Cultura

La misteriosa religiosità dei Daci con cenni di esobiologia e stelle cadenti

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Napoli, 15 Agosto – Insegnare all’estero, forse più che in patria, ti allarga l’orizzonte perché ti pone di fronte ad ambienti sociali, economici e culturali diversi con i quali devi armonizzarti pur restando ancorato, come una sorta di cordone ombelicale, al tuo ambiente di provenienza. Avevo già cambiato spesso residenza e scuole in Italia ed ero abituato a sollecitare un sempre più ampio habitat di vita. Quando insegnavo in Transilvania, 2004-2008, ho ammirato tanti ambienti naturali, storici, religiosi e visto tanti reperti di storici sia museati che rinvenuti casualmente o ricercati come dei fossili di Eunerinee nella valle del fiume Nandru in Judet Hunedoara, sui monti Poiana Rusca a sud della città di Deva dove ero in servizio. Tra i luoghi ho ammirato, in particolare, Sarmizegetusa Regia, capitale dei Daci di Re Decebalo fino al 106 d. C. quando Roma, con l’imperatore Traiano, la espugnò. Poi spostò la capitale dei Daci, assoggettati a Roma, a 50 km più ad ovest nella Judet Hunedoara: Sarmizegetusa Ulpia Traiana. Una delle chiese, invece, più significative della medesima judet l’ho vista a Ghelar, frazione della città di Hunedoara. Lassù c’era una croce davanti la chiesa che mi fu consigliata dalla preside della scuola dove insegnavo per la singolare storia miracolosa del sacrato che la fondò. La chiesa ortodossa dista18 km da Hunedoara. Bibliografia utilè è F. Dobrei Tesoro hunedoareno, Chiese ortodosse monumenti storici (Ed. Curia di Deva e Hunedoara) e Chiese ortodose hunedoarene, Ed. Eftimie Murgu, Reșița. Tra religiosità, astrologia e astronomia c’è un filo rosso che connette culture temporali interessanti e non accademiche cioè ridondanti. La religiosità venne gestita dai sacerdoti politeisti prima di Costantino il Grande e poi dai Cattolici, che in Europa orientale con la Romania si chiamano Ortodossi cioè più fedeli al verbo dei vangeli? Pare di si perché la politica papale del XI sec. stabilì che il celibato dei preti era abolito, ma gli Ortodossi non condivisero e fanno ammogliare ancora i preti come lo erano i padri della Chiesa. Roma, con Costantino, fece propria la religione monoteista cattolica e si estese, da allora, IV sec d.C. a tutto l’impero. Il fenomeno delle stelle cadenti della notte di San Lorenzo è in agosto. Il picco per le meteore appartenenti allo sciame delle Perseidi si registrerà tra le ore 16 del 12 agosto e le ore 4 della mattina del 13 agosto nonchè il 14 dicembre di ogni anno. Il passato religioso e astronomico non è da sottovalutare, ma da analizzare per attualizzare l’attualizzabile per capire meglio anche il presente. Sulla religiosità ed astronomia dei Daci, ad esempio, il prof. Matteo Taufer (Università di Trento) in una conferenza ha analizzato le antiche fonti letterarie su Zalmoxis, e cioè le uniche informazioni esistenti sul controverso ‘demone’ getico.

