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Le novità tattiche del primo Napoli di Gattuso

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Napoli, 5 Settembre – Il breve ed atipico ritiro precampionato del Napoli si è concluso con il test amichevole contro il Teramo, terminato 4-0 per gli azzurri. Quando ormai è tracciato il sentiero verso la prima giornata di Serie A, che la vedrà impegnata ad affrontare il Parma al Tardini il 20 settembre alle 12.30, è possibile ricavare un primo bilancio delle premesse con le quali la squadra di Gattuso si accinge ad approcciare la stagione imminente. Passato in secondo piano il mercato, condizionato dal lento meccanismo del prima vendo e poi compro, dal quale persino la virtuosa società partenopea non può esimersi per via delle grosse criticità finanziarie scaraventate con prepotenza sui bilanci di tutte le aziende dal Covid e che ha impantanato gli azzurri in un momentaneo impasse, l’intrigato sibilio provocato dal costante chiacchiericcio dei tifosi si è principalmente concentrato attorno alle novità tattiche pensate e proposte in fase embrionale dal mister calabrese. Al centro della contesa il 4-2-3-1, ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.

“Un Napoli osimheniano.”

Stiamo studiando un’alternativa tattica per diventare più imprevedibili” (parole di Cristiano Giuntoli, DS del Napoli, nella conferenza stampa post ritiro del 4/09), l’idea di un’alternativa, maturata e masticata da Gattuso durante l’ultima fase di stagione, nella quale troppo spesso gli azzurri si sono trovati a girare a vuoto di fronte a formazioni speculative nell’approccio, si è tramutata in work in progress quando Osimhen ha deciso di firmare il contratto sottopostogli da Aurelio De Laurentiis; il nigeriano infatti, come è ormai noto, oltre ad essere un cecchino dal mirino telescopico, garantisce, per via della sua fulminante rapidità nello strappo, una maggiore efficacia nel gioco verticale, perciò, il coach ex-Milan ha in mente di collaudare un assetto tattico, da applicare alle gare di power play in cui si stenta a penetrare la difesa avversaria, che sia in grado di sfruttare tutto il potenziale tecnico presente in rosa al servizio dell’attaccante, il presidente direbbe “un Napoli osimheniano”. Per evitare, però, di risultare troppo vulnerabili alle controffensive nemiche, c’è bisogno che gli interpreti abbiano ben fissi in mente i movimenti e le posizioni da occupare in campo durante le varie fasi del match, ecco spiegata l’insistenza del mister nel proporre questa soluzione e la sua fervida acribia nel volerla veder applicata.

Le novità sulla lavagna tattica.

In luogo di movimenti e posizioni da tenere, cerchiamo di analizzare ciò che potrebbe mutare con l’adozione del nuovo assetto. La differenza sostanziale a livello di uomini sarebbe rappresentata dalla sostituzione di un interno di centrocampo a vantaggio di un attaccante, per caratteristiche viene facile ipotizzare che possa essere Piotr Zielinski a dover lasciare la maglia da titolare a Dries Mertens. In questo modo nella fase di costruzione dell’azione ci sarebbero due centrocampisti fissi a fornire l’appoggio al palleggio della linea a quattro di difesa, laddove spesso in precedenza, in base a dove si stesse sviluppando la manovra, una delle due mezzali, a turno, si abbassava in corrispondenza del vertice basso, oppure, altrettanto spesso, veniva lasciato solo a quest’ultimo il compito di fare da ponte levatoio tra difesa e centrocampo. In fase di spinta i meccanismi restano in sostanza similari, con uno dei due terzini che sale per sovrapporsi ed appoggiare l’azione delle ali, le quali, a loro volta, scalano verso il centro per dialogare col trequartista che, nell’assetto classico, partiva come vertice alto dell’attacco, La novità è, infatti, rappresentata, come detto, dall’ aggiunta di una punta dalle imponenti doti fisiche ed atletiche, che permette di fornire un’alternativa al palleggio, dando sfogo alla qualità degli interpreti nella soluzione verticale. Inoltre, analizzando i dati, una delle principali criticità che si vengono a riscontrare nella, per certi versi sciagurata, passata stagione azzurra, sono le troppe occasioni da gol sprecate: secondo FBref.com, il Napoli, sottraendo le reti effettive ai così detti expected goals, ha totalizzato una media di -2,5, -3,8 se non consideriamo i calci di rigore, un rendimento spaventosamente basso, uno dei peggiori in Serie A, pensiamo, ad esempio, che l’Atalanta, una delle più dirette e temibili avversarie per la corsa ad un posto in Champions League il prossimo anno, ha raccolto una media di 13,9. In questo senso potrebbe aiutare la presenza in campo di due raffinati bomber come Mertens ed Osimhen. Infine, la fase difensiva. In caso di improvvise ripartenze avversarie nelle ultime amichevoli abbiamo potuto imparare il meccanismo secondo cui il terzino rimasto più basso, consequenzialmente alla salita di quello opposto, scali verso l’interno per supportare i due centrali di difesa; a squadra schierata, invece, si andrebbe a disegnare sul campo un 4-4-1-1 a differenza del 4-5-1 visto durante tutta l’ultima parte della scorsa stagione.

Prove libere

Le prossime due amichevoli, contro Pescara al San Paolo l’undici settembre alle 18.00 e il tredici a Lisbona contro lo Sporting, che, oltre ad essere più probanti rispetto a quelle disputate fino ad oggi dagli azzurri, permetteranno di schierare i titolari, di ritorno dagli scellerati impegni delle nazionali, serviranno a capire se la squadra sarà pronta a sostenere il nuovo assetto già per la prima gara ufficiale della stagione contro il Parma. Questione di sensazioni, all’alba di un nuovo inizio per il Napoli griffato Rino Gattuso.

 

Matteo Ariola

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