Non era più tenuta a farlo, ma è salita in ambulanza: così una dottoressa ha strappato un uomo alla morte
Napoli, 8 Gennaio – Nel giorno in cui avrebbe dovuto spegnere settanta candeline, la dottoressa Mariarosaria Sestito ha scelto di fare ciò che fa da una vita: prendersi cura degli altri. E lo ha fatto fino in fondo, con lucidità, coraggio e senso del dovere, salvando la vita a un suo paziente e ricordando a tutti cosa significhi davvero essere medico di famiglia.
Medico di base a Napoli, la dottoressa Sestito aveva già raggiunto l’età della pensione. Avrebbe potuto fermarsi. Invece aveva chiesto di restare in servizio fino a 72 anni, senza attendere nemmeno una risposta formale dall’Asl. «Non si abbandonano i propri pazienti quando hanno bisogno», dirà poi. Parole semplici, che raccontano una vocazione prima ancora che una professione.
Il 5 gennaio si reca a casa di un uomo di poco più di cinquant’anni, fragile, diabetico, fumatore. I sintomi non lasciano tranquilli: una respirazione compromessa, il sospetto di una broncopolmonite. Avvia subito la terapia e prescrive una radiografia toracica. L’esame non evidenzia complicazioni gravi, ma l’attenzione resta alta. Troppo alta per ignorare, nei giorni successivi, quella nuova telefonata arrivata dopo l’Epifania.
Il paziente sta peggio. Molto peggio. Nel pomeriggio la dottoressa Sestito torna a casa sua e capisce immediatamente che la situazione è critica: la saturazione è scesa a 74, un valore che mette a rischio la vita. Chiama il 118, codice rosso. All’arrivo dell’ambulanza, però, si accorge che il mezzo non è medicalizzato. È in quel momento che la scelta diventa inevitabile.
«Mi è stato chiesto di salire in ambulanza con il paziente. Non potevo lasciarlo solo». Durante il tragitto le condizioni precipitano. Serve intervenire subito: cortisone, ossigeno al massimo. Ogni minuto conta. Ogni decisione pesa. Se la dottoressa Sestito non fosse stata lì, Carlo — così si chiama l’uomo — probabilmente non ce l’avrebbe fatta.
Arriva vivo al Pronto Soccorso. Oggi è in ripresa, lenta ma costante. Una vita salvata grazie a una presenza che non si è tirata indietro, grazie a un medico che ha scelto di restare “in trincea”, come spesso accade alla medicina di famiglia.
Un gesto che assume un valore ancora più forte proprio perché compiuto nel giorno di un compleanno simbolico, quello dei settant’anni. Un giorno che per molti segna la fine di un percorso, e che per la dottoressa Sestito si è trasformato nell’ennesima conferma di una scelta: esserci.
A sottolinearne il significato è anche Silvestro Scotti, segretario generale della Fimmg: «Gesti come quello della dottoressa Sestito rappresentano l’essenza stessa della medicina di famiglia: la vicinanza, la tempestività e l’umanità che spesso fanno la differenza tra la vita e la morte». Senza polemiche, ma con la consapevolezza di un sistema sotto pressione, Scotti richiama l’attenzione su una sanità territoriale che regge grazie a professionisti pronti ad andare oltre i confini formali del proprio ruolo.
La storia di Mariarosaria Sestito non è solo una storia di eroismo. È il racconto silenzioso di una dedizione quotidiana, di una responsabilità sentita come personale, di una medicina che non si limita a curare ma accompagna, protegge, resta. Anche quando sarebbe più facile andare via.
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