Marigliano, 30 Novembre – Si stringono, si abbracciano, si incrociano gli sguardi con le lacrime che rigano il volto. Sono tutti fuori casa del loro angelo: Simone, la cui vita si è interrotta a 16 anni per un terribile incidente in via Nuova del Bosco. In quel maledetto incrocio dove nel buio e nel terribile impatto del suo scooter contro un auto alle 22.30 di mercoledì sera si è consumata la tragedia. Simone non c’è più. L’amico che era dietro invece è in ospedale, non in pericolo di vita ma con diverse fratture. Dovrà subire anche un intervento. Li a Faibano è un via vai di persone, ma soprattutto di volti innocenti di ragazzi. Andava orgoglioso Simone del suo patentino.

L’11 dicembre avrebbe compiuto 17 anni. Era un Natalino, Simone, destinato a tanto successo. Era un comunicatore, un trascinatore, amava stare tra la gente. Era per le occasioni un calciatore, un cronista sportivo. Si dilettava ad intervistare gli amici. Era davvero speciale. Era l’amico di tutti. Indossava sempre il casco e invitava i suoi amici a fare altrettanto. Lo scooter per lui rappresentava l’autonomia , la possibilità di potersi spostare dalla periferia di Fabiano al centro. Un modo per sentirsi grande. I compagni sono distrutti. All’ingresso della scuola, all’indomani del tragico incidente, sull’atrio dell’istituto “Manlio Rossi Doria”, nei pressi delle scale che conducono al primo piano hanno messo un manifesto con la sua faccia e hanno girato un video per dire in poche parole chi era il loro amico Simone.

Simone era l’amico di tutti. Aveva la testa sulle spalle, ci diceva sempre di fare attenzione e di indossare il casco. La mattina entrava sempre con 15 minuti di ritardo per fumare una sigaretta. Aveva timore delle interrogazioni, noi lo rincuoravamo: “Gli dicevamo Simone parla con la prof: capirà”. Piangono tutti mentre le note di “Don’t cry , no More” affollano la mente. La canzone del rapper Shiva duettata con Geolier, quante volte l’avranno ascoltata non soffermandosi sul significato. Mai avrebbero immaginato che quelle note avrebbero potuto rappresentare una realtà vissuta così tanto sulla loro pelle. “Tu ire ‘o core mio e nu’ pozzo vivere senza Si veco na stella, nn’esprimo ‘o desiderio, veco addò atterra E tu sorridive sempe, mammeta nn’o fà cchiù pe sempe Ma nuje te penzammo pe sempe Frate addiventano fiore dint’o funerale Oppure addiventano ‘a faccia ‘ncopp’a nu murales Te scrivo messagge Whatsapp pe fà fesso ‘o penziero ca nun ce staje Cchiù vicino a me E avesse bisogno ‘e te, ‘ncoppa sicuro staje meglio, i’ sto a ll’inferno Ormai ‘sta vita è corta, nun fernesceno ‘e righe, bensì l’inchiostro”.

Fa male, fa tanto male il cuore. La loro stella non è più tra loro. E’ eterea, confinata nell’immaterialità e in quell’approccio filosofico, unica strada per sopportare il dolore e andare avanti. Chi resta ha il dovere di vivere per ricordare e tenere viva la memoria di chi non c’è più. Hanno bisogno gli angeli di essere tenuti in vita. Bisogna sempre riservargli uno spazio vicino a noi. Se si è credenti non dobbiamo mai fare in modo che il loro passaggio terreno sia stato vano. E’ nell’animismo che si vede la vera forza dell’amore. Ne sa qualcosa la sua giovane amica speciale, una fidanzatina, che affoga il dolore in una lunga lettera scritta tra singhiozzi e lacrime. “Siamo cresciuti insieme. Rispondevi ad ogni mia chiamata o messaggio e mi dicevi “Nenne’ io ci sarò sempre. Ricorda che anche se non ci dovessi più essere tu devi andare avanti”. Che maturità, nonostante la giovane età e che sentimenti nobili. Dovete andare avanti ragazzi.

Cari genitori, cara nonna, caro Peppe, cari amici e amiche Simone si dispiacerebbe nel vedervi infelici e farebbe il diavolo a quattro per vedervi sorridere. Non si può sorridere certo di fronte ad una tragedia così grande, ma bisogna sforzarsi di trovare la forza nel tenerne viva la memoria attraverso l’impegno coinvolgendo gli amici e tutti quelli che gli volevano bene. Al Manlio Rossi Doria l’atmosfera è di dolore. Anche al liceo Colombo ci sono le sue immagini nell’atrio. Come non piangere…l’emozione avvince. Simone era proprio un bravo ragazzo. A Faibano, la sua frazione, il tempo scorre ma la faccia di Simone sul drappo bianco impone a tutti una riflessione e il segno della croce per questa anima pia volata via in un soffio.

E’ volato via un Bro, un loro Bro. Ha portato la sua bellezza sulla terra e poi come una Stella di Natale che ha vita breve è volato via, ma ha donato tanto amore e tanta positività.

Anita Capasso

stellanatale

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