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IUS, MULIERES, IUDICES

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Riflessione in onore della dott.ssa Serenella Maria Siriaco Magistrato donna più giovane d’Italia

Napoli, 1 Aprile –Ribadisco il mio sentito ringraziamento alle Autorità Comunali, in particolare al Sindaco, dott. Vito Marino, e ad Imma Calvano, Assessore alla Cultura ed alla Pubblica Istruzione del comune di Casavatore, per le continue dimostrazioni di stima nei miei riguardi, nonché per il coinvolgimento in molteplici iniziative. Ringrazio, altresì, la cara Vittoria Caso per i suoi continui stimoli ad andare avanti senza fermarmi.

Da poco più di settantatré anni vige in Italia la Carta Costituzionale ritenuta da una cospicua maggioranza di intellettuali, tecnici e non, la più completa a livello globale (Roberto Benigni l’ha recentemente classificata come “la più bella del mondo“): un giudizio siffatto è tutt’altro che avventato, dal momento che in essa sono contemplati princìpi che rappresentano un connubio di diritti e libertà che difficilmente trovano un corrispettivo nelle costituzioni degli altri paesi aventi un sistema giuridico per così dire “sviluppato”.

Tra i princìpi in parola ve ne sono alcuni a me particolarmente cari: tranquilli, perché non è mio intento darvi noia illustrandoli tutti, ma mi preme focalizzarmi su due di essi che, a mio sommesso parere, debbono – o, per meglio dire, dovrebbero – orientare ogni azione del Cittadino.

Abbiamo, in primo luogo, il principio d’eguaglianza – formale e sostanziale -, enucleato dall’art. 3 Cost., il quale, dopo aver precisato che “Tutti i Cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali di fronte alla legge“, inibisce ogni forma di discriminazione, prima tra tutte quella basata sul sesso.

Al comma successivo si legge che la Repubblica ha il compito di premurarsi affinché ogni ostacolo allo sviluppo della personalità umana sia effettivamente rimosso, dando a ciascun Cittadino (il Costituente utilizza il termine “lavoratore”, in virtù del ben noto principio lavorista di cui all’art. 1) la possibilità di contribuire alla crescita economica, politica e sociale del Paese.

V’è poi un altro principio che, purtroppo, sfugge ai più: mi riferisco all’art. 37 Cost., il quale rappresenta un indiscutibile corollario di quanto contenuto negli articoli 1 e 3 della Carta Fondamentale: esso, con riguardo al trattamento dei prestatori di lavoro, espressamente prevede che la donna lavoratrice gode dei medesimi diritti spettanti agli omologhi di sesso maschile e, a parità di lavoro, di un eguale regime retributivo.

Nonostante l’estrema chiarezza delle disposizioni surrichiamate, i provvedimenti legislativi susseguitisi nel corso degli anni si son rivelati alquanto vaghi e, al tempo stesso, insufficienti ad assicurare un’effettiva parità di genere. In altri termini, la linea del pregiudizio ha finito per prevalere, comportando di fatto la mancata applicazione dei dettami costituzionali.

Cionondimeno, v’è chi, impavidamente ed animato da un forte senso d’appartenenza alla Nazione (o, più appropriatamente, alla specie umana), combatte affinché la garanzia delle pari opportunità non rimanga una semplice parvenza e/o una promessa da marinaio.

Rivolgo, dunque, un sentito plauso alla dott.ssa Siriaco per esser riuscita a coronare il suo sogno di diventare promotrice di vera giustizia, nonché per aver adempiuto con fedeltà alla propria missione, senza perdere la femminilità, la speranza ed il vigore. Prosit

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