Rilievi in pietra (da Tudor 1976, n° 182). La Filologia ci fornisce così un ritratto dell’antica divinità dei Daci, mentre spetta all’Archeologia tentare di collegare i dati forniti dalla critica testuale con le tracce materiali della religiosità dei Geto-Daci. Taufer ha analizzato le fonti antiche e medievali, e nel corso delle sue indagini ha valutato attentamente l’affidabilità delle loro interpretazioni moderne, facendo all’occorrenza giustizia di letture e spiegazioni fantasiose o parziali sopra la misteriosa figura di Zalmoxis. Le recenti analisi filologiche di Matteo Taufer ci rivelano che Zalmoxis era anzitutto un dio dei misteri. Le sue ricerche vertono in particolare sulla tradizione a stampa di Eschilo. È membro della “Societatea de Studii Clasice” di Romania e i suoi studi sono stati oggetto anche all’Istituto Italiano di Cultura di Bucarest, dedicato a Vito Grasso, persona colta da me conosciuta e partecipai, in rappresentanza del liceo tecnologico Transilvania di Deva, al suo funerale nel 2006 a Bucarest.  I risultati delle indagini suddette su Zalmoxis sono state pubblicate in romeno col titolo Zalmoxis în tradiţia greaca: examinarea şi recitirea surselor, «Biblioteca Crisia» XIX (Oradea 2007). A me interessa cogliere il legame tra religiosità dei Daci, dei Romani e l’Esobiologia anche facendo leva sull’Ecologia Umana, scienza anche transdisciplinare oltre che pluridisciplinare e interdisciplinare. Esistono più fonti tutte incerte sulla religiosità dei Daci, che erano organizzati in una rigida e gerarchizzata struttura sociale con nobili ricchissimi. Le dimore lussuose dei nobili erano adorne di molti oggetti d’oro, che ricavavano gratis dalle ingenti miniere a cielo aperto dei Monti Apuseni, “Monti del Tramonto” dei Romani. Si narra che la conquista della Dacia fruttò a Traiano un enorme bottino, stimato in cinque milioni di libbre d’oro (pari a 226.800 kg) e nel doppio d’argento, ed una straordinaria quantità di altro bottino, oltre a mezzo milione di prigionieri di guerra con le loro armi.

Oggi le miniere d’oro romene sono date dal Governo della Repubblica di Romania in concessione anche a società canadasi ed australiane, che usano tecnologie moderne. Al tempo dei Romani, le miniere, erano rivestite in legno e rese a forma trapezoidali e su due piani sovrapposti, da me visitate nel 2006 con due colleghi lungo un filone aurifero incastonato nella volta, che si vedeva riflesso dalla luce emessa dalla potente torcia della guida turistica. Le montagne della Transilvania possedevano e possiedono notevole risorse minerarie di sali, rame, ferro, argento e oro. La Dacia attraeva l’espansionismo di Roma caput mundi e le miniere d’oro erano desiderate dall’erario, che dopo il bottino suddetto, del 106 d. C., permise di allentare la morsa delle tasse all’esteso Impero di Traiano. La fotografia, dopo riportata, fa vedere la tavola di salgemma romeno, premiata all’esposizione internazionale di Parigi del 1888.

