“Un ago, un filo, una storia”: la sartoria del territorio sfila con il Giglio Vespucci

Marigliano, 21 Maggio – Con ago e filo. La sartoria artigianale è di nuovo in passerella con il Giglio Comitato Vespucci 2026 Lausdomini di Marigliano protagonista, è una comunità attiva che si mette insieme — unendo le mani, con le braccia protese e con la voce — portando avanti qualcosa di più grande. È così da generazioni. Il Comitato Vespucci cura i dettagli e ogni anno con impegno e con rispetto onora la tradizione E per il 2026 la paranza Vespucci ha scelto di riconfermare la sfilata. Si tratta di una sfilata di moda che mette al centro il lavoro sartoriale e artigianale del territorio.

È un arricchimento naturale dello spirito della festa: dare spazio a ciò che fa crescere la comunità. Il made in Italy di casa nostra e portarlo alla luce. Cucire è un’arte, non solo un mestiere. Cucire non è semplicemente unire due pezzi di stoffa. Il sapere sartoriale si impara stando accanto a chi sa farlo, un tempo di andava dalla “maesta”. Si guardava, si apprendeva attraverso l’osservazione. Non c’è nessun manuale che insegni davvero come cade un tessuto, come va tagliato un abito per valorizzare chi lo indosserà e come si riconosce al tatto la qualità di un filato.

Sono cose che si imparano con gli occhi e con le dita, nel tempo. Per questo la sartoria è un’arte prima ancora che un mestiere. Nell’abito fatto a mano c’è sempre lo stile di chi lo ha cucito: una scelta, un gesto, un’attenzione che nessuna macchina avrebbe messo lì. Qualcosa che rimane, anche quando l’abito è finito. È questo che lo rende diverso da qualsiasi prodotto di serie. La moda italiana è famosa in tutto il mondo. Ma quella fama ha radici in botteghe come quelle del nostro territorio: artigiani e artigiane i cui nomi non sono mai comparsi sulle riviste, eppure il cui lavoro — fatto con cura, con pazienza, con orgoglio — ha contribuito a costruire qualcosa che appartiene a tutti noi. Quello che le macchine non sanno fare, un sarto o una sarta non lavora solo sulla stoffa. Lavora sulla persona. Osserva come ci si muove, come si sta in piedi, cosa si cerca in un abito. Ascolta. E poi trasforma quello che ha capito in qualcosa di concreto: un capo che non è solo bello, ma è giusto — per quel corpo, per quella persona, per quel momento.

Questa capacità di leggere le persone e di rispondere con creatività è qualcosa che non si può programmare. Oggi le macchine sanno fare tantissime cose. Sanno generare immagini, proporre combinazioni di colori, calcolare le sfumature. Ma non sanno sentire. Non sanno immaginare un abito partendo dal carattere di chi lo indosserà. Non sanno mettere in un punto di cucitura tutta la concentrazione di una mattina di lavoro. Ogni abito fatto a mano porta il segno di una persona che ci ha pensato, che ha scelto, che ha voluto fare bene. Questo non è un valore del passato. È un valore di oggi, e lo sarà ancora di più domani.

Vedere per non dimenticare. Le feste popolari, quando sono vere, fanno una cosa importante: rendono visibile ciò che di solito non si vede. Il lavoro quotidiano, le competenze che si tramandano in silenzio, le persone che tengono in piedi pezzi di cultura senza che nessuno lo noti mai davvero. Portare la sartoria in passerella durante la Festa del Giglio serve a questo: fermarsi un momento e guardare. Riconoscere chi questo lavoro lo fa, lo conosce, lo ama. Dire pubblicamente che ha valore. Perché il riconoscimento non è solo un gesto di cortesia: è il primo passo per garantire che quel sapere continui a esistere. Un’arte come questa non si conserva nei musei. Vive solo se c’è qualcuno che la pratica e qualcuno che la impara. Se quella tradizione si interrompe, non rimane niente da archiviare: rimane solo un’assenza.

Ogni volta che la comunità sceglie di valorizzarla, sta scegliendo di tenerla in vita. La sfila Sfilata di moda ha come titolo: “Un ago, un filo, una storia” La sartoria artigianale va in passerella con il Giglio, giovedì 21 maggio ore 21, via Vincenzo Caliendo, 145. L’evento è stato curato dalle sarte MARIA ASSUNTA RICCIO e MARIA RICCIO. Scegliere di inserire la sfilata sartoriale tra gli appuntamenti del Comitato Vespucci è un segnale preciso: mantenere saldo il rapporto tra la gente e le tradizioni.

Il Giglio che sale richiede competenze diverse che lavorano insieme. Chi costruisce, chi porta, chi guida, chi canta. La sfilata funziona allo stesso modo: chi taglia, chi cuce, chi indossa, chi guarda. Storie diverse che per una sera si incontrano. I gigli sono tre e balleranno domenica 24 maggio. Ma stasera giovedì, 21 maggio. a via Caliendo va di scena l’arte sartoriale. Il comitato Vespucci nato nel 2013 punta su arte, radici e divertimento. Da un giglio si è passati a tre, segno che l’evento trascina. L’appuntamento con la moda è stasera. A fare da scenario è il giglio Vespucci che ha messo insieme il mix: gigli e pret a porter.

Anita Capasso

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