Savoldi, l’uomo dei gol pesanti: addio al bomber simbolo del Napoli anni ’70

Napoli, 26 Marzo – Se ne va un pezzo di calcio romantico, quello dei centravanti che vivevano d’istinto e coraggio, delle domeniche allo stadio con il pallone pesante e i sogni leggeri. Beppe Savoldi è morto a 79 anni. A darne notizia è stato il figlio Gianluca con un messaggio affidato ai social: parole intime, familiari, che raccontano un addio accompagnato dagli affetti più vicini, “custodi dei valori e dell’amore” che hanno segnato il suo percorso umano prima ancora che sportivo.

Savoldi non è stato soltanto un attaccante prolifico. È stato un simbolo di un’epoca in cui il calcio iniziava a cambiare pelle. Nel 1975 il suo trasferimento dal Bologna al Napoli per due miliardi di lire fece rumore in tutta Italia: una cifra mai vista prima, che gli cucì addosso per sempre l’etichetta di “mister due miliardi”. Ma dietro il primato economico c’era soprattutto un centravanti moderno, potente e tecnico, capace di attaccare la profondità e di segnare in ogni modo.

A Napoli, Savoldi trovò il palcoscenico ideale per entrare nella memoria collettiva. Dal 1975 al 1979 fu il riferimento offensivo di una squadra ambiziosa, e il suo nome resta legato soprattutto alla Coppa Italia del 1976. Il 29 giugno, nella finale contro il Verona, firmò una doppietta che consegnò il trofeo agli azzurri e lo proiettò definitivamente nel cuore dei tifosi. Gol pesanti, esultanze misurate, la figura elegante di chi lasciava parlare il campo.

Il cordoglio del club partenopeo, espresso dal presidente Aurelio De Laurentiis, lo definisce “straordinario bomber azzurro e indimenticabile emblema del calcio italiano”. Parole che restituiscono il peso di una carriera costruita tra Atalanta, Bologna e Napoli, sempre con il marchio del realizzatore puro, rispettato dagli avversari e amato dal pubblico.

Negli ultimi giorni Savoldi è stato assistito dai medici e dagli infermieri dell’ospedale Papa Giovanni XXIII e dell’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo, rimanendo circondato dai suoi luoghi e dalla sua casa, come ha raccontato la famiglia. Un addio discreto, lontano dai riflettori, proprio come il suo stile.

Resta l’immagine di un numero nove d’altri tempi, concreto e silenzioso, capace di trasformare ogni pallone in occasione. E resta, soprattutto, il ricordo di un calcio in cui i bomber diventavano leggende senza bisogno di clamore. Beppe Savoldi apparteneva a quella razza lì. E con lui se ne va un frammento prezioso di storia azzurra.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.