Olympic Art apre a Milano: focus sull’artista dell’agro nolano Sofia Dell’Aversano Orabona

Milano, 6 Febbraio – Milano si prepara ad accendere i riflettori sull’arte contemporanea con l’apertura al pubblico della mostra “Olympic Art”, in programma dal 6 al 22 febbraio negli spazi di Artemida. L’inaugurazione, fissata per giovedì 6 febbraio alle ore 18, segna l’avvio di un progetto espositivo che intreccia creatività, visioni artistiche e spirito olimpico, in dialogo ideale con Milano e Cortina, future capitali dei Giochi Invernali.

Il titolo della mostra richiama esplicitamente l’orizzonte olimpico, inteso non solo come evento sportivo ma come potente catalizzatore di energie, idee e contaminazioni culturali. Olympic Art nasce infatti con l’obiettivo di esplorare le molteplici fonti di ispirazione che alimentano il processo creativo contemporaneo, lasciando agli artisti piena libertà interpretativa e linguistica. Pittura, fotografia, arte digitale, design e sperimentazione convivono in un percorso che riflette la pluralità di sguardi e sensibilità del panorama artistico internazionale.

La serata inaugurale vedrà la presentazione ufficiale dell’evento da parte del direttore artistico di Artemida, Massimiliano Sista, affiancato dalla critica d’arte e giornalista Francesca Anita Gigli, autrice del testo critico introduttivo della mostra. Ospite speciale dell’apertura sarà Désirée Coata, scrittrice, content creator e social media manager conosciuta come @milanoperme, che accompagnerà il pubblico lungo il racconto dell’esposizione. Nel corso della serata, Francesca Anita Gigli decreterà inoltre i tre artisti vincitori della rassegna, ai quali dedicherà un approfondimento critico individuale.

Olympic Art si configura anche come una piattaforma concreta di visibilità e incontro tra artisti e pubblico: le opere esposte, fisiche e digitali, saranno presentate a collezionisti, appassionati e potenziali acquirenti, rafforzando il ruolo dell’arte come protagonista attiva della narrazione culturale italiana legata alle Olimpiadi.

Tra i numerosi artisti selezionati – provenienti da tutto il mondo e portatori di stili e poetiche differenti – spicca la presenza di Sofia Dell’Aversano Orabona, artista napoletana originaria dell’agro nolano, chiamata a esporre i suoi lavori fotografici a Milano. Una partecipazione che rappresenta un riconoscimento significativo per una ricerca visiva coerente e profondamente radicata nell’osservazione dei luoghi e delle loro memorie.

«È stato per me motivo di profonda gioia ed edificazione essere stata invitata ad esporre da questa importante galleria, che ha apprezzato le mie foto su Instagram», racconta l’artista. «Vivo per immortalare il mondo che mi circonda. Vivo quasi sempre con una macchina fotografica in mano e qualsiasi cosa che incontro mi suscita una sensazione, un’emozione, un ricordo. Mi attraggono le poesie urbane, i luoghi che esprimono qualcosa o che custodiscono il passaggio di qualcuno: un mistero in cui guardo e mi perdo».

Nata a Napoli nel 1984, Sofia Dell’Aversano Orabona si avvicina inizialmente al disegno e alla pittura, per poi trovare nella fotografia il linguaggio privilegiato della propria ricerca, affascinata dalla sua capacità di catturare il tempo e trasformarlo in esperienza percettiva. Formata in ambito grafico, fotografico e della comunicazione visiva, arricchisce il proprio percorso con studi artistici, pubblicitari e accademici, approfondendo anche il linguaggio cinematografico e audiovisivo.

Al centro del suo lavoro c’è il concetto di luogo, inteso come spazio fisico, mentale ed emotivo: ambienti attraversati, smarriti o interiorizzati, mai posseduti ma capaci di generare memoria e immaginazione. Le sue immagini, essenziali e silenziose, oscillano tra intimità e scena urbana, tra dimensione pittorica e suggestione metafisica, ponendosi come soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta invisibile. Una ricerca che dialoga con tematiche sociali e antropologiche e che le ha valso premi nazionali e internazionali, oltre a numerose esposizioni in gallerie e spazi pubblici.

