Auto rapinate e paura tra gli arbitri: Marigliano sotto accusa per l’emergenza sicurezza

 

Marigliano, 18 Dicembre – Troppi furti d’auto e rapine fuori al palazzetto dello sport e non solo: la federazione italiana non vuole più mandare arbitri a Marigliano. E’ Escalation delinquenziale su tutto il territorio. Furti d’auto a go-go. Corso Umberto I, corso Campano, via De Vita. Non c’è posto sicuro. A Lausdomini tra corso Campano e la stradina delle Poste avvengono furti anche in pieno giorno. Nel mirino le auto delle insegnanti rubate o sabotate più volte. E’ un’ indecenza. La situazione è critica. Colpito anche il mondo dello sport. A via De Vita sabato, al termine della partita di pallavolo tra la Rigenera Tya Marigliano e il Volley Meta è avvenuto l’ennesimo episodio che attesta una situazione ormai fuori controllo.

La denuncia è della società sportiva: “L’ auto dell’arbitro è stata rapinata. Non un fatto isolato, non una sfortunata coincidenza. Un copione che si ripete, sempre nello stesso tratto di strada, sempre con la stessa inquietante normalità. Via Roberto De Vita è diventata un simbolo dell’abbandono. Un luogo dove chi viene a svolgere il proprio lavoro, che siano arbitri, tecnici, atleti o dirigenti non è più al sicuro. Le conseguenze non si sono fatte attendere. Dagli ambienti federali filtra una linea durissima: la federazione non sarebbe più disposta a inviare arbitri a Marigliano finché non verranno garantite condizioni minime di sicurezza. Una scelta che, se confermata, rappresenterebbe una condanna sportiva e d’immagine per l’intero movimento locale.

Come se non bastasse, la società è stata anche multata. Un paradosso amaro: chi organizza, chi prova a fare sport tra mille difficoltà, si ritrova a pagare per un contesto che sfugge al controllo e per responsabilità che vanno ben oltre il campo di gioco. È inaccettabile. È inaccettabile che gli arbitri abbiano paura di venire a Marigliano. Ora servono risposte immediate Ora non si può più restare a guardare. C’è bisogno di più controlli, più presenza delle istituzioni, più tutela per chi fa sport perché così non si va avanti. E perché ogni silenzio, da oggi in poi, suona come complicità”.

Anita Capasso

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