Oltre duecento osservazioni, una partecipazione che si è organizzata quasi da sola e alcune questioni amministrative tutt’altro che marginali. Il manifesto del Comitato Civico chiude una fase, ma ne apre un’altra: quella in cui il Comune dovrà dimostrare che la consultazione non è stata soltanto un passaggio procedurale

Scisciano, 4 Ottobre – C’è un momento, nella vita di ogni Piano urbanistico, in cui le carte smettono di essere soltanto carte. Succede quando una linea tracciata su una tavola diventa il destino possibile di un terreno, di una strada, di un quartiere. Quando una sigla tecnica si traduce in edificabilità, servizi, traffico, verde, aree produttive, consumo di suolo. E soprattutto quando un Piano destinato a governare il territorio per molti anni incontra finalmente coloro che quel territorio lo abitano.

A Scisciano quel momento è arrivato. E, a giudicare dalla quantità di osservazioni presentate al PUC, è arrivato con una certa energia. Il manifesto diffuso dal Comitato Civico per il Piano Urbanistico Comunale non è soltanto il bilancio della stagione delle osservazioni. È, soprattutto, un documento politico nel significato più autentico del termine: pone il problema di come Scisciano sia arrivata al proprio Piano, prima ancora di discutere che cosa vi sia scritto dentro.

Ed è probabilmente questo il punto più interessante. Perché un PUC non dovrebbe essere soltanto tecnicamente legittimo. Dovrebbe essere anche politicamente comprensibile, socialmente discusso e, per quanto possibile, riconoscibile dalla comunità che dovrà conviverci.

Il Comune ha adottato il Piano con la deliberazione di Giunta n. 50 del 30 giugno 2026. Il 9 luglio è stato organizzato un incontro pubblico nella Chiesa di San Giovanni Battista. Nell’avviso ufficiale si annunciava che sarebbero state illustrate non soltanto le principali scelte del Piano, ma anche le modalità di partecipazione alla consultazione. Comune di Scisciano

Poi si è aperta formalmente la stagione delle osservazioni, terminata l’11 settembre. Il sito istituzionale documenta quell’incontro e gli atti della procedura; allo stato delle informazioni pubblicamente reperibili, non emergono sullo stesso sito ulteriori appuntamenti pubblici analoghi dedicati specificamente al confronto sul Piano nel corso di quei sessanta giorni. Comune di Scisciano

Ed è qui che la critica del Comitato diventa politicamente significativa. Non perché un’Amministrazione sia necessariamente obbligata a moltiplicare assemblee, tavoli e convegni fino all’esaurimento della cittadinanza. La partecipazione non si misura con il pallottoliere degli incontri.

Ma esiste una differenza fondamentale tra consentire ai cittadini di presentare osservazioni e costruire le condizioni affinché i cittadini comprendano realmente ciò su cui stanno formulando osservazioni. La prima è procedura. La seconda è politica. Ed è precisamente nello spazio fra queste due cose che oggi si colloca il caso Scisciano.

Il paradosso delle oltre 240 osservazioni – Il Comitato rivendica oltre 240 osservazioni presentate e il Comune ha effettivamente pubblicato, il 17 settembre, l’elenco delle istanze pervenute al protocollo entro il termine previsto. Si tratta comunque, al di là del conteggio puntuale, di una mole rilevantissima per una comunità delle dimensioni di Scisciano. Comune di Scisciano

Ma attenzione al significato politico del numero. Duecentoquaranta osservazioni non dimostrano automaticamente che il Piano sia sbagliato. Sarebbe una conclusione semplicistica. Possono esserci osservazioni di interesse generale e osservazioni strettamente private; proposte migliorative, richieste tecniche, opposizioni a una destinazione urbanistica, istanze coincidenti oppure profondamente diverse fra loro.

