Marigliano, 12 Giugno – Lettera di un’ex alunna in memoria del professore Stefano Addeo, autore di un post forte contro la figlia della premier Giorgia Meloni. E’ morto in ospedale, nel giorno del funerale della mamma Emanuela. Giulia De Luca scrive, “Ho conosciuto il Prof Stefano Addeo durante il mio terzo anno di superiori, in un periodo strano per tutti: c’era la didattica alternata, il Covid faceva ancora paura e la scuola sembrava vivere a metà. E poi arrivava lui. Con le sue amate salopette di jeans, le camicie variopinte, il suo modo di entrare in classe come una ventata d’aria fresca. La sua fama lo ha sempre preceduto, ma c’era una frase che, più di tutte, accomunava chiunque parlasse di lui: “chi entrava nel suo cuore, difficilmente ne usciva.”. Il prof Addeo non era una persona semplice da raccontare in poche righe. Non ha avuto una vita facile e, per certi versi, mi è sempre piaciuto definirlo “genio e sregolatezza”. Era una di quelle persone che andavano capite fino in fondo, con un’empatia profonda, vera, non superficiale. Un’empatia che purtroppo non tutti hanno avuto, come dimostrano certi commenti infimi letti in questi giorni. Da bravo professore di lingua, ha sempre spinto i suoi studenti a guardare oltre, a viaggiare, a scoprire, a non accontentarsi. E con me, forse, trovò davvero “pane per i suoi denti”. Nel 2022 ci fu la prima vacanza studio: Londra, un gruppo piccolo, appena dodici persone. Nel 2023 fu la volta della Scozia: volammo a Edimburgo con una ventina di studenti. Ricordiamo tutti con affetto le sue preoccupazioni quando non ci vedeva mangiare abbastanza e noi, ridendo, gli rispondevamo: “Prof, ma secondo voi ci fa così male perdere qualche caloria?”.

E poi le sue sgridate quando non rispettavamo gli orari, perché dietro quel modo teatrale e colorato c’era sempre una cura enorme per noi. Grazie a lui — o forse sarebbe più giusto dire per mezzo di lui — nel 2024 si è realizzato il sogno di trentacinque ragazzi: l’America. Quel viaggio fa parte dei ricordi più belli che conservo. Lui e la sua amica Daniela hanno fatto un po’ le veci dei nostri genitori, anche se si divertivano a giocare al poliziotto buono e al poliziotto cattivo. Ci hanno accompagnati, controllati, protetti, sgridati, fatti ridere. Ci hanno regalato un’esperienza che molti di noi porteranno nel cuore per sempre. E poi c’era il suo modo unico di essere presente anche fuori dalla scuola. “Nenna, ma tu quando ’e faje 18 ann? Io voglio venire, eh!” E davvero fu capace di animare un’intera sala, come solo lui sapeva fare. Negli ultimi anni la vita del prof è stata segnata da tanti eventi dolorosi. E si sa, come diceva spesso anche lui, certi momenti “ti fanno capire la vera essenza delle persone”. Il suo rifugio erano i suoi “cagnuzzi”, come li chiamava lui, anche loro volati in cielo nell’ultimo anno. Erano parte della sua casa, della sua quotidianità, del suo modo di amare. Scrivo queste parole non per cancellare nulla, né per assolvere nessuno. Gli errori esistono, le parole hanno un peso e chiedere scusa, quando si sbaglia, resta uno degli atti più intelligenti e più umani che una persona possa compiere. Ma credo anche che nessun errore possa trasformare un essere umano in un bersaglio da colpire senza tregua. Soprattutto quando quell’essere umano è stato, per tanti ragazzi, molto più di un professore. Stefano — anzi, il prof — con i suoi studenti ha sempre dimostrato intelligenza, sensibilità e una capacità rara di lasciare qualcosa dentro. Una frase, in particolare, mi resterà sempre nel cuore: “Dagli adulti dovete imparare anche come volete e come non volete essere.”

La ripeteva spesso, anche quando in classe nascevano dibattiti, anche quando c’erano idee diverse, opinioni diverse, perfino schieramenti politici diversi. E lui riusciva sempre a riportare tutto lì: alla coscienza, alla responsabilità, alla crescita. Oggi vorrei solo che, prima di giudicare con cattiveria, qualcuno si fermasse a pensare che dietro un nome letto sui social c’è una persona. Una storia. Una vita. Ci sono studenti che hanno ricevuto affetto, incoraggiamento, opportunità. Ci sono viaggi, risate, lezioni, rimproveri, frasi rimaste addosso. Ci sono ricordi che nessun commento cattivo potrà mai cancellare. Che la terra vi sia lieve, prof. E che adesso, con Leon, Pistacchio e i vostri amati “vecchini”, possiate finalmente riposare tranquillo”.

Anita Capasso

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