Non è possibile datare con certezza l’origine dell’insediamento in Dacia dei Daci, popolo, staccatosi dalla matrice indoeuropea. Indizi linguistici fanno comunque ritenere che gli elementi indoeuropei che poi si sarebbero evoluti nel popolo dei Daci avrebbero raggiunto, già nel IV millennio a. C., l’area della Daci. I Daci sono stati a lungo ritenuti parte  dei Traci: Geti e Daci avrebbero formato il ramo settentrionale della  grande famiglia dei Traci con il noto gladiatore a Capua, Spartaco, il più noto esponente libertario, che guidò la rivolta contro Roma con 150 mila schiavi, ma venne catturato, in Lucania, e forse ucciso in croce lungo l’Appia. Si sa che prima della battaglia decisiva con i Romani guidati da Traiano, i Daci immolavano su pali di legno appuntiti giovanissimi maschi. Roma non usava più tali sacrifici da almeno 8 secoli e li sostituiva con l’uccidere un toro per ringraziarsi Marte dio della guerra. Dopo la morte di Ceausesco del 1989, il processo di erosione e dissoluzione dell’identità daco-romana ha investito pure la ricerca sulle divinità dei Daci. Le interpretazioni dogma-tiche del periodo nazional-comunista sono apparse eccessive a molti storici, e la questione è stata più o meno accantonata. La ricerca attuale tende a rifiutare le ipotesi di lavoro di Xenopol, Pârvan, Daicoviciu, Gostar, ammettendo piuttosto il paradosso dacico: dalla documentazione epigrafica provinciale non emergono infatti né nomi di dèi o uomini Daci, né informazioni su civitates peregrinae.  Devo ancora parlare meglio di religiosità romena dei Daci con il mio ex collega, oggi prete ortodosso a Deva, che mi spiegava alcune differenze tra la dottrina sociale della chiesa di Roma e quella Ortodossa. Ogni vincitore cerca di oscurare la storia del perdente che a Roma si chiamava “dannazione della momoria”, praticata già dalle dinastie degli Egiziani con i loro Faraoni politeisti e uno monoteista verso l’adorazione del Sole, che adorava anche Sant’Agostino prima della conversione al cattolicesimo. L’assenza o quasi di reperti storici sulla religiosità dei Daci, secondo certi studiosi, non pare doversi imputare allo sterminio dei Daci nelle guerre traianee.  L’eccidio non sarebbe stato totale,  come pensò Roesler; i Romani avrebbero invece sterminato la sola aristocrazia guerriera e religiosa di una teocrazia barbara. I santuari di Sarmizegetusa sarebbero finiti distrutti, i sacerdoti perseguitati, esiliati, e il rituale di evocatio deorum non si sarebbe svolto come di consueto. Ciò sarebbe equivalso a una sorta di proibizione religiosa data la peculiarità della fede dei Daci, consistente in un monoteismo, quello di Zalmoxis, simile al culto di Yahweh, che esaltava l’aristocrazia guerriera a detrimento delle masse. Le fonti parlano di perdite umane immense e quindi di un vero e proprio spopolamento della Dacia. E se la realtà non poté essere così dura, quantunque la debolezza demografica dei Daci, dopo le guerre, sia da ritenersi ovvia, il numero dei morti e dei prigionieri diventati schiavi fu grandissimo. La popolazione rimasta non solo era ridotta numericamente, ma anche minata nella sua struttura: deprivata dei ceti superiori, senza leggi e regole, con un statuto giuridico sospeso e con la religione in crisi. Nella realtà provinciale non si conosce nessuna istituzione, nessun culto e nessun aristocratico di sicura origine dacica. I Romani privarono dei Daci alcune zone importanti: ad esempio, Sarmizegetusa, la capitale preromana, fu totalmente distrutta e sulle sue rovine venne stanziata una guarnigione, per vietare ogni futuro acceso agli autoctoni. Si cercò così, senza alcun dubbio, di cancellare la religione statale, che aveva animato la resistenza.  Oggi, in Romania, c’è una fioritura di studi sui Daci, spesso in senso partigiano e, a volte, stravedendo per quel popolo come l’innamorato stravede per l’innamorata. E’ risaputo che i Daci avessero adottato una religione monoteista, in specie per via dei sacrifici umani invisi al mondo romano, fu paragonata al trattamento riservato dai Romani al druidismo. Potremmo formulare varie ipotesi riguardo all’assenza di divinità nelle iscrizioni e nell’arte della  provincia Dacia.

La religione dei Daci in età romana. Coppia di divinità anonime (Turda). Collezione del Museo Nazionale di Storia della Transilvania, Cluj-Napoca. Va piuttosto evidenziato che il territorio di quell’antica provincia risulta solo in parte conosciuto: iscrizioni e monumenti provengono per lo più dai centri urbani, mentre il mondo rurale ci resta pressoché ignoto a parte i 14 altari sacri di Sarmizegetusa Regia, da dove il mio ex collega romeno ma con ottima conoscenza della lingua italiana, mi invia fotografie ricordo, come la due seguenti, che utilizzo amichevolmente.

 

 

 

 

Dan Dana è incline a ipotizzare, più che una scomparsa dei culti dei Daci o una conversione dei vinti al Pantheon dei vincitori, un processo di complessa trasformazione dei culti indigeni originari.  Posizione condivisibile, se solo avessimo qualche esempio in più di ex voto dedicati a divinità locali; il solo caso finora noto, però, risulta una laminetta aurea consacrata alle Ninfe, che un certo Decebalus Lucii  avrebbe gettato nella sorgente calda di Germisara (l’odierna Geoagiu). La mancanza di divinità autoctone nel pantheon dacico rimane tuttora inspiegata ed un po’ estremista appare la posizione di chi ammette, con il presunto sterminio dei Daci, pure l’estinzione dei loro Dei. Non si tratta, forse, di un falso problema; piuttosto, dovremmo concludere con Wittgenstein che:”di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere”. Il reperto di Esobiologia: una lega d’alluminio, scoperta nel 1973 ad Aiud e conservato al museo di storia di Cluj, è foriero di considerazioni scientifiche.

