Palma Campania, 24 Febbraio – Sabato 21 febbraio in Piazza De Martino, si è concluso il Carnevale 2026 di Palma Campania con la premiazione delle Quadriglie che non è solo la fine di una gara, è il riconoscimento di un’identità. Le quadriglie sono state premiate per Miglior Maestro, Migliore Musica, Migliore Scenografia, Migliori Costumi e si sono aggiunti altri premiati scelti nel contesto delle quadriglie.
Oltre il Palio, tanto ambito, che anche quest’anno è un vero e proprio capolavoro realizzato dall’artista Francesca Sgambato in arte LiberArt, assegnato alla Quadriglia Teglanum, comandata dal Maestro Aniello Ferrara, ai quadriglianti sono stati consegnati premi consistenti in preziose tamburelle realizzate a mano dal cantautore di musica popolare, musicista e musicoterapista Antonio Marotta, e dipinte dall’artista e stilista Linda Isernia Antise trasformandole in vere e proprie opere d’arte. Un connubio di professionalità, sacrificio e passione per il Carnevale.
La premiazione non è solo la fine di una gara, è il riconoscimento di un’identità. Sabato 21 febbraio, in Piazza De Martino, si è concluso il Carnevale 2026 di Palma Campania con la cerimonia di premiazione delle Quadriglie. Un momento che non rappresenta soltanto la fine di una competizione, ma il riconoscimento di un’identità culturale che si rinnova ogni anno.
Le Quadriglie sono state premiate nelle categorie di Miglior Maestro, Migliore Musica, Migliore Scenografia e Migliori Costumi, ai quali si sono aggiunti ulteriori riconoscimenti assegnati all’interno del contesto quadrigliante.
Oltre al Palio, ambitissimo e anche quest’anno autentico capolavoro artistico realizzato da Francesca Sgambato, in arte LiberArt, e assegnato alla Quadriglia Teglanum, ai quadriglianti sono stati consegnati premi di grande valore simbolico: preziose tamburelle realizzate a mano dal cantautore di musica popolare, musicista e musicoterapista Antonio Marotta, e dipinte dall’artista e stilista Linda Isernia Antise, che le ha trasformate in vere e proprie opere d’arte.
Un connubio perfetto di professionalità, sacrificio e passione per il Carnevale, che racconta il lavoro silenzioso e intenso che si cela dietro ogni esibizione. La premiazione, dunque, non è solo la fine di una gara, ma la celebrazione di un’appartenenza. Con l’artista Linda Isernia ho intrattenuto una piacevole conversazione.
A chi o a che cosa ti sei ispirata nella decorazione delle tamburelle?
“Avevo solo 17 anni quando, nel mio percorso di vita, ho incrociato il Carnevale. Ne sono rimasta subito profondamente colpita: dalla passione delle quadriglie, dall’energia viscerale che le anima e che riesce a mantenerle vive nel tempo. Quelle emozioni sono diventate la mia principale fonte di ispirazione. Dipingere queste tamburelle per me significa raccontare un sentimento collettivo, fatto di sacrifici, appartenenza e amore autentico per una tradizione che non smette mai di rinnovarsi”.
Quale tecnica pittorica hai utilizzato per dare forma e identità a questi lavori?
“Ho scelto uno stile astratto, perché mi permette di esprimere emozioni più che immagini definite. Nei dipinti sono presenti elementi che da anni caratterizzano il nostro Carnevale, ma reinterpretati in chiave moderna. Questa scelta nasce anche dal desiderio di parlare alle nuove generazioni: oggi le quadriglie sono composte da tanti giovani e bambini, figli e nipoti di una passione tramandata nel tempo, e l’astrazione consente loro di riconoscersi e immaginare liberamente”.
C’è stata un’idea cromatica ben precisa? Quali colori hai scelto e perché?
“Sì, il colore ha avuto un ruolo centrale. Nei dipinti non manca mai un accenno di rosso, simbolo di quel sentimento profondo e viscerale che vive in ogni quadrigliante. I colori vivi ed esplosivi rappresentano la gioia, la festa e la bellezza che il Carnevale regala a chi lo vive e a chi lo osserva. Accanto a questi, ho sempre inserito anche il nero: un colore che per me rappresenta i momenti di tensione, le paure e le fragilità interiori di chi sceglie di mettersi in gioco e salire in pista”.
Parlaci di te come artista: il tuo è un percorso che trasferisce l’arte anche sui tessuti. Com’è nata la tua arte e come si è evoluta nel tempo?
“La mia passione per l’arte nasce fin da bambina. Sono cresciuta osservando mio padre mentre realizzava i carri e dipingeva grandi tele commissionate dai fotografi come sfondo per i loro studi durante il Carnevale. Ho portato avanti la sua passione cercando di farla rivivere in me, e lo ringrazio ogni giorno per il dono che mi ha lasciato. Con il tempo ho sentito il bisogno di sperimentare, di portare l’arte oltre la tela, sui tessuti e su superfici diverse, mantenendo sempre un legame forte con la tradizione ma con uno sguardo personale e contemporaneo”.
Negli anni precedenti sei stata autrice del Palio. Ricordi a quali quadriglie vincitrici dei Carnevali sono stati donati i Palii? Che cosa hai rappresentato in quelle opere e quale messaggio volevi trasmettere?
“Nel 2006 mi venne commissionato il mio primo Palio, assegnato alla quadriglia degli Studenti. Ricordo perfettamente le emozioni di quel momento: mi sentivo onorata, intimorita e profondamente fiera, consapevole che dietro a quel drappo c’erano i sacrifici, il lavoro e i sogni di un’intera quadriglia.
Negli anni successivi ho cercato di realizzare opere sempre più elaborate, aggiungendo nuovi elementi e arricchendo la composizione, perché il Carnevale diventava di anno in anno sempre più straordinario e sentivo il desiderio di testimoniarlo attraverso quell’opera simbolica per cui tutte le quadriglie si sfidano.
Dopo diversi anni ho ritenuto giusto lasciare spazio anche ad altri artisti di Palma, affinché potessero vivere la stessa magia e soddisfazione. Sono stata orgogliosa di proporre Francesca, un’artista che stimo profondamente, una persona dolce e autentica”.
Infine, una domanda più intima e simbolica: se dovessi dipingere il tuo autoritratto, come risulterebbe? Quali elementi, colori o segni useresti per raccontarti?
“Sarebbe un autoritratto fatto di contrasti: colori intensi accanto a tonalità più scure, segni decisi ma anche imperfetti. Mi rappresenterei come una donna che ama sfidare sé stessa, molto autocritica e pignola, sempre alla ricerca del meglio. Inserirei simboli dei sacrifici affrontati e delle difficoltà superate, perché sono proprio quelle esperienze ad avermi resa la donna che sono oggi: una donna stimata, riconoscente alla vita e profondamente consapevole che tutto ciò che ho costruito è un dono meraviglioso”.
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