Napoli, 9 Ottobre Nella notte tra l’8 e il 9 ottobre, Israele e Hamas hanno raggiunto uno storico accordo sulla prima fase del piano di pace promosso dagli Stati Uniti. L’intesa, siglata a Sharm el Sheikh con la mediazione di Egitto, Qatar e Turchia, apre la strada a un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e alla liberazione degli ostaggi israeliani ancora detenuti dal movimento islamista.

L’accordo arriva a quasi due anni dall’inizio della guerra scoppiata dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, in cui furono uccisi 1.194 israeliani e 250 persone vennero rapite. Da allora, la risposta militare di Israele ha devastato la Striscia: secondo le autorità sanitarie locali, oltre 67 mila palestinesi sono stati uccisi, in gran parte civili, tra cui 19 mila bambini. Attualmente, 48 ostaggi israeliani restano ancora nella Striscia. Mercoledì Hamas aveva fornito prove che almeno 20 di loro sono in vita.

I contenuti dell’accordo – Secondo le informazioni diffuse dai media israeliani e internazionali, la “prima fase” dell’intesa prevede: un cessate il fuoco immediato a Gaza, che entrerà in vigore solo dopo la ratifica del governo israeliano, prevista alle 17 (ora italiana); la liberazione di tutti i 20 ostaggi sopravvissuti, entro 72 ore dall’entrata in vigore dell’accordo; la scarcerazione di 1.950 prigionieri palestinesi detenuti in Israele. Non è chiaro se tra loro figuri anche il leader palestinese Marwan Barghouti.

Tutti gli ostaggi saranno riportati a casa. È un grande giorno per Israele”, ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu dopo l’annuncio. Dagli Stati Uniti, l’ex presidente Donald Trump, promotore del piano di pace, ha definito l’intesa “il primo passo verso una pace duratura”.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi ha parlato di “momento storico”, affermando che l’accordo “non solo chiude il capitolo della guerra, ma apre la porta alla speranza per i popoli della regione, verso un futuro di giustizia e stabilità”. Da Roma, la premier Giorgia Meloni ha espresso “soddisfazione per l’accordo raggiunto”, ringraziando Trump e i mediatori regionali “per gli sforzi incessanti che si sono rivelati cruciali per l’esito positivo”.

A Deir el Balah, nel centro di Gaza, la notizia dell’intesa è stata accolta con una miscela di gioia e prudenza. Dopo due anni di distruzione e sfollamenti, molte famiglie hanno festeggiato con canti e applausi. Ma la situazione sul terreno resta drammatica: gli attacchi israeliani non sono ancora cessati e la popolazione continua a fare i conti con fame e mancanza di aiuti umanitari.

“Le persone aspettano disperatamente di potersi riunire ai propri cari o anche solo di avere un momento per piangere ciò che hanno perduto”, hanno raccontato testimoni locali all’emittente Al Jazeera. Il cessate il fuoco entrerà formalmente in vigore solo dopo la ratifica del governo Netanyahu, attesa per oggi pomeriggio. Secondo i media israeliani, nonostante le resistenze della destra più radicale, l’approvazione dell’accordo è considerata pressoché certa. Se rispettate tutte le condizioni, la liberazione degli ostaggi dovrebbe avvenire entro lunedì prossimo, segnando l’inizio di un fragile ma potenzialmente decisivo percorso verso la fine del conflitto a Gaza.

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Raffaele Ariola
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