Dj italiano morto a Ibiza, indagini sulla condotta della polizia spagnola
Ibiza, 22 Luglio – «Non cerchiamo vendetta né colpevoli. Vogliamo solo giustizia». Sono le parole di Giuseppe Noschese, medico napoletano e padre di Michele Noschese, il dj 35enne deceduto lo scorso 19 luglio a Ibiza in circostanze ancora da chiarire. Secondo la ricostruzione ufficiale fornita dalla Guardia Civil, il giovane sarebbe morto per un arresto cardiaco in seguito a un malore durante un intervento della polizia. Ma la famiglia contesta la versione, parlando apertamente di sospette violenze da parte degli agenti.
Il decesso è avvenuto all’alba, nell’abitazione di Michele a Santa Eulalia, dove si stava tenendo una festa con amici. Alcuni schiamazzi avrebbero spinto i vicini a chiamare le forze dell’ordine. Da quel momento, secondo quanto riferito da testimoni e dallo stesso padre del dj, gli agenti avrebbero fatto uscire tutti gli ospiti, rimanendo soli con il giovane. «Mi è stato detto che mio figlio è stato legato mani e piedi, messo in condizione di totale sottomissione e malmenato con particolare violenza», ha raccontato Giuseppe Noschese in un’intervista alla Tgr Campania. «Non è stato nemmeno portato in ospedale, ma direttamente all’obitorio».
La famiglia, assistita dall’avvocato Paola Filippelli, ha presentato un esposto in cui si chiede l’apertura di un’indagine per omicidio volontario e l’identificazione degli agenti coinvolti. L’esposto sollecita inoltre l’acquisizione e la messa in sicurezza dei filmati dell’intervento.
Dalla Spagna, la versione fornita dalla Guardia Civil è diversa: secondo il rapporto ufficiale, Noschese, «in stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze stupefacenti», avrebbe minacciato un vicino con un coltello. Gli agenti, una volta intervenuti, avrebbero tentato di immobilizzarlo. Durante l’operazione, il giovane avrebbe iniziato ad avere convulsioni. Inutili i tentativi di rianimazione: il dj sarebbe morto sul posto per un arresto cardiaco.
Testimoni presenti quella sera, riportano però dettagli inquietanti: Michele sarebbe stato colpito al volto e alle spalle dagli agenti, trascinato fuori casa e caricato su un’ambulanza diretta subito all’obitorio. La famiglia contesta inoltre l’autopsia, giudicata troppo sbrigativa: il consulente di parte, giunto sull’isola solo il giorno successivo, ha annunciato l’intenzione di chiedere ulteriori approfondimenti.
Intanto la Farnesina, tramite il consolato italiano a Barcellona, ha garantito assistenza e supporto ai familiari. «Vogliamo capire come un ragazzo in perfetta salute sia potuto morire in questo modo», ha dichiarato il padre. «Una spiegazione plausibile ci permetterà almeno di trovare un po’ di pace».
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