250mila anni fa, una navicella extraterrestre, potrebbe essere atterrata e sostituito il pezzo di lega trovato ad Aiud: in judet Alba. Il reperto risalente al tempo precedente quello dell’Homo sapiens apre uno scenario nuovo e una sfida sorprendente per i ricercatori di Esobilogia (un mio primo articolo in “Vox Libri” della colta Rivista della Biblioteca Judetiana “Ovid Denssusianu” di Deva, coordinata da Denise Toma, trattava di Esobiologia o vita nell’universo). Il reperto metallico trovato a 11 metri di profondità lungo il fiume Mures (fiume omaggiato dallo scrivente su “Vox Libri” n. 4/2008), e rimasto per 20 anni abbandonato nello scantinato. Poi nel 1993 il reperto rivelò la composizione di Alluminio (Al) all’88,1%, più altri 12 elementi chimici. La datazione di 250mila anni del reperto è stata svolta dal laboratorio di Losanna con gli isotopi dell’Al col metodo dell’emivita. Oltre l’Al, il reperto, era costituito da: rame 6,2%; silicio 2,8; zinco 1,8%; piombo 0,4; stagno 0,3%; zirconio 0,2%; cadmio 0,1%; nichel 0,002%; cobalto 0,002%; bismuto 0,0003%; argento 0,0002% e gallio in tracce. La letteratura sugli avvistamenti alieni è vasta e molto discussa tra scettici e ottimisti restando tra gli addetti della grande famiglia scientifica. La Dacia è in gran parte il territorio dell’attuale Romania, è dominato dal massiccio dei Monti Carpazi, le cui tre catene formano un gigantesco triangolo: i Carpazi Orientali, i Carpazi Meridionali, con la cima più alta (il Monte Moldoveanu, 2.544 metri) e i Carpazi Occidentali. Catene montuose che digradano dolcemente verso la pianura, con sempre meno vaste foreste. Il confine meridionale del Paese è costituito da un lungo tratto del Danubio, che sfocia nel Mar Nero. I Carpazi si estendono per 1.300 km e ospitano un patrimonio floristico e faunistico come orsi, cinghiali, lupi, galli cedroni, ecc. tra i più importanti d’Europa. Non mancano i fossili di paleontologia umana nei vari musei romeni sia grandi come a Bucarest che piccoli come a Orastie. Il processo evolutivo a partire dalla specie più affine all’uomo, lo scimpanzè, si è evoluta a partire dall’Africa orientale da un progenitore comune circa 5-6 milioni di anni fa. Dopo dai 2,3 ai 2,4 milioni di anni fa dal genere Australopithecus si è differenziato il genere Homo e la specie Homo erectus si è poi diffusa in tutto il mondo fra 1,8 e 1,3 milioni di anni fa. Un’ipotesi multi regionale afferma che l’Homo erectus, lasciata l’Africa 2.000.000 di anni fa, si sia evoluto in Homo sapiens in diverse parti del mondo. Quando 250 mila anni fa la navicella spaziale extraterrestre atterrava nel territorio di Aiud, in Transilvania, chi c’era ad osservarla? Forse l’uomo conservato al museo etnografico e di arte popolare di Orastie, comparso in Europa prima ancora dell’Uomo di Cro Magon. Intorno ai 40 mila anni fa L’Homo sapiens neanderthalensis e il Cro Magnon o Homo sapiens sapiens, per amore, si ibridarono e il primo patrimonio genetico fu assorbito dal secondo tipo di uomo più minuto, volitivo e numeroso. Secondo uno studio, condotto dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, i resti di ossa umane e animali rinvenuti lungo la valle dell’Aniene testimoniano la presenza di Homo neanderthalensis risalenti a 250 mila anni fa. I risultati della campagna del 2005 sono attualmente riesaminati all’Istituto di Speleologia rumeno “Emil Racoviţă”, all’Università Nazionale Australiana (risonanza di spin elettronico e datazione di serie di uranio su 21 campioni di ossa/denti e 29 campioni di sedimento associati), all’Università di Bristo (analisi di serie di uranio di 22 campioni di ossa), all’Università di Bergen (datazione di serie di uranio su 7 campioni), all’Università di Oxford (datazione al radiocarbonio su 