Cultura

La scuola in Europa e in Italia dopo Covid-19

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Napoli, 7 Giugno – Insegnare significa lasciare il segno, fu questo l’articolo che scrissi l’ultimo anno di scuola come insegnante di un liceo tecnologico padovano, F. Severi”. La scuola è sempre lo specchio della società del tempo d’osservazione? Non sempre, spesso essa rappresenta lo specchio della cultura e società del passato più o meno remoto. Perché? Perché dipende anche dal tipo di scuola. Se è liceale e magistrale classica anche lo studio degli autori del passato contribuiscono a spiazzarla in un tempo non presente, a meno che i docenti siano anche capaci di attualizzare sempre gli autori e la storia del passato. Nei tecnici e professionali, invece, si è meno spiazzati e si apprende più il presente che il passato anche se verrebbe a mancare la basilare radice profonda della cultura classica a meno che i docenti non siano troppo tecnici e anche poco lettori di altri saperi. In Italia, ad esempio, nel Mezzogiorno è prevalente il primo tipo di scuola nel settentrione il secondo. Ciò vale per qualunque altro Stato con ambienti più o meno economicamente attardati ed avanzati, nel primo caso prevalgono scuole classiche, nel secondo tecniche. Dopo aver insegnato in Italia e all’estero credo di aver acquisto esperienza per poter esprimere la mia “verità”, per non dire la solita opinione, sul futuro del sistema d’istruzione, nel mondo, in Europa ed in particolare italiano e romeno. Ribadisco che “Insegnare significa lasciare il segno”, che può essere superficiale, profondo, positivo, negativo, indifferente, ecc.. Non spetta a me dire com’è stato il segno che ho lasciato in 36 anni di servizio di cui 20 a studenti dei corsi serali per lavoratori di una nota scuola media superiore del centro di Padova “P. F. Calvi”. Tra le esperienze affini ricordo di avere, nel 1982, coordinato del Triveneto un corso di formazione per docenti non abilitati di Chimica, chimica industriale e chimica agraria e docente formatore di due corsi, nel 1997 e 1999, per insegnanti non abilitati di “Scienze naturali…” del Veneto. Dopo aver vinto il concorso di mobilità professionale del Ministero Affari Esteri, dal 2004 al 2008, ho insegnato “Scienze naturali, chimica, microbiologia e geografia” nonchè “Cultura e civiltà italiana” al Colegiul Tehnic ,,Transilvania” di Deva in Romania, a fine servizio mi venne rilasciato, bontà loro, un Diploma di Eccellenza di Servizio, che gratifica in ogni caso, mentre in Italia ti rilasciano un freddo ciao o addio, soprattutto nelle città non piccolissime.