Il numero, preso da solo, non pronuncia una sentenza sul PUC. Dice però un’altra cosa. Dice che intorno a questo Piano esiste una domanda di interlocuzione enorme. E questo sì che è un dato politico. Anzi, c’è quasi un paradosso: la partecipazione che il Comitato ritiene insufficiente prima e durante la fase istituzionale è esplosa successivamente attraverso le osservazioni. È come se una parte della città, non trovando abbastanza tavoli, avesse deciso di presentarsi direttamente al protocollo. La carta bollata, insomma, ha finito per fare il mestiere che normalmente dovrebbe fare anche la politica: raccogliere domande.

Il merito del Comitato Civico e del Coordinamento Comunità Accogliente e Solidale, almeno sotto questo profilo, è evidente. Hanno svolto una funzione di intermediazione fra un documento tecnicamente complesso e cittadini che difficilmente, da soli, avrebbero potuto decifrare tavole, norme tecniche e destinazioni urbanistiche. Non è poco. Ma proprio il successo di questa mobilitazione genera una responsabilità supplementare per l’Amministrazione. Da oggi non sarà sufficiente “esaminare” le osservazioni. Occorrerà spiegarne pubblicamente l’esito. Perché 240 osservazioni respinte con 240 formule burocratiche sarebbero formalmente una risposta, ma politicamente potrebbero non esserlo affatto.

Poi c’è il problema del tempo. Ed è forse persino più importante. La stessa deliberazione n. 50 ricostruisce un procedimento dalla storia lunghissima: le linee guida risalgono al 2010, gli incarichi iniziali al 2011, le consultazioni sul preliminare al 2012 e la presa d’atto del Preliminare di Piano al 2014. L’adozione definitiva arriva nel giugno 2026. Comune di Scisciano

Sedici anni. Urbanisticamente, un’era geologica. Nel frattempo sono cambiate le famiglie, l’economia, la mobilità, le esigenze abitative. È intervenuta una pandemia. Il cambiamento climatico è diventato una variabile concreta della pianificazione urbana. Sono mutati il dibattito sul consumo di suolo, le politiche energetiche, il concetto stesso di rigenerazione urbana. Per questo la domanda del Comitato sull’aggiornamento degli indirizzi del 2010 e del preliminare del 2014 non è affatto peregrina. E qui sarebbe sbagliato trasformarla preventivamente in un’accusa. Il punto non è affermare che il Piano non sia stato aggiornato. Il punto è chiedere che venga illustrato in che modo lo sia stato. Perché un Piano urbanistico non diventa contemporaneo semplicemente perché viene approvato nel 2026. Deve esserlo nella diagnosi del territorio e nella visione che propone. Un documento può avere una data recente e un pensiero antico. Ed è precisamente questo rischio che l’Amministrazione dovrebbe fugare.

C’è poi una questione assai più concreta. Il Comitato richiama l’elaborato B1a – Aerofotogrammetria di base, indicato come aggiornato al 31 dicembre 2025, domandando come possa figurare nell’elenco degli elaborati trasmessi dal progettista con nota protocollata il 25 giugno 2025. Ebbene, questa apparente incongruenza non nasce da una ricostruzione polemica: compare nella stessa deliberazione comunale. Nel testo della delibera si legge infatti che con nota protocollo 7709 del 25 giugno 2025 il progettista trasmetteva il PUC; poche righe dopo, fra gli elaborati di quella consegna, viene indicata l’aerofotogrammetria B1a con “aggiornamento al 31 dicembre 2025”. Comune di Scisciano

Una carta aggiornata al dicembre 2025 non può materialmente essere stata aggiornata a quella data nel giugno precedente. Questo significa automaticamente che vi sia un’irregolarità del procedimento? No. Potrebbe trattarsi di un refuso nella data della nota, di una successiva sostituzione dell’elaborato, di un aggiornamento intervenuto dopo la prima consegna e recepito poi nell’elenco finale. Ma proprio perché le spiegazioni possibili sono diverse, una spiegazione ufficiale sarebbe opportuna. E dovrebbe essere semplice. In amministrazione trasparente, del resto, le domande più insidiose sono spesso quelle a cui sarebbe facilissimo rispondere.

