Riflessioni in pillole Rubriche

Otto Marzo: le donne, le mamme di via Ritiro

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Donne

Donne assetate d’amore, di qualsiasi cosa che riscaldi il cuore.

Donne stropicciate e stanche.

Donne felici finché si sentono mamme.

Donne nascoste dietro una preghiera.

Donne costrette ad essere un velo.

Donne fantasma usate all’occorrenza.

Donne assetate d’amore, di qualsiasi cosa che riscaldi il cuore.

Lella Di Marino

Napoli, 8 Marzo – Erano belle le mamme dei ragazzi di via Ritiro, donne di statura media e formose, che profumavano di sapone Palmolive, di bucato steso al sole, di pane appena sfornato, di pastiera e capretto a Pasqua, migliaccio a Carnevale, struffoli a Natale. L’ultima perla di un’unica collana, la più longeva, è volata via non tanti mesi fa.

Gran lavoratrici, quasi tutte casalinghe, si occupavano della casa, dei mariti, dei figli e se potevano aiutare economicamente la famiglia con qualche lavoro extra, lo facevano senza riserve. C’era chi si svegliava all’alba per infornare il pane, chi lavorava nei campi, chi suonava ai matrimoni, chi vendeva le uova fresche, chi il vino, chi in cambio di niente, faceva punture a tutte le ore.

Erano donne generose, si aiutavano come potevano, non le ho mai sentite litigare, mai spettegolare alle spalle l’una dell’altra. Erano donne che si raccontavano le stanchezze quotidiane, che al rientro dei mariti se ne prendevano cura, non con sottomissione ma con naturalezza. I loro uomini erano stanchi, avevano lavorato sodo dieci, dodici ore e certamente non seduti su una sedia dietro una scrivania.

I loro visi mi scorrono davanti come un film in bianco e nero. Donne senza trucco, con sopracciglia folte, una lieve peluria sul labbro superiore, occhi attenti e naturali, capigliatura in ordine con le prime sfumature di neve, volti veri, non artefatti.

Si vestivano con abiti semplici e lindi, protetti da camici smanicati, collant con piccole opere d’arte pazientemente eseguite con filo e ago per riparare qualche improvvisa e sfortunata smagliatura, lo scialle sulle spalle e i calzettoni di lana per riscaldare i piedi dal freddo inverno.

Le rivedo quando uscivano in strada all’arrivo del più bel venditore ambulante di frutta e verdura di quei tempi: Gigino, che oltre ad essere giovane e bello, era educato, garbato, rispettoso, e non faceva mai battute fuori luogo. Le rivedo quando arrivava Luigi il pescivendolo uomo molto riservato, o Peppe con la sua mozzarella e ricotta fresca, altrettanto discreto e taciturno. Conoscevano bene le donne, le mamme di via Ritiro, la loro rettitudine e le rispettavano, erano i loro venditori di fiducia, sapevano già cosa portare loro e quando potevano, chiudevano un occhio sul peso e arrotondavano il prezzo.

D’estate i camici smanicati, prendevano il posto degli abiti, le più pudiche l’indossavo sopra la sottoveste di nylon, altre invece, ne cucivano la parte finale onde evitare che si aprissero i bottoni e s’intravedesse quella parte delle gambe gelosamente nascosta.

Nella loro “casalinghità”, erano così belle, così donne, così mamme. Sapevano di pulito, sapevano di buono, sapevano di onestà.

Buona festa della donna a tutte loro che hanno creato generazioni di donne e uomini di sani principi e portato bellezza nella società.

Buona festa a tutte le donne del mondo, pilastro dell’umanità.

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