La clandestina che non si è mai arresa: il Nobel per la Pace a Maria Corina Machado

Oslo, 10 Ottobre – È la voce più ostinata dell’opposizione venezuelana, da anni simbolo di resistenza civile contro il regime di Nicolás Maduro. Ora Maria Corina Machado, 58 anni, ingegnera industriale e leader del partito Vente Venezuela, riceve il riconoscimento più prestigioso del mondo: il Premio Nobel per la Pace 2025.

Il Comitato norvegese del Nobel l’ha definita «una coraggiosa e impegnata paladina della pace», premiandola «per il suo instancabile lavoro nel promuovere i diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta nel raggiungere una transizione giusta e pacifica dalla dittatura alla democrazia». Machado ha appreso la notizia mentre vive ancora in clandestinità, nel suo stesso Paese. «Sono sotto choc. Cos’è, uno scherzo? Non riesco a crederci», ha detto ai media venezuelani.

Da anni è il volto più riconosciuto — e più scomodo — dell’opposizione. Rifiutando l’esilio più volte offertole da Maduro, ha continuato a muoversi in segreto, sfidando pubblicamente il potere ogni volta che ha potuto. Celebre la sua apparizione, lo scorso gennaio, tra la folla che protestava alla vigilia del terzo e contestatissimo insediamento del presidente venezuelano. Poche ore dopo, un gruppo armato la sequestrò per breve tempo. Quando ricomparve, il giorno seguente, dichiarò: «Sto bene, sono al sicuro. Il Venezuela sarà libero». In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera lo scorso giugno, aveva confessato il suo unico rimpianto: «Non vedo i miei tre figli da anni».

Nel 2024, la magistratura — controllata dal governo — le aveva impedito di candidarsi alle presidenziali, nonostante avesse vinto con oltre il 90% dei voti le primarie dell’opposizione. Il Consiglio elettorale nazionale proclamò poi Maduro vincitore con il 52%, senza rendere pubblici i dati dello scrutinio.

L’opposizione reagì pubblicando online i risultati provenienti dall’85% delle macchine elettroniche, che indicavano una vittoria schiacciante del candidato unitario Edmundo González, braccio destro di Machado. La proclamazione di Maduro scatenò proteste di massa in tutto il Paese: almeno 28 morti, 200 feriti e 2.400 arresti per “terrorismo”, secondo le ONG locali.

Oggi in Venezuela restano circa 900 prigionieri politici, inclusi 80 cittadini stranieri, spesso usati come merce di scambio dal governo. La decisione del Comitato Nobel ha una valenza fortemente politica. Non solo riconosce il coraggio personale di Machado, ma anche l’esistenza di una società civile venezuelana che, nonostante la censura e la paura, continua a chiedere democrazia.

In un Paese dove il potere resta saldamente nelle mani dei militari e dove il dissenso è punito con il carcere o la sparizione, il Nobel a Machado suona come un messaggio al mondo: la lotta per la libertà in Venezuela non è finita.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.