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Il vino dal cemento: una storia di amore, passione e di eccellenza

Piazzolla di Nola, 6 Febbraio – A volte il richiamo della terra, il profumo inebriante dei suoi frutti, ci porta a varcare la soglia dell’ignoto per creare qualcosa di nuovo attraverso le esperienze del passato. Così il giovane enologo Antonio Giugliano, ha saputo cogliere dal passato una risorsa per renderla attuabile nel presente e che scopriremo più tardi. La sua passione è il vino, il nettare di Dioniso, che ha accarezzato nei tempi tanti miti e storie, fino a giungere ai tempi nostri ancora più misterioso ed affascinante. La sua passione è nata da piccolo, quando vendemmiava con il nonno Antonio ed è stato proprio lui a infondergli questa passione che lo ha portato oggi, dopo innumerevoli sacrifici, a creare una sua Cantina.

In questi anni di formazione ha cercato nuovi stimoli in Francia, precisamente nel cuore di Bordeaux, dove, al seguito di un esperto enologo del posto, ha analizzato da vicino le peculiarità dei vari vitigni situati nelle terre lungo i fiumi Garonna e Dordogna. Dei vini rossi ha apprezzato il Cabernet franc, Cabernet-Sauvignon, il Merlot, il Malbec, mentre dei bianchi il Sauvignon, il Sèmillon, il Muscadelle, vitigni che fanno di Bordeaux la capitale mondiale del vino.

Così, dopo la laurea in enologia e viticoltura, ha continuato il suo percorso di acquisizione delle tecniche più innovative nel settore e insieme alla sua fidanzata Marika, si è imbattuto in un viaggio interminabile in Nuova Zelanda. Nell’altra parte del mondo ha lavorato in una grandiosa cantina per diversi mesi affiancando un enologo e carpendo, giorno dopo giorno, i segreti di nuove tecniche di viticoltura. Ma il desiderio di tornare nel luogo natio era impellente, ma così tremendamente forte, da far presto ritorno per tramutare l’esperienza assimilata in qualcosa di importante. Ecco che a Piazzolla di Nola in provincia di Napoli nasce la Cantina “Maranto”, una eccellenza del settore enologico, frutto dell’amore dei giovani Antonio e Marika, i quali, con passione e abnegazione verso il richiamo del passato, sono riusciti a tramutare il desiderio in realtà.

Dall’insegnamento di nonno Antonio, oggi si fermenta nel cemento, perché è un materiale inerte, non crea cariche elettrostatiche come avviene con l’acciaio. Il ritorno al cemento come ambiente di fermentazione è una novità assoluta nella zona ed è decisamente poco conveniente sotto l’aspetto economico: se da un lato esso permette una migliore microssigenazione nella evoluzione organolettica del vino e un maggiore illimpidimento dovuto alla mancanza di movimenti ascendenti e discendenti dei liquidi, dall’altro diventano onerosi i costi di mantenimento, di manutenzione e di trattamento di questi tipi di contenitori che andranno poi a gravare sul prezzo di vendita del prodotto finito.

Però il beneficio principale derivante da questa scelta riguarda sicuramente la creazione di un prodotto di qualità, salutare, elegante e naturalmente non filtrato. Ecco le parole dell’enologo Antonio Giugliano: “Ho fatto tutto ciò che sognavo e desideravo per il mio vino, la mia idea è sempre stata quella di risaltare il territorio vesuviano, un terreno fatto di cenere e lapilli non semplice da gestire. Ho studiato dapprima il nostro suolo vesuviano fino ad arrivare al cemento, garantendo un piacere e una scoperta unica”.


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