Ho esaminato per il Ministero Affari Esteri anche studenti liceali italiani a Buenos Aires (2000), New York (2003 e 2006), Colonia (2004), Istanbul (2007) e il Cairo (2008). Presso l’Università di Napoli, “Federico II” mi sono laureato in Scienze Naturali e presso l’Università di Padova, specializzato in Ecologia Umana internazionale e perfezionato in Ingegneria del Territorio, diventandone un divulgatore con 13 saggi (di cui 9 pubblicati online con leolibri.it) e più di 760 articoli. Miei lavori pubblicati sono in vari mass media, annuari (ASMV), convegni e riviste delle Camere di Commercio IAA: Padova Economica, Molise Economico, Navigazione Interna del Ministero dei Trasporti della Navigazione Interna e romeni: Vox Libri, Ardealul Literar, Calauza noastra, Banchetul, Libraria, Insieme, e, quasi in ultimo, su questo media che mi ha incuriosito ed attirato anche per il logo ”La stampa è l’artiglieria della Libertà”. In realtà va riconosciuto al presente media campano il coraggio di scrivere anche articoli, non ridondati o del vogliamoci tutti bene, sull’attualità socio-economica e politica in Campania con l’endemica camorra in particolare. La Campania è affetta ed afflitta da un male antico che è la malavita organizzata con i suoi capi, gregari e l’ambiente sociale che non si oppone a sufficienza per impedirgli di crescere e diffondersi ovunque. Un coraggioso articolo di questo media faceva nomi e cognomi delle principali famiglie camorristiche esistenti nel vasto ambiente socioeconomico del territorio metropolitano napoletano, senza tentennamenti e paure di essere nel loro mirino. L’altra sera, sulla prima rete della TV, hanno fatto vedere una storia camorristica di un’attività estorsiva a danno di una famiglia che possedeva un negozio di vernici a Napoli. La storia si è conclusa con la denuncia dei camorristi anche grazie al figlio di uno di loro, parente di VI grado della moglie del titolare del negozio. Di Napoli e del suo vasto e popolato circondario ho conosciuto non poco avendo studiato a Napoli e conosciuto vari ambienti: studenteschi, popolari, borghesi, istituzionali e nel 1984 in commissione d’esame al liceo scientifico Caccioppoli. Di quell’esperienza del 1984 nel liceo suddetto, ricordo un episodio emblematico dell’ambiete napoletano e dintorni. Avevamo tra i maturandi anche molti privatisti e uno di loro, alzandosi in piedi alla mia richiesta di mostrare la carta d’identità, prima della prima prova d’esame disse: ”Ca dintu si nunno  o facc’io l’esame nunnoffà nisciun”. Il colto Presidente che viaggiava con me da Caiazzo, al minaccioso urlo, si avvicina, calma l’urlatore e mi dice di soprassedere che l’esaminando viene ammesso ugualmente con la riserva di portare il documento richiesto l’indomani. In Campania avevo svolto il ruolo di studente, non avevo mai insegnato, ma in Molise si: 1 anno solo a Campobasso, e mi è bastato per vedere molte differenze sia con la vicina Campania ma anche con il lontano settentrione, dove mai un cittadino si era permesso di raccomandarmi qualcuno: altro ambiente, più evoluto mediamente dal “familismo meridionale”. L’Homo sapiens ha un’evoluzione biologica ma soprattutto culturale che lo ha condotto da un ambiente tribale a uno feudale fino al cittadino con i propri diritti  doveri sociali. Quello che oggi mi sorprende della Campania e la persistente abitudine di essere costretti quasi a “farsi i fatti propri” senza interessarsi alla res publica e ai loroi governanti pro tempore. A scrivere sui media campani non sono molti e ancora meno sono quelli che scrivono del reale a tutto campo anche se le eccezioni sono più numerose nel Mezzogiorno che in Settentrione dove nell’ambiente socio-economico c’è un’altra endemia che si annida ben mimetizzata nella mafia finanziaria fatta di fatture fasulle e connivenze finanziarie insolite. I media fanno finta di non vedere per mero calcolo esistenziale. La scuola in Italia non è più quella precedente all’ambiente socio-economico al boom economico che ebbe inizio nel 1953. Essa è divenuta, giustamente, di massa, ma pare che abbia perso di instillare nell’istruzione ed educazione dei discenti il senso critico ed il rischio di osare a fin di bene. Mi preoccupa l’aumento dell’apatia all’ambiente sociale attivo con l’indifferenza a contrastare il malefare ed il malaffare, a parte le oceaniche manifestazioni di moda indette, in giorno di scuola, ed anche le non poche conferenze e tavole rotonde sulla legalità nelle scuole con sospensione delle lezioni. La scuola è da cambiare non poco verso nuovi modelli più moderni e trasparenti dei diritti degli utenti, e, in Italia, a poco valgono le continue circolari ministeriali e quelle interne delle circa 9 