8 campioni di ossa e denti), all’Istituto Max Planck (analisi isotopi stabili e Dna antico di 37 campioni di ossa e denti), all’Università di Vienna (datazione al radiocarbonio su 25 campioni di ossa e denti). Un cranio trovato a Peştera cu Oase nel 2004 mostra caratteristiche tipiche degli umani moderni e dei Neanderthal. Secondo un articolo di Erik Trinkaus e altri, pubblicato dalla National Academy of Siences nel gennaio 2007, questa scoperta suggerisce che i due gruppi si incrociarono migliaia di anni fa. La rivista scientifica Nature, ha fatto un’ampia panoramica sui Neandertaliani e la loro presenza e ibridazione con l’Homo sapiens: «Molto diversi tra loro due, anche se tutti noi conserviamo nel nostro Dna un 2% neandertaliano. Nuove analisi sulle antiche tracce dei primi ominidi in Italia dicono che l’uomo di Neanderthal è comparso 250.000 anni fa: molto prima di quanto sinora creduto. I Neanderthal vissero in Europa e in Asia occidentale nel Paleolitico medio, tra i 250mila e i 28mila anni fa. Ultimamente molti indizi indicano l’utilizzo di materiali duri di origine animale – in pratica, ossa – da parte dei Neanderthal. “Peştera Urşilor ” distante 80 km a nord di Deva, presenta un notevole quantitativo di fossili di Ursus spelaeus, una specie scomparsa più di 12.000 anni fa. Quello che favorisce la possibile vita extraterrestre è la Statistica, che fa dedurre dal 5 al 15% di probabilità l’esistenza di stelle planetarie nell’universo. Se ciò fosse vero solo nella Via Lattea, vi sarebbero dai 10 ai 30 miliardi di stelle planetarie, una di esse è il Sole che ha il pianeta Terra con la vita da oltre 3,6 miliardi di anni e con l’Homo sapiens da meno di 1 milione. A vedere sbigottito la navicella spaziale di 250mila anni, fa atterrata ad Aiud, c’era l’uomo, già bipede. Una civiltà più evoluta dell’Homo sapiens terrestre, fuori dal sistema solare, perché escluderla? Il Vaticano ha aperture sull’esistenza degli extraterrestri, attraverso le interviste da monsignor Balducci, a padre Funes gesuiti della Specola Vaticana. Padre Funes  ha pubblicato su l’Osservatore Romano, “L’Extraterrestre è mio Fratello” e un altro gesuita, padre Consolmagno, ha presentato il suo libro, Vuoi battezzare un extraterrestre? al simposio della Nasa a Washington. Papa Francesco ha usato la metafora degli extraterrestri come paragone: “…e se i marziani, sì, proprio quelli verdi con le orecchie a punta, ci chiedessero il battesimo? La Chiesa vada oltre i limiti”. Pure in un’altra metafora il Vescovo di Roma ha usato il termine alieno:“Noi non siamo salvatori di nessuno, siamo trasmettitori di un alieno che ci salvò tutti e questo possiamo trasmetterlo soltanto se assumiamo nella nostra vita, nella nostra carne e nella nostra storia la vita di questo alieno che si chiama Gesù. Alcuni sostengono che gli alieni sono tra noi poiché ci sono sempre stati, fin dall’antichità. Come noi oggi grazie alla scienza stiamo pensando di colonizzare Marte, così loro hanno fatto qui sulla Terra. In realtà anche noi siamo alieni. La Bibbia ne parla apertamente. Nei testi originali la razza che ci ha creato è chiamata Elohim, parola poi tradotta in “dio”. In alcuni testi sumeri vengono invece chiamati Anunnaki. La cosa curiosa è che la storia raccontata è sempre la stessa, cambiano i nomi, le simbologie, ma tutti ruotano attorno alla stessa verità. La Bibbia ne è piena, anche se è è stata tradotta più volte e molti significati sono stati stravolti. Il profeta Ezechiele descrive l’arrivo di Dio come un turbine di fuoco. O ad esempio si parla di Dio che cavalca un cherubino (Salmo 18, 11, ndr). Per il traduttore Biglino, i cherubini sono dei macchinari. E sempre secondo Biglino, Sodoma e Gomorra sarebbero state distrutte da una guerra nucleare. Come