Napoli, 27 Agosto – “L’ennesima ferita inferta dal fuoco al territorio della Costiera Amalfitana ha colpito negli ultimi giorni i Comuni di Maiori e Tramonti. Come Società Italiana di Geologia Ambientale, sezione Campania, avvertiamo il dovere di lanciare un allarme chiaro: gli incendi che hanno interessato i versanti tra la fascia costiera di Maiori e il polmone verde del Valico di Chiunzi a Tramonti non costituiscono unicamente una tragedia ambientale, ma pongono le premesse per una possibile, futura, gravissima emergenza idrogeologica.
La distruzione della copertura vegetale e della macchia mediterranea lungo le scarpate scoscese dei Monti Lattari elimina il primo presidio naturale contro l’erosione. Le alte temperature raggiunte dalle fiamme alterano la struttura chimico-fisica dei suoli, rendendoli idrofobi e incapaci di assorbire l’acqua. Con le precipitazioni intense dell’ormai prossimo periodo autunnale, i pendii di Maiori e Tramonti percorsi dal fuoco diventeranno aree ad altissimo rischio di colate rapide di fango e detriti, mettendo a repentaglio le arterie viarie fondamentali per il collegamento con la dorsale dell’Agro Nocerino-Sarnese e l’incolumità dei centri abitati a valle”. Lo ha affermato il geologo Gaetano Samartino, Presidente sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale.
Di fronte a questo scenario, SIGEA Campania indica tre priorità non rinviabili: “Mappatura immediata con catasto incendi: Perimetrare con precisione tramite rilievi tecnici le aree bruciate nei territori comunali di Maiori e Tramonti, applicando con severità i vincoli normativi legati ai cambi di destinazione d’uso.Messa in sicurezza idrogeologica urgente: Pianificare prima dell’arrivo delle piogge interventi di ingegneria naturalistica e palificate di trattenuta sui versanti a maggior acclività. Monitoraggio attivo dei valloni: Ripulire e monitorare gli alvei dei corsi d’acqua e i canali di scolo per evitare che l’accumulo di cenere, legname masterizzato e detriti ostruisca il normale deflusso delle acque meteo.
Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze. La tutela della Costiera passa necessariamente per la conoscenza del territorio, la prevenzione strutturale e l’integrazione delle competenze geologiche nella pianificazione ambientale”.
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