mila presidenze per tirare a campare, anno dopo anno. Con la covid-19 le scuole sono state chiuse e durante questo lungo periodo si è scoperto che si può fare lezione digitalmente. Molti chiedono, sperano e invocano che per il prossimo anno, a partire da settembre e almeno alle medie superiori, si adotti il digitale come metodo moderno d’insegnare. Non sarebbe  errato perché  diventerebbe finalmente trasparente sia il sapere e le qualità del docente che l’attenzione attiva del discente. Tutti gli esterni, autorizzati da regole prestabilite ce concordate tra dirigenti discenti (con i genitori se minorenni) e docenti, potrebbero seguire, magari senza disturbare intervenendo. Ne risulterebbe un risparmio notevole anche delle casse erariali, la spesa oggi è registrata sui circa 55 miliardi annui, per pagare circa 1 milione di personale scolastico con poco che resta per investimenti innovativi. E’ mia opinione che bisogna mettere a parità di dignità le scuole statali e non o libere con più borse di studio per le une e le altre e con incentivi regionali consistenti per le seconde. Il personale docente potrebbe essere messo in diritto di poter trasferirsi da un sistema all’altro d’istruzione. Il secondo, oggi, inferiore al 10% del totale (in Francia è molto di più) andrebbe migliorato con controllo trasparente statale, ma con gestione privata e contratti diversificati del personale docente come avviene molto di più nell’ambiente inglese più che tedesco che somiglia al nostro. Non a caso la maggioranza dei brevetti viene dal sistema d’istruzione inglese non da altri sistemi con prevalenza della scuola pubblica statale. I diritti fondamentali di scelta del docente disciplinare, della presidenza e della scuola non dovrebbero essere più annullati come lo sono oggi da uno stato padronale che vorrebbe, in realtà, il suddito e non il cittadino e le presidenze passacarte perchè lo stato quo resti. In Veneto prima della covid-19 il sistema scolastico non statale superava il 16%, oggi si è dimezzato circa. A Padova ci sono ancora, ad esempio, 4 licei scientifici statali, 4 legalmente riconosciuti e più di 4 liberi del tutto. Il liceo scientifico è la nuova tendenza dominante nell’iscrizione italiana alla media di secondo grado. Anche nel Veneto lo è diventata dopo un ventennio circa di dominio dell’iscrizione ai Tecnici, caso nazionale. Ciò era dovuto alla piccola industria diffusa e d’esportazione, che chiedeva tecnici come quadri produttivi e non “poeti”. Oggi la crisi che colpisce l’Italia è giunta anche qua pure se il 30% delle industrie continua ad esportare perché innovativa e competitiva. Qua la scuola di stato è meno innovativa di quella libera come lo sono i servizi privati in confronto a quelli pubblici statali. E’ tutto il sistema settentrionale che ha il sistema terziario-quaternario dei servizi del privato più veloce dello stato lumacone. Ecco la, non casuale, richiesta di federalismo sulle 23 materie costituzionali previste dalla Costituzione, scuola compresa, ma Roma è lontana ed è più immersa nel fare e nel dire nell’ambiente meridionalizzante oltre al fatto che i partiti classici, di cui il Pd in primis sono contrari alla scuola non statale compresa la loro organizzazione sindacale di riferimento. A votare il Pd oggi sono i ceti più abbienti, quelli che lo hanno alimentato fino a 20 anni fa votano altro e al settentrione votano Lega. Nel Mezzogiorno l’ambiente socioeconomico è più tradizionale ed anche la scuola è più statale che libera e diverso è l’approccio al federalismo regionale, sia morbido (come fa l’Emilia Romagna del Pd ai suoi interlocutori del Pd al governo, imitata dalla analoga Campania, meno dalla Puglia) che duro (come chiedono le 4 regioni settentrionali (Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, non del Pd). Anche le università andrebbero”privatizzate”, analogamente alle medie superiori in primis (vi sono sedi universitarie in città inferiori ai 50 mila residenti con dequalificazione notevole del titolo di studio. Fa discutere Medicina anche a Treviso, mentre non lo fanno le sedi ad Isernia, Frosinone, Santa Maria C. V., ecc.. In Romania le università non statali sono in numero inferiore a alle statali, mentre le scuole di base e medie superiori sono quasi tutte statali nonostante la nuova stagione politica dei liberali al governo prometta cambiamenti. In quel Paese, molto simili all’Italia ma anche tanto diverso perché uscito dal sistema comunista nel 1989 e non del tutto liberatosi, la scuola è gestita da uno stato padronale che pare gradisca il suddito al cittadino come da noi. Eppure Pietro Calamandrei, scriveva: ”Solo la scuola può compiere il miracolo di trasformare il suddito in cittadino”.

