Napoli, 6 Giugno Una giornata intera, dieci ore di confronto, decine di interventi qualificati, un’unica direzione: costruire un’alleanza solida e consapevole tra medicina e intelligenza artificiale. È quanto accaduto ieri a Napoli durante il congresso “Medicina e I.A., Oggi e domani”, ospitato nella sede dell’Unione Industriali e promosso da un comitato scientifico che unisce competenze cliniche e ingegneristiche ai massimi livelli.

L’evento ha visto la partecipazione di medici specialisti, accademici e innovatori, in un confronto serrato sul presente e sul futuro della sanità, oggi chiamata a integrarsi con strumenti digitali sempre più sofisticati, capaci di elaborare dati, formulare ipotesi diagnostiche e persino suggerire terapie. A coordinare i lavori, il dott. Giuseppe Bruzzese e il dott. Aldo Celentano, rispettivamente Direttore e già Direttore dell’U.O.C. di Cardiologia dell’Ospedale Pellegrini, affiancati dalla dott.ssa Daniela Paonessa e dagli ingegneri Marco Aruta e Aniello Murano. Quest’ultimo, ordinario di Informatica al DIETI dell’Università Federico II e direttore del laboratorio di Intelligenza Artificiale Astrea, ha portato al tavolo un punto di vista cruciale: quello di chi lavora sulla frontiera tra algoritmo e applicazione clinica.

Proprio il prof. Aniello Murano, Premio EurAI e vicepresidente Euranas, ha presentato Infant, un progetto di rete oncologica pediatrica in cui l’intelligenza artificiale agentica – precisa, predittiva, formalmente controllata – supporta il lavoro dei medici nel trattamento di malattie complesse. “Non possiamo più pensare l’AI come una minaccia – ha detto – ma come uno strumento da indirizzare eticamente. La velocità e la capacità di analisi non sostituiscono il pensiero medico, ma lo potenziano.”

Il congresso ha dato spazio a un dialogo franco e a tratti critico, come dimostrano gli interventi del dott. Bruzzese e del dott. Ferdinando De Leo, dirigente dell’U.O.C. Cardiologia del Pellegrini, che hanno denunciato il rischio crescente dell’autodiagnosi da parte dei pazienti, alimentata da informazioni non verificate reperite online. “La figura del medico – hanno sottolineato – rischia di essere marginalizzata da un flusso incontrollato di dati che sostituiscono, anziché supportare, la professionalità clinica.”

A riequilibrare la visione, l’intervento del Direttore del DIETI, prof. Fabio Villone, che ha esaltato il ruolo pionieristico del suo dipartimento, “eccellenza nazionale” per due volte consecutive, definendolo “alfiere della modernità”. Per Villone, “l’IA è una forza dirompente, ma deve essere governata”, tracciando così una linea guida che ha attraversato l’intero congresso: aprirsi al futuro senza abbandonare le responsabilità del presente.

Ampio spazio è stato dedicato agli sviluppi tecnologici più recenti. La prof.ssa Fanny Ficuciello, esperta di automatica del DIETI, ha illustrato i traguardi raggiunti nel campo della robotica chirurgica, enfatizzando l’importanza della ricerca traslazionale. Il prof. Carlo Sansone, vicepresidente del partenariato nazionale FAIR, ha invece analizzato le opportunità offerte dalle AI generative, richiamando però l’attenzione sul quadro normativo europeo in evoluzione e sull’urgenza di una riflessione etica sull’uso clinico degli strumenti decisionali automatizzati.

L’ingegnere Marco Aruta, dottorando del DIETI e tra i promotori dell’iniziativa, ha guidato una sessione dedicata all’ecosistema delle startup med-tech partenopee, dimostrando come Napoli possa giocare un ruolo chiave nello sviluppo di soluzioni tecnologiche al servizio della salute. Infine, Giorgio Ventre, Direttore della Apple Developer Academy, ha lanciato un messaggio forte sulla necessità di investire non solo in infrastrutture ma soprattutto nella formazione: “Non possiamo formare i professionisti di domani con strumenti e metodologie del passato. Serve formazione continua, interdisciplinare, e un dialogo stabile tra medici e ingegneri.”

Un’esortazione accolta anche dal Presidente dell’Unione Industriali di Napoli, Costanzo Jannotti Pecci, che ha sintetizzato così lo spirito della giornata: “Non demonizziamo l’IA. Impariamo a usarla, a indirizzarla, a renderla parte di un progetto umano e professionale più ampio.” Il congresso si è concluso con un impegno preciso da parte del Comitato scientifico: promuovere corsi di alta formazione in Intelligenza Artificiale e sue applicazioni per la professione medica. Un passo concreto verso quella cultura trasversale che gli organizzatori ritengono ormai indispensabile per affrontare le sfide della sanità digitale.

Il congresso “Medicina e I.A., Oggi e domani” ha messo in luce una realtà ineludibile: la sanità del futuro non potrà prescindere dalla tecnologia, ma non potrà nemmeno affidarsi ad essa senza discernimento. L’intelligenza artificiale – con la sua capacità di processare dati, individuare pattern e offrire supporti decisionali – rappresenta un’opportunità enorme, ma non una scorciatoia. È un mezzo, non un fine. La medicina, dal canto suo, è chiamata a rinnovarsi, ad aprirsi a un lessico nuovo, a forme di collaborazione inedite. Non si tratta di difendere il proprio territorio, ma di estenderlo, includendo nella pratica clinica strumenti che, se ben compresi e utilizzati, possono rendere l’azione del medico più efficace e tempestiva.

In questo scenario, tre parole chiave emergono con forza: etica, formazione, responsabilità. L’etica come bussola per orientare le scelte, la formazione come strumento per prepararsi al cambiamento, la responsabilità come antidoto all’automatismo. L’alleanza tra medicina e intelligenza artificiale non è una provocazione, ma una necessità storica. Sta a noi decidere se subirla o guidarla.

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Prof Aniello Murano – scienziato, Premio EurAI di Intelligenza artificiale
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Ingegnere Marco Aruta, membro di Astrea e del Comitato scientifico del Congresso, dottorando Università Federico II (DIETI)
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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.