Napoli, 25 Febbraio – C’è attesa per la decisione del giudice per le indagini preliminari sulla richiesta di incidente probatorio nell’inchiesta relativa alla morte del piccolo Domenico, avvenuta domenica scorsa nella terapia intensiva dell’ospedale Ospedale Monaldi di Napoli.
Si tratta di un passaggio cruciale per l’indagine: l’autopsia dovrà chiarire le cause del decesso del bambino e, allo stesso tempo, consentire il dissequestro della salma per permettere la celebrazione dei funerali.
Domani la Procura di Napoli conferirà l’incarico ai consulenti tecnici per l’analisi dei telefoni cellulari sequestrati ai sette indagati. Un’attività ritenuta strategica per ricostruire comunicazioni, procedure e passaggi organizzativi legati al trapianto di cuore cui il piccolo era stato sottoposto.
Intanto, una fotografia ha confermato quanto già emerso circa due settimane fa e anticipato dall’ANSA: per il trasporto dell’organo sarebbe stato utilizzato un contenitore di plastica rigida, simile a quelli impiegati per mantenere fresche le bevande, portato da Napoli a Bolzano e poi rientrato nel capoluogo partenopeo con il cuore risultato danneggiato dalle temperature troppo basse.
L’immagine mostra un box blu con manico arancione, recante la scritta a pennarello “S. OP. C. CHPED”, acronimo di Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica. Il contenitore sarebbe stato utilizzato dall’équipe del Monaldi recatasi a Bolzano per l’espianto del cuore, poi trapiantato a Napoli.
Secondo una prima analisi tecnica, tuttavia, il nodo centrale della vicenda non risiederebbe esclusivamente nella tipologia del contenitore, ma soprattutto nel metodo di refrigerazione impiegato. In particolare, sarebbe stato utilizzato ghiaccio secco — che può raggiungere temperature fino a meno 80 gradi — invece del ghiaccio tradizionale, che consente di mantenere l’organo in uno stato di ipotermia controllata tra 0 e 4 gradi per il tempo necessario al trapianto. L’eccessivo abbassamento della temperatura avrebbe compromesso l’integrità del cuore.
Sul fronte delle responsabilità, interviene l’avvocato Gennaro Razzino, legale del professor Giuseppe Limongelli, in merito alle dimissioni di quest’ultimo dalle funzioni di responsabile della gestione cardiologica pre-chirurgica.
“In relazione alla fase immediatamente precedente al trapianto, alla fase chirurgica e post chirurgica, non ha avuto alcun ruolo né ha ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e del follow up trapianto pediatrico”, afferma il legale in una nota, spiegando che proprio per questi motivi il professore avrebbe rassegnato le dimissioni dall’incarico specifico.
Limongelli resta comunque primario dell’unità di malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi, struttura che fa capo all’Azienda dei Colli, e — secondo quanto precisato dal suo legale — è stato responsabile della gestione cardiologica del piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto. L’inchiesta prosegue per accertare eventuali responsabilità e chiarire tutti i passaggi di una vicenda che ha suscitato forte emozione nell’opinione pubblica.
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