Più delicato ancora è il quesito del Comitato relativo all’articolo 78 del TUEL e all’eventuale obbligo di astensione degli amministratori in presenza di interessi propri o di parenti o affini coinvolti dalle decisioni urbanistiche. Su questo terreno occorre molta precisione. Il manifesto formula una domanda. E come domanda deve essere trattata. Non esistono, nel materiale qui esaminato, elementi sufficienti per sostenere che vi siano state incompatibilità o violazioni dell’obbligo di astensione. Ciò che è documentalmente accertabile è che la delibera n. 50 fu approvata dalla Giunta con votazione favorevole unanime. Comune di Scisciano

Da qui in avanti, però, servono documenti e verifiche, non allusioni. Il Comitato fa bene a porre il problema in forma interrogativa. La politica, maggioranza e opposizione, farebbe altrettanto bene a produrre risposte altrettanto nette. Ed è qui che il manifesto riserva forse la sua stoccata più raffinata: quella rivolta alla minoranza consiliare e persino a quei consiglieri di maggioranza che, nelle parole del Comitato, avrebbero scoperto una tardiva “vocazione dell’opposizione”.

La battuta funziona.Ma dietro l’ironia c’è una questione istituzionale seria. I consiglieri comunali hanno strumenti specifici per ottenere informazioni e presentare interrogazioni; l’articolo 43 del TUEL riconosce espressamente il loro diritto di accedere alle informazioni utili all’espletamento del mandato e di esercitare il sindacato ispettivo. Normattiva

Insomma: ai cittadini spetta domandare. A chi siede in Consiglio spetta anche controllare.

Adesso viene il vero esame. Il PUC di Scisciano entra quindi nella sua fase politicamente più interessante. La delibera di adozione prevede espressamente che la Giunta valuti le osservazioni e che, dopo il loro esame, possano essere predisposti aggiornamenti del Piano e degli studi specialistici. Comune di Scisciano

È qui che capiremo molto.Capiremo se le osservazioni saranno considerate un fastidio procedurale da archiviare oppure una risorsa per correggere e migliorare il Piano. Capiremo se l’Amministrazione riterrà sufficiente spiegare che “la procedura è stata rispettata” oppure sentirà il bisogno politico di spiegare anche perché determinate scelte urbanistiche siano utili a Scisciano.

E capiremo soprattutto se la partecipazione sarà considerata conclusa l’11 settembre, insieme al termine formale per protocollare le osservazioni, oppure se proprio quelle osservazioni diventeranno l’inizio di una discussione pubblica più matura.

Perché questa è forse la vera lezione della vicenda. Un Piano urbanistico può essere perfettamente disegnato sulla carta e rimanere politicamente fragile. Può contenere tavole, indici, zonizzazioni, rapporti ambientali e norme tecniche impeccabilmente numerate. Ma se una comunità non comprende la direzione verso cui quel Piano vuole portarla, manca ancora qualcosa.Un PUC non è soltanto la mappa di ciò che sarà possibile costruire. È la decisione collettiva su che cosa un paese vuole diventare.

E allora le oltre duecento osservazioni di Scisciano non sono necessariamente un voto contro il Piano. Sono qualcosa di più interessante. Sono una richiesta di entrare nel Piano. Ora tocca all’Amministrazione decidere se quella porta resterà davvero aperta. Perché il tempo delle osservazioni sarà pure terminato. Il tempo delle risposte, invece, è appena cominciato.

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Raffaele Ariola
“Giornalista pubblicista con una grande passione per lo sport, in particolare per il calcio, da sempre definito lo sport più bello del mondo. Scelgo, ogni volta che scrivo, di essere al servizio della notizia e del lettore, raccontando i fatti con chiarezza ed essenzialità. Credo fermamente che l’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede”.