Il sondaggio incorona Max, ma l’ex ct ha due corsie preferenziali: liberarsi dall’Al-Sadd e l’appoggio dei vertici istituzionali. Gattuso verso l’addio dopo Pasqua.
Roma, 3 Aprile — Il popolo azzurro ha già espresso la propria sentenza: Massimiliano Allegri è il nome più amato per la rinascita della Nazionale. Il sondaggio lanciato da SportMediaset premia il tecnico del Milan con il 39% delle preferenze, davanti ad Antonio Conte, altro profilo che accende immediatamente la memoria collettiva per l’impresa di Euro 2016. Ma se il cuore dei tifosi spinge verso Max, i corridoi del potere federale raccontano una storia diversa: nelle ultime ore prende quota con forza il nome di Roberto Mancini.
Il motivo è duplice, e tutt’altro che secondario. Da un lato, l’ex commissario tecnico campione d’Europa nel 2021 può liberarsi più facilmente dal contratto con l’Al-Sadd, dettaglio che lo rende immediatamente operativo in una fase in cui Coverciano non può permettersi tempi lunghi. Dall’altro, Mancini gode di un sostegno politico-istituzionale importante: da più parti filtra l’apprezzamento di Giovanni Malagò, mentre altri ambienti sportivi vicini al governo vedrebbero di buon occhio il suo ritorno. Una rete di consensi che, nel momento della rifondazione, può fare la differenza. Il gradimento popolare, però, continua a sorridere soprattutto ad Allegri. La sua immagine di gestore, vincente e uomo d’esperienza sembra incarnare alla perfezione il profilo del ricostruttore ideale. Il problema è che il tecnico livornese resta blindato dal Milan fino al 2027, con opzione per un’ulteriore stagione, ostacolo che rende la pista estremamente complessa nonostante il fascino della maglia azzurra. Situazione simile per Conte, ancora legato al Napoli e difficilmente liberabile in tempi brevi.
E così Mancini, inizialmente considerato una suggestione, sta diventando una candidatura sempre più concreta. Il suo nome divide ancora parte dei grandi elettori federali, soprattutto alla luce del traumatico epilogo della sua prima esperienza azzurra, ma il peso specifico della vittoria di Euro 2020 e la capacità di rilanciare un gruppo giovane restano credenziali enormi in un momento tanto delicato. Sul fondo di questo valzer di nomi resta il capitolo ormai chiuso di Gennaro Gattuso.
Dopo le dimissioni di Gravina e Buffon, anche il suo addio appare soltanto questione di ore. L’ufficialità, secondo le ultime indiscrezioni, dovrebbe arrivare subito dopo Pasqua. Il ct, attualmente a Malaga per smaltire la delusione della mancata qualificazione mondiale, non guiderà neppure la squadra nelle amichevoli di giugno, compresa quella già fissata contro la Grecia a Creta. Gattuso lascerà con lo stile che ha sempre contraddistinto la sua carriera: nessuna battaglia economica personale, ma la richiesta precisa che vengano rispettati integralmente gli accordi per i suoi collaboratori.
Per sé, come già accaduto ai tempi del Milan, non pretenderà ulteriori stipendi. Un gesto di coerenza che chiude un’esperienza breve, intensa e inevitabilmente segnata dal peso di una terza esclusione consecutiva dal Mondiale. Ora la parola passa alla Federazione. E alla scelta più delicata di tutte: affidare il futuro dell’Italia all’uomo giusto, non solo al nome più rumoroso.
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