Fraternità, pace e speranza: l’appello natalizio del vescovo Francesco Marino

Nola, 21 Dicembre – Un Natale che non si consuma nel rito o nella nostalgia, ma che interpella la vita concreta delle persone, delle comunità e dei territori. È questo il cuore del messaggio natalizio del vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, intitolato “Incontriamo il Dio-con-noi, l’unico che è necessario”, un testo articolato in tre paragrafi che si muove tra teologia, pastorale e lettura attenta del presente.

Il punto di partenza è l’incontro: con Cristo, anzitutto, ma anche tra le persone. Un incontro che non esclude nessuno, credenti e non credenti, e che diventa generatore di fraternità, pace, speranza e fede. In un tempo segnato da frammentazioni e solitudini, il vescovo richiama il Natale come evento che rimette al centro le relazioni, perché Dio stesso, nell’incarnazione, sceglie di farsi “incontrabile”.

A sessant’anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, Marino ne richiama la ricchezza teologica e pastorale, leggendo il Natale come rivelazione dell’essenziale: «Cristo ci viene incontro e lo vogliamo riscoprire come l’unico necessario». Una prospettiva che trova eco anche fuori dai confini strettamente ecclesiali, come dimostra il riferimento al monologo di Roberto Benigni su san Pietro e alla celebre citazione di Oscar Wilde: “Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano”. Nell’incarnazione, sottolinea il vescovo, Dio stesso si è fatto incontro.

Il primo asse del messaggio è quello delle relazioni fraterne, intese come spazio concreto in cui riconoscere Cristo che si fa fratello e amico. Da qui nasce, secondo Marino, una cultura dell’accoglienza capace di contrastare isolamenti, esclusioni e ripiegamenti identitari. Il Natale educa a “fare famiglia con tutti”, soprattutto con i poveri e gli invisibili, non per una scelta sociologica, ma teologica: Dio ha scelto di rivelarsi nella povertà di un popolo e di una famiglia.

In questa cornice si inserisce il richiamo alla recente nota pastorale dei vescovi italiani sulla pace “disarmata e disarmante”, consegnata alle comunità nell’assemblea di Assisi. Un documento che il vescovo di Nola invita a leggere e studiare come primo segno concreto del Cammino sinodale delle Chiese in Italia.

La riflessione si fa poi esplicitamente civile e territoriale. Con tono misurato ma fermo, Marino guarda alle fragilità del panorama politico locale e nazionale, segnato da instabilità amministrative, dimissioni di sindaci e infiltrazioni malavitose. Senza entrare in analisi partitiche, il vescovo pone una domanda radicale: come costruire la pace se manca il dialogo e la capacità di mediazione nel governo delle città? La pace, ribadisce, nasce dal “lavoro artigianale” delle relazioni e della rete, come ricordava papa Francesco.

Da qui l’appello diretto agli uomini e alle donne della politica: disarmare interessi di parte, logiche di tornaconto e campagne elettorali permanenti, per educare soprattutto i giovani a una mentalità di pace. Alla politica, il vescovo chiede non simboli natalizi, ma un impegno concreto per la promozione umana e la diffusione dei valori cristiani fondamentali, nella disponibilità a creare spazi di incontro e di speranza condivisa.

Il messaggio si intreccia poi con il cammino dell’Anno Santo e con il pellegrinaggio diocesano a Roma, vissuto come esperienza di comunione sulla tomba di Pietro. L’augurio di Marino è che quella grazia non resti “chiusa dietro la Porta Santa”, ma apra il portone della fede e della speranza nella vita quotidiana, soprattutto per chi soffre la precarietà lavorativa, per i giovani privati di prospettive e per le comunità segnate dalla chiusura di attività commerciali e dallo spopolamento delle aree interne.

Il dolore del vescovo si fa particolarmente intenso nel pensiero ai giovani smarriti, a chi perde il lavoro, a chi vive lunghi periodi di cassa integrazione o precarietà, fino alle forme più drammatiche di disagio che portano alcuni a togliersi la vita o a rifugiarsi nello sballo. Da qui l’invito alle parrocchie a monitorare con attenzione il “polso” dei territori e a creare occasioni di incontro intergenerazionale, perché – come ricorda il profeta Gioele – i sogni degli anziani diventino visioni per i giovani.

Nel richiamare i 1700 anni del Concilio di Nicea, Marino ribadisce che il Natale resta tempo privilegiato per annunciare il mistero di Cristo, Dio che si fa carne nelle pieghe e nelle piaghe dell’umanità. Un annuncio che non può essere taciuto, come ricorda anche papa Leone XIV: “Il mondo ha bisogno di Cristo”. È questo, secondo il vescovo, il compito primario dei cristiani: portare la luce di Gesù dove si addensano le tenebre della disperazione e della delusione, incontrando anche chi non crede o vive una fede confusa.

Da qui l’ultima, netta esortazione: non ridurre il cristianesimo a moralismi o a semplici iniziative ricreative. L’arte, la cultura, la poesia e la narrativa devono essere strumenti per aprire alla profondità dell’umano, non solo occasioni di convivialità. “Le tombolate e le sagre aiutano a stare insieme – osserva il vescovo con un sorriso – ma non dimentichiamo che Cristo dà a pensare un’umanità più alta e più santa”.

Il messaggio si chiude con due appuntamenti significativi per la diocesi: il 28 dicembre 2025, per la chiusura dell’Anno Santo in comunione con tutte le Chiese del mondo, e l’8 gennaio 2026, la celebrazione Pro Episcopo, nella quale monsignor Marino desidera rendere grazie al Buon Pastore per la chiamata al ministero episcopale. Un ringraziamento che, ancora una volta, nasce dall’incontro. Quello con il Dio-con-noi, l’unico davvero necessario.

 

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.