sarebbe avvenuta la creazione dell’uomo, diversamente da come dice l’ominazione biologica? Prima dell’arrivo degli Elohim esisteva l’uomo primitivo. Pietro Buffa, genetista noto, ha scoperto una sorta di balzo evolutivo, un cambiamento improvviso nei cromosomi dei primi ominidi. L’Homo sapiens, che si distingue da tutti gli altri animali, è frutto dell’ibridazione con DNA alieno. Le specie in origine erano due: i sapiens, creata come manodopera, e una “razza eletta”, quella di Adamo ed Eva, messa a controllo dell’Eden. I giardini erano tanti, in diversi luoghi del mondo – ad esempio il giardino di Alcinoo in Grecia – e questi “guardiani” venivano clonati dagli Elohim. La cacciata avvenne quando Adamo ed Eva, scoprirono “il peccato originale”, la riproduzione sessuata, abbassandosi al livello dei sapiens. Anche la figura di Cristo sarebbe collegata agli alieni? Si dice che Gesù sia un ibrido alieno impiantato nel grembo di Maria. E la figura di Gabriel, l’arcangelo Gabriele, sarebbe in realtà un Elohim. M. Ledwith, un ex consigliere di Papa Giovanni Paolo II, una delle persone che hanno avuto accesso ai 230 chilometri di scaffali dell’archivio della biblioteca Vaticana, inoltre è stato membro della Commissione Teologica Internazionale, ha fatto una dichiarazione scioccante: “Anche se sappiamo che il latino è la lingua ufficiale della Chiesa cattolica e la lingua dell’Impero Romano, il rumeno è una lingua latina precursore. In altre parole, lingua rumena è una lingua latina, ma piuttosto la lingua latina è rumeno. Questa affermazione si può vedere su Internet all’indirizzo: adresawww.youtube.com/watch, minuti 52.30–53.11. In altre parole, la teoria che i romani conquistarono parte della Dacia e i Daci hanno abbandonato la loro lingua ancestrale e hanno cominciato a parlare latino è falso. Secondo la dichiarazione di Ledwith, al loro incontro con i Romani, i Daci non hanno avuto bisogno di traduttori: parlavano il linguaggio della loro nascita, il latino. Da questo punto di vista, i romeni appaiono come un unico popolo con i Daci. Papa Giovanni Paolo II ha detto, durante la visita a Bucarest nel 1999, che la Romania è “Il giardino della Vergine”. Lo studio, condotto da Georgeta, specialista in genetica, con il supporto dell’Università di Amburgo, in Germania, ha iniziato dal tessuto osseo raccolto da più di 20 siti archeologici in Romania, per un totale di 50 individui appartenenti alle popolazioni, che qui vissero 5000 anni fa. I dati genetici ottenuti sono stati confrontati con quelli attuali dei romeni. La conclusione è stata che l’attuale popolazione della Romania, vi è vissuta da almeno 5000 anni, e vi è una chiara parentela genetica di fondo e si dimostra la continuità dello stretto contatto con l’antica popolazione dei Daci, a nord del Danubio. Reperti archeologici nascondono dubbi e misteri, hanno una connessione con antiche civiltà Extraterrestri? Avrebbero fornito ai terrestri particolari tecnologie aliene? Più di qualcuno sostiene che le forme piramidali avvistate su Marte, dalle missioni spaziali terrestri, oppure quella di Sfinge sui monti Bucegi, in Romania, possano essere state fabbricate da alieni alcune migliaia di anni fa. In Romania poi l’esistenza di fossili scheletrici, rinvenuti a sud-ovest di Bucarest, di uomini alti fino a 10 metri, ci lascia perplessi e più incuriositi. Certo che la Romania stupisce il turista, non occasionale, anche per l’alto numero di avvistamenti di alieni. Sapere che un fossile inorganico testimonia civiltà extraterrestri di 250 mila anni tra i Carpazi romeni affascina culturalmente non solo i romeni. Se i Daci avevano il culto politeista, i Romani, prima di Costantino, pure erano politeisti e somigliavano le credenze nel magico e nell’Astrologia. Con il