In Romania il problema dei problemi è la corruzione pubblica, sembra quasi l’ambiente latino-bizantino del Mezzogiorno nostrano. Tutti i partiti e i governi del dopo 1989 basano le proprie politiche propagandistiche sulla “lupta” o lotta alla coruptia” o corruzione. Sembra quasi la storia politica nostrana che vuole combattere mafia, camorra, ndrangheta e sacra corona unita, ma in realtà sembra accrescerla con il sistema di corruttela negli appalti pubblici soprattutto. Ora con la crisi in atto i soldi delle mafie fanno gola a non pochi politici e imprenditori in difficoltà anche per il famelico sistema bancario che pare il governo assecondi anche per interessi oltre il 13% quasi usaribile.

Da romaniaeducata.eu/Administratia Prezidentiala: “Proprio come un’autorità non dice a un medico come operare, né dice all’insegnante come insegnare”, ha detto Andreas Schleicher, direttore della direzione dell’istruzione dell’organizzazione, durante una conferenza su “Cooperazione economica e sviluppo (OCSE)”. Ha sottolineato che l’autonomia dell’insegnante nell’insegnamento e nella valutazione degli studenti è essenziale per l’educazione in Romania. È essenziale che la professione di insegnante cambi con i tempi – per diventare più intellettualmente attraente, non solo finanziariamente, basarsi sulla cooperazione tra insegnanti e sulla trasmissione del pensiero critico, ecc. “La qualità dell’istruzione non può sostituire la qualità dell’insegnante.

Gli insegnanti detengono la chiave per pratiche innovative. Il potere degli insegnanti non è solo quello di tradurre le politiche in un atto di insegnamento, ma di diventare creativi nella trasmissione della conoscenza. Insegnavano cosa c’era nel libro di testo. In futuro dovranno essere progettisti, facilitatori della conoscenza, tutor, lavorare con i loro colleghi per costruire ambienti di apprendimento, diventare proprietari della propria pratica”. ”Schleicher ha ripetuto, in questa occasione, la maggior parte delle critiche e dei consigli inviati alle autorità romene all’inizio dell’anno, quando ha spiegato cosa doveva fare. Ha avvisato, il sistema educativo romeno, per risolvere molte delle sue carenze, che si riflette nei risultati degli ultimi test PISA. Su Google è possibile approfondire leggendo “Scuola come nel 21° secolo, non insegnare”. Il mondo non premia ciò che sappiamo, perché troverà quelle cose su Google, ma ci premia per il modo in cui utilizziamo ciò che sappiamo, ha ribadito l’esperto. “Riesci a pensare come uno storico? La storia significa capire come si sono evolute le cose (…) Riesci a pensare come un filosofo? (…) Come matematico? I bambini imparano cos’è una funzione, ma capiscono anche qual è il suo scopo? ” Schleicher ha spiegato cosa significa, in sostanza, pensiero critico, sviluppo delle competenze e capacità di applicare le varie conoscenze acquisite a scuola, a beneficio della società nel 21° secolo e nel contesto dello sviluppo accelerato della tecnologia. Questa tecnologia, ha affermato, ha un ruolo democratico, ma allo stesso tempo concentra il potere più che mai, omogeneizza le opinioni ed elimina l’unicità, la diversità culturale. Di fronte a questi problemi, la scuola deve adattarsi e offrire soluzioni, perché, ha affermato Schleicher, l’educazione ha vinto, nel corso della storia, la corsa contro la tecnologia, ma ciò non significa che la stessa cosa accadrà automaticamente d’ora in poi. Il rappresentante dell’OCSE ha ribadito l’avvertimento che ha emesso a Bucarest, vale a dire che quelle cose che sono le più facili da insegnare e testare, nel sistema basato sulla trasmissione di informazioni agli studenti, sono anche le cose più facili da digitalizzare. Ecco perché è importante che gli insegnanti e le scuole si concentrino meno sul contenuto delle conoscenze e più sulle idee delle materie. Ha fornito l’esempio delle scuole primarie, in cui la comunicazione con l’insegnante e lo sviluppo delle relazioni sono più importanti dei dati appresi. Oltre alla riforma dei contenuti, esiste anche la questione dell’equità. Schleicher ha dimostrato che i sistemi educativi dimenticano, nel contesto attuale, ciò che è importante per lo sviluppo dei bambini e non renderli sostituibili con le automobili: verità (rilevanza della conoscenza umana), etica e giudizio, giustizia e ordine, sostenibilità, spirito estetico. Perché, ha detto Schleicher, ciò che conta di più è la creazione di nuovi valori e la capacità di navigare attraverso ambiguità e dilemmi, ad esempio per discernere di fronte all’enorme volume di informazioni, vere e false, su Internet. In questo contesto, ha ricordato che per la scuola in Romania la lotta più dura è quella relativa all’equità, date le enormi differenze tra studenti provenienti da contesti avvantaggiati e svantaggiati Leggi anche: l’istruzione rumena, vista attraverso gli occhi internazionali. Una descrizione spietata del capo dell’istruzione OCSE: cosa fanno i sistemi con le migliori prestazioni al mondo, e in Romania viene fatto al massimo sulla carta. Andreas Schleicher, OCSE: In Romania, tratti gli insegnanti delle scuole superiori molto meglio degli educatori e degli insegnanti, anche se è molto più facile trattare con gli studenti delle scuole superiori. L’istruzione precoce è molto più preziosa. Una prima visione a macroistruzione sull’impatto di COVID-19 sull’istruzione. Andreas Schleicher, OCSE: in questa crisi, tutti gli insegnanti devono essere coinvolti, avere più autonomia ed essere incoraggiati a cambiare attraverso la tecnologia. Quanto è pronta la Romania ad adattarsi all’istruzione online? Nuovo rapporto OCSE basato sui test PISA / Esperto Andreas Schleicher: gli studenti diventeranno più esigenti quando la scuola riprenderà. Su ciò che afferma A. Schleicer avrei delle riserve ad esempio che la scuola debba considerare di più gli svantaggi iniziali dei discenti in base alla provenienza sociale. Secondo me immaginare l’egalitarismo dogmatico è sempre antinaturale e culturale. Invece dare più sanse e borse di studio ai meritevoli, privi di mezzi è un bene. Ma a questo punto è, secondo me, un bene se ci addentriamo brevemente nel paragonare l’ambiente socio-economico dell’insieme dei 196 stati globali. Da ciò scaturisce anche il tipo di modello scolastico esistente e futuro prossimo da programmare o auspicare. Il premio Nobel A. Sen, è per la “Globalizzazione e Libertà”, che è il titolo di un suo saggio, dove analizza bene situazioni evolutive economiche e sociali, in gran parte riportate nel grafico con la tab 1. Questa può spiegare meglio l’evoluzione economica di ogni singolo Stato dei 196 esistenti al mondo comprese le applicazioni interne di ogni singolo stato come il sud e il nord del nostro. Se l’Italia ha oltre il 70% di tesori artistici (che non riesce a far fruttare bene) nel suo paesaggio quello tedesco non è molto, ma è interessante per l’ordine della cultura “prussiana” che esprime e si fa temere.

