L’Italia guida l’IA: il prof. Murano protagonista assoluto alla KR di Melbourne

 

Napoli, 29 Novembre – Melbourne si sveglia con il suo cielo terso, tagliato da un vento che arriva dall’oceano. È mattina presto quando le porte del Melbourne Convention and Exhibition Centre si aprono e una folla di ricercatori, professori e giovani dottorandi si riversa nelle sale luminose. È l’appuntamento più atteso dell’anno per chi si occupa delle fondamenta logiche dell’intelligenza artificiale: la KR – Principles of Knowledge Representation and Reasoning, la conferenza che, da decenni, detta le linee teoriche dell’AI mondiale.

In mezzo a questo crocevia internazionale, quest’anno, ancora una volta, l’eccellenza parla italiano. E non è un modo di dire: è un fatto, riconosciuto e applaudito. Seduto nelle prime file, con il badge che reca il nome “Aniello Murano – University of Naples Federico II”, c’è un professore che la comunità scientifica conosce bene. EurAI Fellow, ordinario di Informatica e Intelligenza Artificiale, uomo abituato a muoversi tra logiche, modelli e sistemi complessi. Qualcuno, tra i corridoi, lo saluta dicendo che “Murano è ormai una certezza” di questo campo. Ma i risultati di Melbourne raccontano qualcosa di più: raccontano una visione che sta cambiando il modo in cui il mondo pensa l’intelligenza artificiale.

Due lavori italiani accettati alla KR. Due presentazioni attesissime. E un messaggio chiaro: la metodologia italiana non solo partecipa al dibattito globale, lo sta orientando. La sala dedicata alla logica temporale si riempie in fretta. Sullo schermo compare il titolo del primo paper: “IATL: An Intuitionistic Version of Alternating-Time Temporal Logic”.

Firmato da Aniello Murano insieme a Laura Bozzelli, Andrea Capone e Davide Catta, il lavoro ha fatto discutere ancora prima di essere presentato: introduce qualcosa che nessuno aveva osato aggiungere all’ATL, una delle logiche più usate nella pianificazione strategica di agenti intelligenti. Durante la presentazione, Murano spiega come IATL “sveli l’inganno dell’IA classica”, che presume che tutto sia già definito come vero o falso. Una semplificazione che, negli ambienti di laboratorio, funziona. Nella realtà, però, produce un effetto distorto: gli agenti sembrano onniscienti anche quando non lo sono. In platea, molti annuiscono. Altri prendono appunti furiosamente. Perché la rivoluzione è qui: IATL rifiuta l’illusione dell’onniscienza. Ciò che non è noto non è né vero né falso: è semplicemente non ancora determinato. Un cambio di paradigma che riporta l’IA nel mondo reale, quello dove robot, software e sistemi autonomi navigano nell’incertezza.

La seconda presentazione si svolge in un’altra ala del centro congressi, dove l’aria profuma di caffè e di conversazioni intense. Il titolo è più tecnico, ma il tema è sorprendentemente concreto: “Repairing General Game Descriptions”. Questa volta Murano sale sul palco dopo aver salutato alcuni colleghi di Sydney e Parigi: il lavoro è frutto di una collaborazione internazionale con University of New South Wales, Sorbonne Paris Nord e Potassco Solutions.

La domanda da cui tutto nasce è tanto semplice quanto rivoluzionaria: cosa succede quando le regole che governano un sistema di gioco sono sbagliate? Chi programma può dimenticare una condizione di vittoria, o scrivere un enunciato ambiguo. E finora, quelle falle erano terreno per la correzione manuale. Il team di Murano definisce, per la prima volta, il problema generale delle riparazioni minimali automatiche delle descrizioni GDL difettose. Un ricercatore francese lo sintetizza alla fine: “Se l’IA deve diventare affidabile, deve anche imparare a correggersi da sola”. Ed è esattamente il punto.