Medioevo la Chiesa di Roma ha frenato spesso le conoscenze astronomiche come fece con Galileo Galilei del quale al Colegiul Tecnic “Transilvania” il 15 febbraio 2006 si tenne “Ziua lui Galilei” con ampia partecipazione di studenti, docenti e personalità culturali della Judet Hunedoara. Con Giovanni Paolo II la chiesa ha riconosciuto gli errori fatti con Galileo ed altri sostenitori del sistema eliocentrico. Ma vediamo perché le stelle ‘cadono’ proprio in agosto e dicembre? E cosa c’entra San Lorenzo? Ecco alcune curiosità da sapere della notte più magica dell’anno. Gli agiografi, riporta Famiglia Cristiana, sono concordi nel riconoscere in Lorenzo il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma. E’ certo che Lorenzo è morto martire per Cristo probabilmente sotto l’imperatore Valeriano. Ma pare sia una leggenda il fatto che sia stato arso vivo. Tuttavia, la tradizione cristiana vuole che le stelle cadenti siano evocative dei carboni ardenti. Un’altra interpretazione vuole che le Perseidi siano le lacrime versate dal Santo durante il suo supplizio. Tra il divino e l’umano, tra il reale, e l’irreale, tra il passato e il futuro, tra la verità e l’illusione spesso corre un sottile confine. Esso può essere visto ricorrendo, a volte, al mito di quando eravamo più magici e meno razionali. “Siamo così presi a guardare il nulla, da dimenticare la vera bellezza, come il manto di stelle che illumina ciò che ci sovrasta e forse anche la nostra vita”. La notte di San Lorenzo, ci vede ancora con il naso all’insù alla ricerca di stelle cadenti, le famose Perseidi, uno sciame di meteore così romantiche che altro non sono che detriti di polvere e ghiaccio. Ma vediamo, solo un po’, cosa ci tramanda la leggenda della notte di San Lorenzo. In una galassia sconosciuta, c’era una volta il Mondo, un luogo meraviglioso e disabitato, gli dei ne vennero a conoscenza per puro caso. Affascinati da tale meraviglia, decisero che doveva essere popolato. Zeus convocò l’intero Olimpo, ignaro del fatto che Venere, la dea dell’amore, avesse già scelto oculatamente i destinatari per tale missione. “Divinità tutte, siamo qui per decidere chi popolerà il Mondo”. Zeus con la sua voce imponente diede il via all’assemblea. Venere con la sua solita impulsività, andando contro tutte le regole intervenne: “È mio desiderio che il Mondo sia inondato d’amore, per questo propongo Splendore, non c’è donna che possa eccellere più di lei in questo compito”. “Decido io chi lo popolerà, sono il capo di tutti gli dei, non dimenticarlo”, tuonò Zeus. “Ma io sono la dea dell’amore caro Zeus, non dimenticarlo tu”. Iniziò così la solita lotta tra i due, come accadeva ormai dalla notte dei tempi. “Impertinente che non sei altro, prima o poi ti manderò via dall’Olimpo, sappilo!”. Gli dei assistevano divertiti a questo battibecco, sapendo già chi l’avrebbe spuntata.  Finalmente Zeus parlò.“E sia!”. Pose sui capelli dorati della bellissima fanciulla, una coroncina di rose bianche, simbolo di purezza. “Tu Splendore, darai vita al Mondo”. Una miriade di farfalle, volteggiando leggiadre, la circondarono… La notte di San Lorenzo divenne da quel giorno, la notte dell’Amore romantico. L’evoluzione culturale, più della biologica, ci proietta in un habitat sempre più vasto fino all’areale terrestre e a quello universale. Chissà quando incontreremo nostri antenati più avanti di noi nell’universo? Chissà se l’esplorazione spaziale, che ci porterà a breve sul pianeta Marte, è più avanzata tra i nostri fratelli interplanetari della Galassia o delle exstragalassie.

 

 

 

 

 

 

 

Giuseppe Pace (Già Prof. del Ministero A. Esteri del Colegiul Tehnic ”Transilvania”, poi Liceo Tecnologico di Deva, Romania).

 

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