Dall’economia tradizionale all’economia ambientale. D = domanda O = offerta Produzione = creazione di utilità economica. Mercato = luogo reale o ideale di incontro della domanda e dell’offerta di una o di più merci o servizi. Marketing = indica le attività di studio, di analisi e di ricerca nel campo della distribuzione, nonché la conseguente strategia industriale rivolta ad accrescere i profitti mediante una più ampia soddisfazione delle esigenze di mercato. Qualità = materie prime e processi di lavorazione, richiede un rigoroso controllo. Qualità della vita = benessere materiale-economico e benessere generale-ambientale. Lo sviluppo sostenibile è un tipo di sviluppo che si preoccupa di assicurare la qualità ambientale (aria salubre, acqua potabile e balneabile e flora e fauna sufficientemente conservate) anche per le future generazioni. Negli anni ’70 un gruppo di studio dell’Istituto della Tecnologia del Massachusset propose lo sviluppo zero, fatto proprio del club di Roma. Lo sviluppo zero proponeva ai Paesi industrializzati di ridurre la produzione (sviluppo zero) e ai Paesi ad economia attardata di aumentare l’industrializzazione. Da  anni si sostiene lo sviluppo sostenibile che indica il riciclaggio (metalli, carta, vetro, plastica) come una delle azioni principali da attuare subito per trasformare l’attuale sviluppo lineare delle merci in quello circolare. Quindi non più produzione-consumo-rifiuto, ma produzione-consumo-riciclo. La Tab.1 riporta l’evoluzione dell’economia tradizionale (domanda maggiore dell’offerta) fino all’economia dei paesi ricchi attuali, dove l’offerta supera la domanda e, ultimamente, si riscontra un’abbondanza di offerta in qualunque settore merceologico anche per il calo del consumo. L’Italia era messa bene prima del 2008 e 2019, ma ora sta retrocedendo anche per il passivo di bilancio che aumenterà con i prestiti accettati dall’Unione Europea. La scuola nel mondo è diversificata ma si può approssimativamente distinguere in tradizionale o statale e moderna o libera in buona parte. In Europa solo l’Italia, la Romania ed altri Paesi latini o dell’ex ambiente comunista dell’Europa orientale, hanno scuole più tradizionaliste, manca un’iniezione di fiducia verso il cittadino non più suddito del Vassallaggio statalizzante. In conclusione per restringere il campo ambientale si può dire e scrivere pubblicamente che sia in Italia che in Romania il sistema d’istruzione ha troppa burocrazia e non pare che ci siano le premesse immediate per migliorala. La secolarizzazione o indifferenza domina il nostro ambiente, meno è presente più siamo capaci di emozionarci.

 

Prof. Giuseppe Pace 

 

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