L’allarme del nipote dell’artista: “L’opera nell’abside di Santa Maria di Costantinopoli è stata distrutta o ricoperta. Nessuna risposta dalle istituzioni”.
Benevento, 26 Maggio – Un inquietante giallo scuote il patrimonio artistico e culturale del territorio sannita. All’interno della Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Benevento, un imponente affresco a firma del pittore Giuseppe Moroni (Cremona 1888 – Roma 1959) è letteralmente sparito dalla vista dei fedeli e degli studiosi. A denunciare l’accaduto è Angelo Allegrini, nipote dell’artista, nonché suo erede e curatore del prezioso archivio pittorico.
L’opera, situata nell’abside dell’edificio sacro, non è più visibile: un vuoto inaspettato che ha spinto il curatore a sollecitare le autorità competenti per ottenere chiarimenti immediati su quanto avvenuto tra le mura della parrocchia, tra cui la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento. “L’affresco – ha dichiarato Allegrini all’agenzia ANSA – è stato, con mio sommo disappunto, distrutto o, spero, solo ricoperto. Per questo mi sono rivolto alle istituzioni senza al momento riuscire ad ottenere risposte da nessuno”.
Un silenzio istituzionale che aggrava la preoccupazione per le sorti di una testimonianza pittorica di inestimabile valore storico e sociale. Il legame tra Giuseppe Moroni e la Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli è profondo e ampiamente documentato. L’edificio custodisce infatti diverse realizzazioni del maestro cremonese, rendendolo un vero e proprio scrigno della sua arte. Tra le opere ancora visibili figurano: diverse pale d’altare, le stazioni della Via Crucis, l’imponente portale esterno in mosaico.
Tuttavia, l’affresco absidale di cui si sono perse le tracce rappresentava un unicum nel panorama della produzione dell’autore. L’opera fondeva soggetti sacri e religiosi con la cruda narrazione storica: vi erano infatti raffigurati eventi bellici e un vivido e drammatico riferimento alla catastrofica alluvione di Benevento del 1949. Questo rendeva il dipinto non solo un manufatto devozionale, ma un vero e proprio documento di memoria collettiva per l’intera cittadinanza beneventana. La gravità della possibile perdita inoltre, si misura anche attraverso il prestigio di Giuseppe Moroni. Attivo nella prima e nella seconda metà del Novecento, l’artista ha esposto nei più importanti saloni dell’epoca, calcando le scene di Milano, Torino e Cremona, oltre a presenziare alla prestigiosa Quadriennale di Roma e alla Biennale di Venezia.
Il suo talento nell’arte sacra e figurativa è stato certificato da premi di rilevanza nazionale: 1925: Primo premio al Concorso Artistico Nazionale Francescano di Milano con il quadro “S. Francesco riceve le Stimmate”. Esposizione Internazionale di Arte Sacra a Padova: Premiato per la tela “Miraculorum – Sant’Antonio risuscita un bimbo morto”. 1927: Medaglia d’argento conferita dal Ministero della Pubblica Istruzione per l’opera “S. Francesco guarisce il lebbroso”. Oltre alla pittura da cavalletto, Moroni è celebre nel panorama artistico italiano per i grandi cicli di affreschi realizzati in luoghi iconici. Tra i più famosi si annoverano quelli per le Terme Berzieri di Salsomaggiore, le Terme Tettuccio di Montecatini (delle quali ricorrerà il centenario nel 2028), la Collegiata di San Bartolomeo Apostolo a Busseto e la Chiesa dei Barnabiti a Cremona.
L’interrogativo ora pende inesorabile sulle navate di Santa Maria di Costantinopoli: l’affresco che raccontava il dramma dell’alluvione e la speranza della fede è andato perduto per sempre sotto i colpi dell’incuria o di un intervento avventato, oppure giace ancora intatto, meramente celato da un incauto strato di vernice? La palla passa ora alla Soprintendenza e alle autorità ecclesiastiche, chiamate a far luce su un “giallo” che mortifica l’arte e cancella un pezzo fondamentale della memoria storica cittadina.
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