Nel contesto di Olympic Art, dove linguaggi e visioni si intrecciano in un racconto corale, il lavoro di Sofia Dell’Aversano Orabona si distingue per la sua capacità di sottrazione e ascolto. La sua fotografia non cerca l’evento, ma l’attesa; non l’azione, ma la traccia. È uno sguardo che si posa sui luoghi come su corpi silenziosi, restituendone le vibrazioni invisibili, le memorie sospese, le presenze assenti. Le sue immagini non documentano: evocano. Si muovono in un territorio liminale, dove la città diventa spazio interiore e il paesaggio urbano si carica di una tensione poetica che parla di tempo, di passaggi, di identità. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’eccesso visivo, la sua ricerca fotografica sceglie la lentezza e l’essenzialità, invitando l’osservatore a fermarsi, a guardare davvero, a sentire.

È proprio questa qualità contemplativa, profondamente contemporanea e al tempo stesso intima, a rendere la presenza di Sofia Dell’Aversano Orabona particolarmente significativa all’interno della mostra milanese. La sua arte si inserisce con naturalezza nella narrazione di Olympic Art, offrendo una visione alternativa dell’energia olimpica: non quella dell’impulso e della competizione, ma quella più silenziosa e duratura della memoria, del luogo e dell’esperienza umana. In questo dialogo tra sport, cultura e creatività, la sua fotografia si afferma come un gesto poetico di resistenza allo sguardo distratto, ricordando che l’arte, prima ancora di essere vista, è qualcosa da abitare.

Sofia Dell’Aversano Orabona nasce a Napoli nel 1984. Il disegno e la pittura stimolano inizialmente la sua creatività, mentre in seguito il fascino della fotografia, con la sua immediatezza e la capacità di catturare il tempo, diventa il linguaggio privilegiato della sua ricerca. Attraverso le immagini ama raccontare vite sospese tra bellezza e inquietudine, muovendosi tra realtà e dimensione poetica. Si forma in ambito grafico, fotografico e della comunicazione visiva, proseguendo con studi artistici e pubblicitari che arricchiscono il suo sguardo multidisciplinare. Approfondisce successivamente il linguaggio fotografico e quello cinematografico in ambito accademico, sviluppando un forte interesse per la narrazione per immagini, il tempo e lo spazio. Nel corso della sua formazione sperimenta anche la realizzazione di opere audiovisive e cinematografiche, senza mai abbandonare la ricerca fotografica, e completa il proprio percorso con una specializzazione legata all’immagine e alla progettazione scenica per il cinema. La sua ricerca visiva è centrata sul concetto di luogo inteso come spazio fisico, mentale ed emotivo. La pratica artistica nasce dall’osservazione lenta e dall’ascolto degli spazi: luoghi attraversati, smarriti o interiorizzati, mai realmente posseduti, ma capaci di generare memoria, immaginazione e riflessione, con una particolare attenzione alle tematiche sociali e antropologiche. Nei suoi lavori, luce, colore e materia assumono un ruolo centrale, dando vita a immagini e paesaggi essenziali e silenziosi che oscillano tra intimità e scena urbana, tra il pittorico e il metafisico. L’immagine si configura così come un’esperienza percettiva più che come una semplice rappresentazione, una soglia tra ciò che è visibile e ciò che resta invisibile. Collabora con artisti e professionisti in ambiti che spaziano dall’arte contemporanea alla fotografia, dal cinema alla scultura. Vincitrice di premi nazionali e internazionali, espone in gallerie private e in contesti espositivi di interesse pubblico. Svolge inoltre attività didattica in ambito universitario, occupandosi di fotografia e comunicazione visiva.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.