Politica

Muore il boss della Nco Cutolo e sui social viene eretto a mito e santo insieme ai narcotrafficanti sudamericani e a capi di Cosa Nostra

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Il neo-melodico Gino Ferrante: “Ha dato tanti posti di lavori, dovrebbero nascerne altri come lui.” Borrelli: “Nessuna lacrima per la morte di Cutolo né per quella di qualsiasi altro camorrista.”

Napoli, 18 Febbraio – È morto il boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo all’ età di 79 anni.  Cutolo è deceduto nel reparto sanitario del carcere di Parma dove era detenuto con il regime di 41bis.

La morte di uno dei boss più sanguinari, crudeli ed efferati della storia della criminalità organizzata campana ha però spaccato in due l’opinione pubblica e diversi sono stati gli omaggi e i messaggi di compianto e di esaltazione, soprattutto sui social, per il fondatore della Nco.

Al Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli, che da tempo ormai si è schierato in prima linea contro la cultura criminale e la camorra, avendo anche dato vita ad una protesta popolare contro le scarcerazioni dei boss avvenute nel primo lockdown per la pandemia da coronavirus, sono stati segnalati diversi messaggi pro-Cutolo, eretto da una certa parte della popolazione, purtroppo, a mito, leggenda, a esempio da seguire. Il cantante neomelodico Gino Ferrante scrive su Facebook: ” L’UOMO CON ONORE E OMERTÀ HAI FATTO TANTO DEL MALE PER TANTI DEFICIENTI MA, IN QUEL MALE HAI DATO LA VITA POSTI DI LAVORO HAI DATO QUELLO CHE LA POLITICA INSIEME ALLO STATO E ALLA CHIESA NON SONO MAI STATI ALL’ALTEZZA DELLA TUA PERSONA. PER IL POPOLO ITALIANO DOVREBBE NASCERE UNA PERONA COME TE! ADDIO CHE RIPOSI IN PACE .” Sulla piattaforma a Tik Tok un uomo mostra fiero, sulle note di una canzone trap che parla di “Ak-47”, il volto di un giovane Raffaele Cutolo in compagnia di quelli di Al Capone e dei narcotrafficanti Pablo Escobar e “El Chapo” Guzman.

“Non una lacrima abbiamo versato per la morte di Cutolo e mai ne verseremo per nessun boss e camorrista, nessuno dovrebbe farlo. Durante il primo lockdown, Cutolo, tramite il proprio legale, chiese al giudice di sorveglianza di poter essere scarcerato e di proseguire la pena ai domiciliari ma noi ci opponemmo, facendo lo stesso per tutte le altre scarcerazioni di boss, ottenendo anche una vittoria.

È triste, inquietante e spaventoso che tante persone abbiamo dedicato alla morte di uno dei boss più crudeli di sempre tanti messaggi d’affetto, di esaltazione, che quasi lo santificano. Qui non si tratta di pietà cristiana, non può esserci pietà per uno che ha generato tanta paura, morte, dolore e disperazione, ma si parla di esaltazione della camorra e della cultura criminale che, purtroppo, come stiamo già denunciando da tempo, si sta diffondendo sempre più in maniera pericolosa.  A noi ci fanno ribrezzo i boss, i camorristi e chi li difende, li sostiene e li esalta perché è proprio grazie a questi ultimi che la camorra nella nostra terra continua a proliferare ed insinuarsi sempre più nel tessuto sociale, politico, economico e culturale. Questa mentalità va combattuta e repressa ad ogni costo, per sconfiggere la camorra bisogna prima estirpare questo pensiero filo-camorrista.

Sono stati davvero troppi i messaggi di apprezzamento per Cutolo, il cantante neomelodico Gino Ferrante, che già in passato avevamo attaccato dopo che aveva pubblicato un annuncio dove ricercava persone dalla ‘mentalità mafiosa’ per i suoi videoclip, definisce deficienti chi considera Cutolo un criminale e vorrebbe che ne nascessero altri come il boss.  Senza parole. E poi canzoni, nuove o più datate, tatuaggi, fotomontaggi, tutto per esaltare una persona che tutti dovremmo ripudiare. Eppure così non è.

Cutolo è morto in carcere, durante il 41bis, il regime carcerario duro, molto duro ed è giusto che sia così’. I camorristi devono saperlo e ricordarselo: se intraprendono quella strada il futuro gli potrà riservare soltanto la morte in carcere. “– è stato il commento del Consigliere Borrelli.

 

 

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