Nei corridoi della conferenza, tra poster e sessioni parallele, si parla inevitabilmente di IA generativa. È il tema del momento. Ma il professor Murano non si lascia trascinare dal clamore. Durante un’intervista improvvisata, lo dice con chiarezza: “Il futuro dell’AI non è una gara tra Generativa e Formale-Simbolica, ma la Formale deve prevalere, limitando l’uso della Generativa.”

Poi aggiunge, con un tono che non lascia spazio a fraintendimenti: “Oggi c’è grande confusione su che cosa è l’intelligenza artificiale e spesso si confonde l’Intelligenza Artificiale con la Generative AI.” Per Murano, la logica formale è l’unica strada che garantisce rigore, spiegabilità e eliminazione dell’errore. La Generativa, invece, resta ancorata ai dati, alla probabilità, a un modello che non sempre è corretto e che consuma energie enormi. “L’uso sregolato della Generativa non è etico e ha un costo ambientale enorme, perché divora energia.” È una posizione coraggiosa in un mondo che sembra incantato dalle prestazioni dei modelli generativi. Ma la comunità scientifica della KR – che vive di dimostrazioni formali – lo ascolta con rispetto.

Se c’è un tema che tocca da vicino il professore, è quello dei giovani ricercatori. E qui il tono cambia. Si fa più personale, quasi amaro. “In questi ultimi tempi ho formato 12 studenti: 7 lavorano all’estero e rivestono ruoli di rilievo, 3 hanno abbandonato e solo 2 sono rimasti in Italia.” I dati scorrono come una fotografia nitida e dolorosa. Il laboratorio Astrea, di cui è direttore scientifico, è un punto di riferimento internazionale. Ma l’Italia fatica a trattenere ciò che forma.

“L’Europa deve investire in modo più massiccio non solo nella ricerca, ma nella formazione, che deve essere ampia e di base.” Il PNRR ha dato una spinta, certo. “Con i fondi del PNRR le cose stanno andando meglio, ma quando finiranno, torneremo nella stessa situazione.” Oggi il team conta 5 dottorandi e 5 post-doc. La speranza del professore è semplice: “Che la maggioranza possa restare in Italia.”

Intanto però il lavoro continua, e viaggia nel mondo. I ricercatori Marco Aruta e Ciro Listone sono da poco tornati da Abu Dhabi, dove hanno presentato un lavoro sulla leucemia alla conferenza IEEE International Conference on E-health Networking, Application & Services, con il contributo statistico di Giuseppe Murano. Il dottorando Salvatore Romano, invece, collabora con Wojtek Jamroga della Polish Academy, mentre Aruta e Francesco Improta stanno preparando le valigie per Singapore: il loro progetto è stato accettato all’AAAI-26, una delle conferenze più prestigiose al mondo. Supervisori: Vadim Malvone (Télécom Paris) e Aniello Murano.

Un collega tedesco, durante un coffee break, sintetizza il pensiero generale: “Non è comune vedere un gruppo che porta contributi teorici di questo livello con una tale continuità.” La KR di Melbourne si chiude tra applausi, nuove idee e future collaborazioni. Ma resta un fatto: in una conferenza dove la competizione scientifica è feroce, l’Italia ha brillato. Non per caso. Non per moda. Per metodo, per visione, per rigore. Il professor Aniello Murano e il suo team dimostrano che l’eccellenza italiana non è un episodio isolato: è un filone culturale che sta ridefinendo la concezione stessa dell’intelligenza artificiale. In un mondo che corre dietro ai dati, l’Italia ricorda che senza logica non c’è vera intelligenza. Nel cuore della più prestigiosa conferenza di AI formale, è una lezione che risuona forte: l’IA deve essere spiegabile, verificabile e sostenibile. E forse, oggi, è proprio questa l’eredità più importante: nell’arena globale dell’intelligenza artificiale, l’Italia non segue il dibattito. Lo guida.

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Professor Aniello Murano

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.