella.

Una delle analogie tra Bruno e Leopardi consiste nell’atmosfera culturale, umana ed esistenziale in cui essi si calano avendo piena coscienza della fragilità della vita. Entrambi s’interrogano sul senso della gioia e del dolore, sulla volontà di vivere e sugli ideali, si chiedono a cosa servano le delusioni e le speranze, la scienza e la fede, l’infinito e il nulla.

I relatori hanno ricordato che uno stesso luogo dell’anima ricorre negli scritti dei due autori ed è un elemento del paesaggio della Campania: il Vesuvio. Per il poeta, che osserva il vulcano da Torre del Greco dalla villa del suo ospite Antonio Ranieri, il Vesevo è lo sterminatore potente al quale resiste solo la ginestra, il fiore che rappresenta la vita, nonostante tutto. Per il filosofo nolano, il Vesuvio è il monte che domina il panorama visto da Cicala, con la sua mole, ma senza che se ne possano scorgere i dettagli, i quali, da vicino, sarebbero infiniti. Bruno sa che se guardasse Cicala dal Vesuvio la prospettiva cambierebbe e che sarebbe la collina stessa sfumata e poco definita. Ecco dunque che in Bruno e Leopardi il Vesuvio è fonte d’intuizione poetica e di filosofia, di speculazione e di poesia.

Lasciamo ai lettori la scoperta dei capitoli del volume del prof. Simonetti; anticipiamo comunque che il libro è una piacevole lettura di novanta pagine, capace di trasportarci nei mondi di due immense personalità letterarie attraverso le grandi domande sull’universo, la scienza, l’etica, la fede, il pensiero umano, i sentimenti e le sensazioni, la Natura.  

Citiamo una parte dell’intervento del professor Simonetti, quello in cui evidenzia come Bruno e Leopardi precursori del pensiero del Terzo Millennio in relazione a ciò che noi definiamo “tecnologia”. Simonetti rileva che nella nostra società la conquista tecnologica e le potenzialità della scienza sembrano non solo essere utili, ma pare addirittura guidare le nostre scelte e condizionarle. Ricorda quindi cosa pensavano della “scienza” Bruno e Leopardi: “Il poeta mette in evidenza l’usura delle abitudini e la necessità di un pensiero immaginario che debba sentire dentro di sé l’essenza della scienza, ma non deve vederla come organizzazione matematica astratta perché la natura è preordinata a una vicissitudine infinita che nessun calcolo matematico può affrontare. Il filosofo a sua volta aveva parlato di onde che fluiscono, defluiscono e rifluiscono, anticipando i concetti di una fisica quantistica che vede in ogni elemento la compartecipazione di tutti gli elementi. Il pensiero di Bruno e Leopardi è attuale, se pensiamo che oggi la scienza obbedisce al dettame alla tecnologia, ma la tecnologia perde di vista il senso di sé e deroga dai compiti fondamentali della scienza, che non deve solo disegnare calcoli e esperienze, ma deve comprendere l’essere dell’uomo, indipendentemente da calcolo e metafisica”.

Il lavoro di Luigi Simonetti dunque incuriosisce per l’inaspettato confronto tra due personalità immense e affascina perché estrapola pensieri antichi ma presenti, applicabili alla nostra epoca. Consigliamo la lettura di questo libro, non solo per riscoprire due giganti della filosofia e della poesia, ma anche per riflettere su aspetti della nostra vita ai quali non sempre dedichiamo attenzione.

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